30 Ott 2009

Postato da in Il Bavaglio | 2 commenti

Il Bavaglio (9) Il male incurabile: scuola maestri e maestri

censura4Insegnare a insegnare. A questo dovrebbe servire la scuola maestri. Un argomento delicato, pieno di contraddizioni, cambiamenti e differenti vedute: i risultati invece sono sotto l’occhio di tutti. Chi conosce un po’ da vicino il mondo del tennis, è consapevole della necessità di una riforma del corpo insegnanti, da troppo tempo lasciati al loro destino, tra abusivismo e tentativi di celebrità. Non voglio dilungarmi troppo sulla situazione attuale, nemmeno criticare le persone che hanno operato fin d’ora, desidero solo fare una proposta, una nuova visione capace di smuovere le acque stagnanti in cui si trovano i maestri da un po’ di tempo. Saranno due i corsi a cui potranno partecipare gli aspiranti insegnanti; uno dedicato a chi dovrà insegnare nelle cosiddette SAT, un altro riservato a coloro che vorranno cimentarsi esclusivamente con il settore agonistico. In questo modo subito verrà dato un preciso indirizzo, che avrà poi corrispondenza nel mondo del lavoro. La selezione non sarà più fatta secondo la classifica dei candidati, perché tutti dovranno sostenere una prova di gioco, ed un colloquio personale, per poter essere ammessi al corso a cui tenteranno di accedere. Le lezioni saranno per la maggior parte pratiche, affinché si impari veramente ad insegnare, e non si ricevano solamente fredde nozioni difficilmente applicabili sul campo.

Verrà emesso un bando di concorso nazionale solo quando il mercato richiederà la presenza di altri maestri sul territorio, in modo da non produrre disoccupazione. Sarà necessario il diploma di scuola media superiore, senza alcuna eccezione, nemmeno per chi ha rinunciato agli studi per la carriera professionistica. Non verranno concesse targhe ad honorem per aver giocato in Coppa Davis o in Federation Cup, tutti dovranno frequentare e superare gli esami della scuola. Dovrà esserci il riconoscimento giuridico della categoria, con un albo che certifichi la professionalità degli insegnanti; in questo modo l’abusivismo non avrà più senso di esistere. Naturalmente sarà la Federazione ha organizzare i corsi, a selezionare i candidati, a predisporre gli esami; dovrà anche controllare l’operato dei maestri, cercare di inserirli nel mondo del lavoro, preparare eventuali periodi di aggiornamento, essere un punto vero di riferimento per la categoria. Tuttavia non dovrà avere il monopolio della formazione degli istruttori, altri enti potranno farlo, ma attendendosi alle richieste del mercato, e soprattutto proponendo corsi della medesima durata e validità. In questo modo si potrà scegliere dove effettuare la propria formazione, per poi essere inseriti nello stesso albo, seppur usciti da scuole diverse. Ai maestri non sarà più consentito partecipare ai tornei di qualunque categoria, nemmeno a quelli a squadre, potranno accedere solo alla competizioni riservate agli insegnanti. Un cambio di rotta necessario per tentare di creare maestri meglio preparati, più uniti e magari anche maggiormente motivati; piccole ma altrettanto semplici idee, attuabili in breve tempo. Se le regole ci sono possono essere rispettate, ed eventualmente modificate; se invece vengono regolarmente disattese allora non hanno motivo di esistere. Venerdì prossimo l’articolo sulle classifiche, i tornei ed i campionati a squadre.

 

Andrea Villa

 

Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, è pungente e irriguardosa, meglio non leggerla.

  1. Ciao Andrea…..difficile fare “ordine” …ma chi meglio di noi che viviamo sul campo tutti i giorni e siamo interessati al cento x cento, visto che è la nostra professione…potrebbe farlo!!??

    Sulla mia esperienza:

    ….sono d’accordo con te che la formazione dovrebbe essere incentrata quasi totalmente sulla “Pratica” dando le nozioni teoriche più importanti…..quando è strettamente necessario….

    Sul dividere da subito le specializzazioni:
    …..forse mi sembra troppo eccessivo nel senso che per esempio, nella mia provincia, se uno facesse solo i cosiddetti “agonisti”…non gli basterebbe in termini di guadagno…magari in un grosso club sarebbe diverso…

    Solito discorso sul riconoscimento, albo ecc…andrebbe studiata e fatta molto “bene” …sono infatti anche qui perplesso perché sempre nel caso della provincia,…. quanti circoli (di solito Associazioni senza scopo di lucro) potrebbero permettersi di assumere “ufficialmente” istruttori e maestri da un apposito albo noto a tutte le “istituzioni” di controllo (agenzia entrate, inps,ecc) visto i costi che ci sono oggi nel fare regolari assunzioni anche con un semplice contratto “part time”??!!
    Quanti Presidenti di Circolo (..di solito “volontari”) si prenderebbero la “palla”/responsabilità “legale” di affrontare queste tematiche??

    Sicuramente noi maestri dovremmo essere più preparati….più aggiornati…più uniti ecc…anche per esempio in fatto di marketing, management…ecc…
    La conseguenza sarebbe quella di poter poi scegliere l’eventuale strada della “libera professione” come se fossimo architetti, idraulici, informatici…ecc…

    La riflessione però che mi viene su queste mie affermazioni è ancora un’altra:
    …. siamo veramente sicuri che “Mamma” Uisp, Fit, ecc…vorrebbero la nostra crescita completa come “individui” (e non come “massa”) in campo professionale e soprattutto culturale??
    Che succederebbe se tutti noi maestri fossimo in grado di essere completamente autonomi potendo scegliere senza troppi vincoli e “ricatti” come lavorare, quando e con chi??

  2. Caro Gianni, ti ringrazio per l’intervento, unico per altro come puoi vedere. Le tue osservazioni sono quanto mai pertinenti, ma è vero che da qualche parte bisogna cambiare. Per prime lo devono fare le grandi realtà, quelle con tanti soci e bambini, sono loro ad avere l’obbligo di dare l’esempio. Se la maggior parte dei circoli vive la situazione che conosciamo, è anche colpa dell Federazione, capace solo di sperperare il denaro pubblico, invece di usarlo per sostenere le strutture più bisognose. Ci sono molti maestri ben preparati, ma spesso sono costretti per sopravvivere a barcamenarsi, urgono regole chiare e nuove soluzioni, per permettere a tutti di lavorare in maniera dignitosa e riconosciuta. Oggi la categoria è di fatto in preda all’anarchia, alle iniziative individuali, a situazioni poco limpide; forse la libera scelta potrebbe portare i benfici che attendiamo da tempo. Quanto alla scuola maestri, credo sia da riformare totalmente, con una serie di corsi capaci di coprire tutte le richieste del mercato, ma sempre con un unico obiettivo: insegnare ad insegnare!
    Andrea Villa

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