20 nov 2009

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Il Bavaglio (12) Il male incurabile: le accademie

censura3Quando penso alla parola accademia mi viene in mente Platone, i filosofi e il luogo dove amavano riunirsi e discutere di vita e del suo senso. È curioso come nel tempo certe accezioni cambino di significato, diventino qualcosa d’altro, muovendosi dalla loro originalità, da ciò che incarnavano nel passato. Allora possono persino trasformarsi in una moda, balbettare sulla bocca di tante persone, addirittura avvicinarsi al commercio, rischiando di divenire un sinonimo di affare. Andare in accademia nel tennis moderno è ormai quasi un obbligo, un posto da cui passare se si desidera dare una speranza ad un sogno: quello di emergere come giocatori professionisti. Il talento da solo non basta, non è sufficiente a sé stesso, necessita di una struttura adeguata, di una dimensione in cui possa venire esaltato, portato alla sua massima espressione; trovato il giusto ambiente, è più facile percorrere la strada verso il successo, e tentare così di afferrarlo. Tanti piccoli giocatori, spinti solitamente dalle famiglie, approdano nelle accademie di tennis sparse nel mondo; da quelle note, fino alle meno conosciute, con le medesime aspettative i giovani vanno a riempirle cercando di farsi notare, di crescere, di migliorare e salire un giorno fino all’olimpo, dove siedono soltanto i veri campioni.

Hanno ragione i genitori a provarci, a investire sulle capacità dei propri figli, a credere nelle loro possibilità; allenarsi con persone dello stesso livello, di pari motivazioni, con gli stessi obiettivi è un aspetto fondamentale. Importante come avere a disposizione maestri, preparatori atletici, psicologi, campi di diverse superfici, palestre; magari con il grande vantaggio di poter soggiornare e persino studiare all’interno dell’accademia. Uno scenario perfetto per chi decide di focalizzare il proprio impegno sul tennis, di valutare realmente le capacità, non lasciando nulla di intentato. L’anno passato un mio allievo ha deciso di cambiare scuola tennis, probabilmente non soddisfatto del percorso che aveva intrapreso; qualche tempo dopo sono venuto a sapere della decisione di iscriversi ad una accademia, dove avrebbe potuto allenarsi in maniera più proficua. Il fatto in sé non mi aveva infastidito, ma quando ho scoperto il vero motivo che l’aveva spinto verso tale scelta, mi sono subito posto alcune domande. Un talento fuori dal comune, non capito dai maestri che l’avevano cresciuto, evidentemente ciechi nel non notare tanta predisposizione; grazie a queste convincenti parole, pronunciate dai responsabili dell’accademia, i genitori avevano aperto gli occhi, scoperto le qualità del figlio, che finalmente si sarebbero potute esprimere con certezza. Non sono a conoscenza del prezzo, di quanto paghino per frequentare quel posto, ma sono sicuro che l’alto tenore di vita della famiglia riesca a coprire le spese senza difficoltà. Purtroppo il denaro ha un peso molto importante nel tennis, è uno sport costoso, soprattutto quando si prova a diventare giocatori professionisti; tuttavia non deve essere l’unico mezzo attraverso il quale inseguire un sogno. Ho l’impressione che alcune accademie facciano leva quasi esclusivamente su questo aspetto, proponendo molte ore di allenamento, mettendo a disposizione strutture e persone, con magari la faccia di un campione passato per caso di lì come garanzia di sicuro successo. Qualcuno ci cade, attratto da un’offerta che in apparenza non si può rifiutare; tuttavia in molti casi è soltanto il vile soldo a fare la differenza, ad aprire le porte, a permettere di avere una opportunità. Negli ultimi anni leggo, vedo e scopro il proliferare di piccole o grandi accademie, sul modello di quelle che all’estero hanno avuto molto successo; mi chiedo se abbiano un vero Platone alle spalle, oppure se siano l’ennesimo affare costruito ad arte per svuotare le tasche di chi le ha molto piene. Nel caso del mio allievo è superfluo dare una risposta, invece per tanti ragazzi è stata la via giusta per far crescere un sogno, a cui ricchi e poveri, senza distinzioni, dovrebbero poter accedere.

Andrea Villa

Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, è confusa e senza senso: meglio non leggerla.

  1. Sì è uno sport costoso perchè l’academia è sentita come obbligatoria. Ma se fosse possibile farne a meno? Alllora basterebbe un campo, una racchetta, un buon maestro e mltissimmo impegno.Un po’ come accadeva qualche anno fa.
    Un saluto

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