16 ott 2009

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Il Bavaglio (7) Il male incurabile

censura2Per curare qualsiasi malattia è necessaria una cura, una specifica medicina che intervenga a bloccare l’infezione, e renderla innocua. I sintomi sono il campanello d’allarme del malessere, vanno ascoltati, capiti per scegliere il giusto rimedio, che porti alla guarigione. Cosa accade quando sembra non esserci un farmaco adatto, quando ogni antidoto risulta inefficace, incapace di risolvere il problema: il morbo diventa cronico, fino a portare addirittura alla morte. Il tennis italiano è malato da molti anni, lo dicono i giornalisti, i maestri, i dirigenti e talvolta persino i giocatori; tutti sono d’accordo, i risultati parlano chiaro. Ogni tanto qualche miglioramento riporta un po’ di speranza, ma è solo un timido sussulto, dopo poco tempo la normalità torna, insieme ai guai che si porta dietro. Non sono un medico, non prescrivo medicine, ma occupandomi di tennis da molti anni, spesso ragiono sui motivi di questa situazione, cercando di essere propositivo, immaginando di dover trovare finalmente una nuova via, che spazzi i problemi ormai ben conosciuti dagli appassionati. Molte sono le cose che vorrei cambiare, con un colpo netto, facendo tabula rasa di tanti meccanismi, corrosi dal tempo e dalle convenienze.

Tuttavia è difficile persino fare una lista, dare una priorità ad alcuni aspetti piuttosto che da altri, perché quando le cose vanno male, pur rimboccandosi le maniche non è semplice trovare un punto di partenza. Forse bisognerebbe ricominciare il percorso dalla banalità, dall’ovvio, da ciò che dovrebbe essere scontato; regole, criteri e meritocrazia occupano i primi tre posti, sono in cima al tentativo di modificare in positivo l’ambiente, senza sconti, concessioni, o peggio eccezioni. Nessuno deve sentirsi sopra le parti, fuori dai regolamenti, far valere amicizie e agganci di ogni tipo, politici e non: tutto questo non ha più ragione di accadere, è ora di darci un taglio. Dal primo dirigente all’ultimo giocatore della domenica, dal genitore molto coinvolto all’allievo meno appassionato, dal maestro di periferia al coach internazionale: il nuovo corso ha bisogno di chiarezza e trasparenza, che ogni figura ha l’obbligo di perseguire. Soltanto così chiunque decida di avvicinarsi al tennis sarà in grado di trovare un ambiente sereno e responsabile, disponibile e attraente, svincolato da poco chiari interessi, giochi di potere, e lotte intestine. A parole sembra facile, tuttavia oggi sono troppe le note dolenti, i veleni, le incomprensioni, che hanno portato al fallimento totale del tennis italiano almeno negli ultimi trenta anni. Dirigenza, scuola maestri, insegnanti, circoli, tornei, ufficiali di gara, giocatori professionisti e dilettanti, scuole tennis e accademie, ognuno di questi settori necessita di una sostanziale riforma, di una vera rivoluzione che ci proietti nel futuro, facendoci recuperare il tempo perso rispetto alle nazioni estere. Rovesciare un sistema non rende immuni dagli errori, dalle spicce soluzioni e gli immediati entusiasmi, le trasformazioni richiedono energie e competenze, idee e talento, restando fedeli alle proprie credenze, nel bene e nel male. Una leggera brezza non è capace di mandar via le nuvole, soltanto di spostarle un po’, di allontanarle momentaneamente, nell’attesa che tornino al loro posto. Meglio spazzare via tutto con una tempesta, a costo di annientare anche quel poco di buono che andrebbe invece tenuto. Il tennis italiano è vecchio e fermo, naviga a vista, senza una direzione visibile; occorrono nuovi condottieri in grado di condurlo fuori dalle correnti che gli hanno impedito di arrivare dove altri sono giunti da troppo tempo. Venerdì prossimo comincerò ad esporre le mie soluzioni su puramentecasuale.com.

 

Andrea Villa

 

Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio” è pungente e irriguardosa, meglio non leggerla!

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