3 Nov 2009

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Speciale (33) Un duro colpo

pugili2Ho subito un duro colpo, barcollo. Un gancio in pieno volto, improvviso, devastante. Ho la vista annebbiata, sento le gambe deboli, indietreggio: sono alla corda. Cerco di far qualcosa, di proteggermi, per schivare nuovi colpi, per evitare quello decisivo; sono stanco, la mia lentezza mi impedisce di spostarmi con la consueta rapidità, temo che la fine sia vicina. Sanguino, o almeno così sembra, il dolore tocca ogni parte del corpo, si è impadronito delle mie sensazioni, posso soltanto cedere, arrendermi. Sono un ottimo incassatore, testardo nel voler sempre continuare, ma questo colpo è stato tremendo; l’avversario è il padrone a cui mi sono sottomesso, aspetto la sua mossa, posso forse invocare clemenza? Le braccia non rispondono, il cervello è incapace di dare un semplice comando, scosso, pestato, vinto dai pugni. Il cuore è una mitragliatrice, ma non spara al nemico, i proiettili restano nel petto, vicini uno all’altro, fuori ritmo, corrono all’impazzata per far male solo a me. Intorno al ring tante voci sbraitano in modo incomprensibile, sono fastidiose, vorrei che smettessero subito, ma si fanno sempre più forti; muovo appena la testa, un movimento impercettibile, per tentare di riconoscere qualcuno, e chiedere aiuto.

Il mio sguardo arriva all’angolo, non distinguo più niente, nemmeno il gong che arriva a salvarmi, prima di cadere a terra; resto giù, con la bocca aperta, il sapore del sangue tra i denti, misto al sudore, e forse alle lacrime. Non mi accorgo nemmeno quando vengo rimesso sullo sgabello, mentre una spugna tenta di lavare la sconfitta dalla mai faccia, ormai gonfia. I secondi mi invitano a rialzarmi, a combattere, vogliono convincermi, ma non c’è niente da fare, sono carne da macello, un pugile suonato; con l’ultimo grammo di energia, cedo al richiamo della campanella, come se fosse una sirena ad attirarmi tra le sue braccia. Invece di un caldo bacio ricevo l’ultimo colpo della carriera, un innocente buffetto che non farebbe male nemmeno ad un neonato; mentre l’arbitro fa partire in conteggio prego di non rialzarmi più.

Andrea Villa

  1. luca foppoli says:

    capisco cosa intendi… a volte è così difficile rialzarsi dopo aver preso una sonora batosta da qualcuno! in fondo però ogni caduta insegna a rialzarsi quindi sempre e comunque….barcollo ma non mollo!

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