18 Ott 2009

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L’articolo della settimana (59) Studiare o giocare?

studiareStudiare o giocare? Cercare di essere uno studente modello oppure dedicarsi allo sport, magari al tennis? Ambire ad una laurea o provare a diventare un buon giocatore? Usare il tempo libero per vedere gli amici, rincorrere le ragazze, o usarlo per gareggiare, facendo un torneo dopo l’altro? È sempre una questione di priorità, di scelte individuali, di capire che cosa mettere in cima alla lista delle cose più importanti: naturalmente tutte le decisioni portano ad alcune inevitabili quanto dolorose rinunce. Chi troppo abbraccia nulla stringe, chi non è capace di operare un taglio, di lasciare da parte qualcosa, rischia di essere travolto dalle tante faccende, e di non approfondire nessuna di queste. Credo che ogni età abbia precise situazioni da non sottovalutare, da seguire con grande attenzione ed impegno, per non vederle restare indietro senza poter rimediare in seguito. Lo studio attraversa un periodo della vita ben prestabilito, serve a fornire le conoscenze necessarie per trovare il proprio posto nella società; è indispensabile, sebbene sia difficile comprendere perché lo si debba fare con tanta assiduità.

In gioventù trovare studenti vogliosi e motivati è una vera impresa, quasi tutti se potessero sceglierebbero di rimanere a letto fino a tardi e trascorrere le giornate come avviene di solito in vacanza: amici, feste, sport e poco altro! Purtroppo non è possibile, sebbene i libri pesino sulle spalle e riempiano la testa di nozioni incomprensibili, di complicata digestione; imparare gli accadimenti storici, le formule matematiche, le idee dei filosofi, le lingue straniere, sono garanzia di crescita intellettuale, l’unico cibo per la mente. È dura, soprattutto quando i genitori e i professori sembrano darci il tormento, stare dietro a tutte le materie, alle interrogazioni, alla verifiche, ai voti da recuperare: un sogno poter fare altro! Spesso sento i miei allievi tormentarsi riguardo alla scuola, al pessimo rapporto che hanno con i compiti, gli insegnanti e le pagine da leggere a ripetizione; tuttavia non c’è una comoda via d’uscita, come non si può sfuggire all’allenamento per migliorare i colpi, la tattica, la strategia da mettere in pratica nei tornei. Anche per diventare buoni giocatori bisogna studiare, provare e riprovare migliaia di volte le stesse situazioni, quasi fino alla noia, in perenne lotta con la fatica e la voglia di fare soltanto partita, per dare libero sfogo al proprio divertimento. Fare sport e studiare sui banchi, sono due cose che corrono in parallelo, e non si escludono a vicenda, dovrebbero essere portate avanti in simbiosi, cogliendo la reciproca utilità. Invece troppo spesso i giocatori di talento rinunciano alla scuola, come gli studenti in difficoltà abbandonano lo sport per tentare di recuperare le loro lacune; in questo modo entrambi perdono un’ottima occasione, una parte importante della vita, formativa e di grande utilità. Ai miei ragazzi consiglio di studiare con passione, la stessa che vorrei mettessero sul campo, magari rinunciando a qualche festa, al troppo divertimento, seppur molto attraente. Ciò che si impara in tenera età è fondamentale, semplice da apprendere, poi tutto diventa più faticoso, e recuperare il tempo perso un compito molto pesante. Se potessi tornare indietro, cercherei di studiare in maniera più completa, di allenarmi con più ragionevolezza, per non commettere i tanti errori che hanno richiesto un laborioso impegno per porvi rimedio: oggi sarei un maestro migliore, ma soprattutto un uomo più attento. Si può studiare e giocare allo stesso tempo, e se si riesce a farlo con la giusta maturità lo spazio per assaporare i piaceri della vita saranno ancora più preziosi. In fondo è sempre una questione di scelte!

 

Andrea Villa

  1. Luca brambilla says:

    grazie mille per il tuo consiglio. Lo terrò a mente!
    Luca

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