25 Ott 2009

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L’articolo della settimana (60) Crescere

crescereQualunque tipo di crescita richiede un certo tempo, quasi sempre dettato dalla natura, quindi impossibile da cambiare, soltanto da rispettare. Sono necessari anni per vedere completati i cambiamenti in una persona, dal punto di vista fisico, ma anche da quello intellettuale. Lo osservo sui ragazzi che alleno da alcune stagioni, ancora li ricordo piccoli di statura e alle prese con un vocabolario ristretto, per poi all’improvviso trasformarsi in individui molto dotati atleticamente, e capaci di ragionamenti complessi. Le esperienze vissute sommate al normale trascorrere del tempo, operano un continuo mutamento, un vero lavoro di cesello: i bambini di ieri diventano gli uomini di oggi. Persino dal punto di vista sportivo è facile analizzare quanto la crescita influenzi le prestazioni dei giovani atleti, che devono confrontarsi con un corpo ed una mente in continua evoluzione, sottoposta ogni giorno a nuovi stimoli, da filtrare e fare propri. Da insegnante di tennis, devo per ovvi motivi considerare i diversi tempi di sviluppo dei ragazzi che alleno, cercando di rispettare al massimo i tempi imposti dalla natura. Non amo i talenti precoci, i campioni nella culla, chi brama per bruciare le tappe; so benissimo che la vita e di conseguenza anche lo sport, sta andando verso questa direzione, tutto e possibilmente subito, ma è una strada che non mi piace.

Per costruire qualunque cosa con basi solide e durature, ci vuole metodo e dedizione, ma soprattutto il giusto tempo, affinché non crolli alla prima folata di vento. È sempre il materiale a ricoprire un ruolo fondamentale, a maggior ragione quando si tratta di una persona. Mi spaventano i genitori alla caccia del fenomeno, che spingono i figli ad imparare prima degli altri, a imporre un tempo di crescita non naturale, sull’onda di presunte capacità sopra la media: apprendere con precocità non significa farlo meglio, soltanto più velocemente. È per questo che quasi tutti gli sport hanno istituito corsi propedeutici, per cercare di anticipare, come se bastasse a rendere più bravi i futuri atleti. Spesso alcuni miei allievi all’improvviso sembrano essere peggiorati, addirittura incapaci di coordinarsi con efficacia, cosa che fino a poco tempo prima gli riusciva senza fatica. In quel momento mi accorgo che stanno crescendo, e quindi hanno bisogno di abituarsi ad una nuova dimensione del proprio corpo: se giocano male non sono di certo colpevoli! Al contrario non bisogna attendere all’infinito, ma se si è capaci di cogliere i diversi aspetti del cambiamento individuale si riesce ad accettare meglio i periodi di difficoltà. Siamo stati tutti piccoli, persi dietro a incomprensibili discorsi e continui stimoli; chi ha avuto la fortuna di vedere rispettati i propri tempi, è maturato con gradualità, senza troppi stress, un passo alla volta. È quello che suggerisco agli allievi, di non avere fretta, di scegliere bene il momento, di capire la bellezza della vita, assaporando i diversi momenti nel pieno rispetto di sé stessi.

 

Andrea Villa

  1. Brambilla Luca says:

    Se nel corso degli allenamenti di tennis sono migliorato è anche grazie a dei maestri che hanno chiaro in mente ciò che hai scritto e dopo averlo letto capisco ancora di più il loro impegno nei miei confronti. Grazie ai maestri che mi hanno allenato ( Mario, Alessandro, Massera) e grazie anche a te, Andrea, che mi fai capire che niente è scontato e che dietro un semplice allenamento ci può essere un maestro che mi vuole bene e quindi far crescere in modo completo!
    Luca

