8 Nov 2009

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L’articolo della settimana (62) Libertà e dovere

libertaIl blocco dello scrittore a volte viene a farmi visita; le parole si fermano, non scorrono fluide come vorrei, restano impigliate come pesci nelle reti gettate in mare, incapaci di nuotare liberamente. Allora sono costretto a frenare, calmo le dita, e tento di trovare una nuova ispirazione rileggendo qualche vecchio articolo, commenti di altri, ascoltando un po’ di buona musica. I pensieri cadono sempre sulle medesime cose, sulle faccende che riempiono il quotidiano, fino a farlo diventare colmo, per poi uscire dal bordo; una lunga lista di cose da portare a conclusione ogni giorno, per abitudine, per dovere, ma anche per puro piacere. Di nuovo mi soffermo sulla volontà futura di andar via, di abbandonare questo tipo di vita, migrando verso una realtà sconosciuta, ma attraente. Mentre ragiono sulla effettiva possibilità di trasferirmi lontano, il concetto di libertà torna a farmi compagnia, quasi ad ossessionarmi, con insistenza, forse per essere approfondito ancor di più. Il confronto con il dovere è molto interessante da affrontare, da scandagliare, da mettere sulla bilancia, per scovare il peso maggiore, il valore con più  importanza. Spesso l’obbligo mi ha stretto una mano intorno al collo, togliendo il respiro, forzando i battiti del cuore fino al limite, dove era solo lo stress a dominare, insopportabile quanto inevitabile.

Eppure in quei momenti non sembrava esserci una via d’uscita, una scelta diversa, tutto andava vissuto, nel bene e nel male; lo spazio per assaporare un po’ di libertà era ridotto ad un velo, sottile, quasi inconsistente. Mille faccende quotidiane, un continuo correre a velocità sempre più alta, una giostra che mai può rimanere un giro indietro, un abbuffarsi di tutto assaporando poco o niente. Osservo i giovani, i ragazzi che attraversano i campi da tennis, curioso voglio sapere come vivono, gli ideali, i sogni, le speranze. Anche loro sono dentro ad una centrifuga, un frullatore di doveri, di cose da imparare, una montagna da scalare fin dalla tenera età, secondo dettami prestabiliti, che lasciano poche possibilità di scelta. Non li invidio, quando ascolto i discorsi dei genitori, quando li sento parlare dei figli come fossero un programma, una strada da asfaltare, una fila di mattoni da mettere una sopra all’altro. Mi chiedo quanto siano liberi, se possono esprimere sé stessi senza costrizioni, se hanno un po’ di spazio per capire il valore della propria individualità; allora registro i discorsi, colgo gli sguardi, pongo domande, cerco insieme a loro di spazzare via la nebbia che ostacola il cammino. È dura, perché il tempo è poco, troppe sono le cose a cui siamo chiamati, una zavorra pesante il continuo dovere, il perenne richiamo alle tante incombenze. La felicità è sempre a portata di mano, dobbiamo soltanto saperla prendere, e odorare il profumo di libertà che emana: un fiore che non assomiglia nemmeno lontanamente ad un pallido dovere.

 

Andrea Villa

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