6 ott 2009

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Speciale (29) Aspettare

aspettareNon so se ho ancora voglia di aspettare, di ricorrere alla pazienza, di mettere da parte la fretta. Molte volte il tempo mi ha ingannato, creato un bisogno, domandato di attendere le sue risposte: ormai è tardi. Non voglio credere al destino del fallimento, alle stelle mal allineate, all’impossibilità di rovesciare gli eventi. Tuttavia qualcosa parla al mio posto, con parole che non lasciano adito al dubbio. Ancora tento di non sentire, di chiudere le orecchie come fossero due occhi spaventati davanti alla verità. Capire ciò che accade ha il sapore della crudeltà, a nulla serve avvelenarsi con l’inganno, non può avere l’effetto desiderato. Le lancette sono due lame insanguinate, attraversano il cuore da parte a parte, il dolore taglia l’anima in due: l’invisibile è trafitto, nessuno è in grado di vederlo. Il vento mi sposta i capelli, li raccoglie fra le sue mani calde, ma il suo calore svanisce presto, vinto dalla consapevolezza, da altro tempo volato via e che mai più tornerà. È triste non avere bisogno di una sfera di cristallo, di non dover interrogare lo stregone, di non avere l’esigenza di chiedere alla carte: è triste sapere ogni cosa in anticipo.

Un anticipo stretto parente di un fato beffardo, che si diverte a giocherellare, a sghignazzare, dopo l’ennesimo scherzo andato a segno. Non so se ho ancora la forza necessaria per aspettare, per non mandare tutto a rotoli e rimanere fermo a guardare mentre precipita; una goccia di speranza non basta più, non è sufficiente per lottare contro l’oscurità che vuole prendersi ogni cosa. Credere resta un puro esercizio di stile, freddo quanto fasullo. Il tempo ha già vinto la sua scommessa, un gioco che non ho mai imparato.

 

Andrea Villa

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