  2. …ancora una volta probabilmente sono troppo giovane (anche se sai bene che la mia età fisica e mentale rasenta i 100…) per commentare,però una cosa mi piacerebbe dirla.
    Ripensando al passato succede una cosa icredibile,è come vedere un film…ieri eri all’asilo,poi alle superiori e all’università…puff,sembra che la tua vita si possa riassumere in un pugno di istanti,è pazzesco!
    E questo anche se cerchi di viverla giorno per giorno,però è ovvio che quando sei una ragazzina (o un ragazzino insomma..) e hai 13-14 anni, vorresti essere grande,averne 18,essere ‘libero’ (perché a quell’età tutti pensiamo che saremo liberi indipendenti e giocondi a 18 anni!!!!),avere il diploma,tuffarti nel tanto agognato ‘mondo dei grandi’.
    Poi quando ci arrivi e compi 20 anni ti guardi indietro a ti prende un terribile senso di nostalgia: ti mancano i cartoni animati (anche se nulla ti vieta di guardarli ancora!! :P), le piccole gioie quotidiane,i quaderni coi quadretti grandi,le matitone colorate,le maestre delle elementari,le canzoni di Natale..ma soprattutto ti manca il fatto di non doverti preoccupare,il fatto di non sapere ancora bene come funziona il ‘mondo degli adulti’,il mondo là fuori.
    Chi brucia le tappe inizia a fumare prestissimo,vuole provare tutte le emozioni che si possono provare alla velocità della luce,un bacio non è più un bacio,è (parola orrenda!) “un’esperienza” con cui bullarsi davanti agli amici/amiche e da mettere su youtube…chi brucia le tappe deve essere il migliore,il campione,il più intelligente e il più furbo e deve fare tutto prima degli altri…a questo punto mi chiedo: ma quando ti guarderai indietro,bruciatore di tappe,cosa vedrai? Almeno ti ricorderai il nome della persona a cui hai dato il primo bacio? Ti ricorderai di chi era il primo concerto a cui sei andato? E la prima partita? Ti ricorderai quale mossa ti ha fatto vincere il trofeo e l’emozione che hai provato nell’averlo finalmente in mano?
    La vita è una sola,è vero; ma questo non significa viverla con il dito premuto sul tasto FFWD,saltando le scene che non ci piacciono,perché anche quelle fanno parte della vita: i momenti noiosi,il dolore per la perdita di qualcuno,mesi di preparazione per una prova (atletica,artistica o scolastica che sia) sembrano momenti superflui e sono invece gli istanti in cui cresciamo di più,perché ci mettiamo tutti noi stessi e dobbiamo capire cosa fare e cosa no,come arrivare al nostro obiettivo. Qualcuno una volta ha detto che più che l’evento è emozionante l’attesa dell’evento: e io credo che abbia ragione e ognuno di noi dovrebbe imparare a godersi l’oggi,in attesa (ma non troppo) del domani che verrà.

    Fiammi

    p.s siccome ho il vizio delle canzoni ho pensato di citarne una anche stavolta 🙂
    “If you’re searching out for something
    Don’t try so hard
    I you’re feeling kind of nothing
    Don’t try so hard
    When your problems seem like mountains
    Feel the need to find some answers
    You can leave it for another day
    Don’t try so hard […]
    Oh don’t try so hard
    Oh don’t take it all to heart
    It’s only fools they make these rules
    Don’t try so hard ” (Queen 1991)

  3. p.p.s chiedo scusa x gli errori di ortografia terribili…

  4. cecilia says:

    ma infaaaatti io l’ho sempre detto di non voler diventare grande!!
    che ansia.. magari potessi tornare a essere una bella bambinetta con gli occhioni azzurri che gioca con le barbie!!

    cmq Andre nn ti smentisci mai, sempre grandi verità!
    baci!

  5. beh a chi non piacerebbe giocare ancora con le barbie 😛 cmq secondo me la cosa che andrebbe capita ( ma che x natura capiamo sempre TROPPO tardi…) è che bisognerebbe godersi ogni singolo giorno dal primo all’ultimo minuto, senza guardare troppo avanti…poi sognare un certo tipo di futuro o immaginarlo è bellissimo,però anticiparlo è un errore che spesso non si impara a non commettere 🙂

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