9 ott 2009

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Il Bavaglio (6) Tutti professori, nessun maestro

censura1Poco dopo aver iniziato la carriera di maestro di tennis, ho cominciato a chiedermi se fosse più difficile insegnare ai bambini, oppure ai ragazzi che svolgono attività agonistica. Mi sembrava una domanda legittima, soprattutto in un ambiente con allievi di molti livelli diversi, una organizzazione ben strutturata, e tante persone dedite all’insegnamento. Quello che cercavo di capire, era il perché ci fosse tra le due figure, una diversa retribuzione, una differente considerazione, e un maggiore riscontro nel lavoro svolto. Quando ho avuto, per un anno soltanto, l’opportunità di allenare i ragazzi del settore agonistico, ho trovato subito le risposte che stavo cercando. Le difficoltà sono le medesime, non c’è un incarico più facile, meno faticoso e più soddisfacente; entrambi sono importanti, con conoscenze specifiche che devo essere applicate con grande attenzione. Istruire bambini alle prime armi, è complicato come tentare di rendere competitivi adolescenti desiderosi di emergere nel tennis. Eppure diventano famosi soltanto i coach dei grandi campioni, del giocatore finito, mai le persone che gli hanno fatti crescere e seguiti fin da piccoli.

 Molte volte ho sentito qualcuno ricordare il primo maestro, senza sapere che forse è l’unico da cui hanno imparato qualcosa: chi è venuto dopo ha dovuto solamente usare la lima, non certo lo scalpello per modellare il talento! In televisione non vedo mai insegnanti delle scuole elementari partecipare a dibattiti, ci sono sempre i grandi professori universitari, a dispensare saggezza e conoscenze tecniche. Senza dubbio hanno più visibilità, maggiori possibilità di apparire e quindi di dare valore al proprio lavoro; tuttavia la catena dell’apprendimento parte quando gli allievi sono ancora bambini, un momento decisivo, da maneggiare con estrema cura. Non amo il settore agonistico, fino a quando potrò scegliere preferirò non occuparmene, e restare nella scuola, dove ho sempre trovato grandi soddisfazioni. Vorrei che chi si occupa di mettere in mano una racchetta ad un bambino per la prima volta, sentisse intorno a sé la giusta considerazione, e non si incensasse solo chi è vicino al talento ormai sbocciato. Quindi dovrebbe esserci parità di retribuzione, ed una collaborazione fattiva, senza invidie, ma confrontando i vari momenti di crescita dei ragazzi, senza dimenticare che sono loro gli artefici di tutto. L’uso dello scalpello è importante quanto quello della lima, far prendere una palla è motivo di gioia quanto vincere un torneo! Se tutti coloro che insegnano sognano di diventare professori, nessuno sarà più in grado di fare il maestro; prima si impara a leggere e scrivere, per i grandi progetti ci sarà tempo!

 

Andrea Villa

 

Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, è polemica e spinosa, si può anche non leggere!

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