23 ott 2009

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Il Bavaglio (8) Il male incurabile: i dirigenti

censura5Come annunciato venerdì scorso ecco il primo di una serie di articoli in cui suggerirò quali sono secondo me i cambiamenti da portare al tennis italiano, per effettuare una vera svolta in positivo. La situazione in cui si trova la conoscono tutti; è inutile sottolineare ancora una volta gli insuccessi, le difficoltà, le delusioni, piuttosto è arrivato il momento di proporre alcune soluzioni che finalmente riescano a smuoverlo dallo stallo in cui si trova da più di trenta anni. Le polemiche devono essere messe da parte, bisogna trovare nuove idee e persone in grado di applicarle, mai coinvolte prima d’ora, vergini da un sistema che da troppo tempo ha incancrenito qualunque meccanismo del tennis nostrano. Per fare la rivoluzione, perché di questo si tratta, si deve partire dalla dirigenza, da chi ha il compito di “governare”, di far funzionare ogni cosa. Non voglio ricordare come si è fatto nel passato, quali siano stati i metodi di scelta, gli intrecci che hanno mantenuto certe persone ben salde sulle loro poltrone, non mi interessa. Il vento che desidero far soffiare, arriva per spazzare via ogni ombra del passato, non lasciare nulla, semplicemente cancellare.

Ecco che cosa propongo: gli organi federali dovranno restare in carica soltanto per quattro anni, con l’impossibilità di essere nuovamente eletti; avranno un’età minima di 25 anni e massima di 50, con un solo membro nel consiglio con più di 70 anni, questo per garantire la giusta dose di esperienza, indispensabile anche in un collegio molto giovane. Nessuna di queste persone potrà aver avuto il medesimo incarico in altre federazioni sportive, per evitare possibili conflitti di interesse. Durante il loro mandato riceveranno un regolare stipendio, e svolgeranno questa attività in quanto primaria, e non come eventuale secondo lavoro. Nessun premio o bonus sarà concesso alla fine dei quattro anni, semplicemente lasceranno l’incarico, senza poter ricoprire altri ruoli in qualunque altra federazione. I membri del consiglio federale si candideranno singolarmente, e non in gruppi legati a correnti di pensiero, e dovranno dichiarare in anticipo per quale mansione si propongono. Non verranno più eletti dai presidenti dei circoli, o attraverso deleghe, ma da tutti coloro in possesso della tessera atleta per l’anno in corso. Per evitare il proliferare sotto elezioni di questo tipo di tesseramento, avranno diritto di voto i giocatori con un minimo di 10 incontri disputati nei sei mesi precedenti le votazioni: naturalmente sarà d’obbligo la maggiore età. La Federazione risulterà soltanto un organo di soluzioni e controllo, che non chiederà più ai circoli oboli e continue elargizioni a suo favore; si metterà finalmente al loro servizio, attraverso il lavoro di poche persone, preparate, competenti e slegate da vincoli politici. I tesseramenti saranno effettuati e gestiti dai circoli in maniera autonoma, e riguarderanno soltanto i soci che faranno richiesta in proposito; anche le quote dei tornei rimarranno nelle casse dei club, che verseranno alla federazione soltanto la tassa sull’affiliazione, quella sull’organizzazione di un torneo, e al momento di iscrivere una qualsiasi squadra ad un campionato. In questo modo i soldi risparmiati potranno essere gestiti dai circoli liberamente, con il primario obiettivo di investirli nelle strutture, ma soprattutto sui giovani più promettenti, aiutandoli dal punto di vista economico e non solo tecnico. Sarà compito del consiglio federale vigilare sul corretto utilizzo delle risorse, senza influenzare le scelte in alcun modo, piuttosto verificando procedure e risultati, istaurando relazioni di pura collaborazione e non di subordinazione. La Federazione dovrà essere in grado di trovare le risorse necessarie per operare sul territorio, non dissanguando i propri iscritti, ma attraverso un gestione moderna e realmente efficace; con un bilancio pulito e visibile da chiunque, sfruttando gli introiti garantiti da sponsor e partner, e quelli derivati dall’organizzazione di grandi eventi. Nel momento in cui dovessero venire alla luce favoritismi, intrecci non chiari, tangenti, o situazioni simili, i consiglieri coinvolti verranno subito allontanati, e costretti a restituire i compensi fino a quel momento percepiti. La nuova dirigenza avrà l’ingrato compito di eliminare apparati vecchi di decenni, idee e preconcetti vetusti, ambigui accordi politici; ripartirà da meritocrazia, regole e trasparenza, offrendo a tutti la possibilità di controllare il suo operato, in un vero rapporto di fiducia e rispetto reciproco: ora soltanto mera utopia.

Andrea Villa

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