22 Nov 2009

Postato da in Articoli | 4 commenti

L’articolo della settimana (64) Il coraggio di dire le cose come stanno

velenoDetesto alzare la voce, dare spettacolo o peggio fare una sceneggiata; non è nelle mie corde alterare i toni di una discussione, essere irragionevole, sopraffare l’interlocutore, chiunque esso sia. L’educazione è un valore imprescindibile, da tenere sempre ben presente, da non dimenticare mai; tuttavia a volte è necessario trovare il coraggio per dire le cose come stanno, mettere da parte per un attimo la diplomazia, diventare schietti, quasi crudeli. Ho molto rispetto degli allievi, ascoltarli è uno dei miei compiti, come dargli il giusto consiglio, lasciarli liberi di sbagliare, frenarli se necessario; tra di noi c’è un clima di franchezza, senza timori riverenziali, di massima stima ed affetto, costruito nel tempo, con grande applicazione di tutti. In questo modo, non è difficile capirsi, comprendere i diversi punti di vista, cercare un punto di incontro, dove convenire per andare avanti, e consolidare un rapporto già proficuo. Sono necessari anni di conoscenza reciproca per affinare un legame, non bastano pochi momenti, bisogna dedicare molte energie, essere presenti, non mollare davanti alle difficoltà, che prima o poi arrivano a interrompere il cammino.

Purtroppo non si riesce ad avere lo stesso feeling vincente con tutti, alcune volte le incompatibilità sono troppo grandi, allora è meglio separarsi, e proseguire per strade diverse. È questa la linea che ho scelto, soprattutto negli ultimi anni; quando devo scegliere quali ragazzi allenare cerco quelli a me più affini, lasciando ad altri insegnanti gli allievi con idee troppo distanti dai valori in cui credo. Naturalmente non è sempre possibile, talvolta le esigenze della scuola tennis prevaricano sulle mie, e quindi sono costretto ad un lavoro aggiuntivo, a sforzarmi di trovare un punto di contatto anche con chi sembra molto lontano dalle mie convinzioni. Spesso sono riuscito nell’impresa, mentre alcune volte ho allargato la forbice, fino ad una insanabile rottura. Nonostante il personale fallimento, gli allievi hanno continuato a giocare, cambiando semplicemente maestro, magari trovando una dimensione più consona alle loro aspettative. Tuttavia anche se hanno smesso di allenarsi con me, li tengo sotto osservazione, per scoprire quale sia la chiave per compenetrare i loro sentimenti. Al contrario aspetto con malizia di vedere emergere gli stessi problemi che avevano con me, di avere conferma di certi sospetti, di non essere smentito in maniera spudorata. Qualche settimana fa ho assistito, da parte di una ragazza che ha fatto lezione con me per un paio i stagioni, ad una sceneggiata nei confronti del suo maestro attuale, soltanto perché l’aveva messa a giocare in un gruppo diverso dal solito. L’insegnante ha cercato in maniera molto educata di fargli capire il motivo della scelta, dettata da evidenti questioni tecniche, su cui si era sorvolato da troppo tempo. La sua reazione è stata palesemente fuori luogo, antipatica e per nulla ragionevole; mentre la osservavo da lontano agitarsi, mi venivano in mente i tanti allenamenti in cui avevo dovuto sopportare le medesime sgradevoli discussioni, chiuse quasi sempre grazie alla mia diplomazia, e a concessioni che oggi non offrirei più. Per fortuna il nostro rapporto si è interrotto da quasi tre anni, nessuno dei ragazzi che alleno oggi alzerebbe la voce in quel modo davanti a tutti, semplicemente chiederebbe un chiarimento, senza sollevare un polverone. Forse abbiamo messo da parte il coraggio di dire le cose come stanno, abbiamo dimenticato quanto sia poco furbo nascondere lo sporco sotto il tappeto, oppure difenderci ricorrendo a qualche stupido alibi. Perché abbiamo paura di dire alle persone quello che sono veramente? Perché abbiamo il timore di dire ad una ragazza che è viziata, complessata, e gli è stato sempre concesso tutto? Perché aspettare fino a quando le situazioni diventano fuori controllo? Dobbiamo forse scomodare ogni volta le teorie degli psicologi? Rielaborare il complesso di Edipo o di Elettra, per affermare la diseducazione di un’ adolescente? Chi può darmi le risposte che cerco, non so. Rimango con il dubbio, se sia meglio provare un recupero, oppure essere diretti, sparando la verità come un proiettile, anche sul campo da tennis. Nei rari momenti di nervosismo, provo un certo astio nei confronti degli allievi con questi problemi, forse perché sento di non essere capace di trovare un rimedio, una soluzione ai loro evidenti contrasti interni. Noto persino un certo fastidio, una allergia nei confronti delle persone che allungano una mano in segno di aiuto, quasi fossero una minaccia. Poi capisco che le responsabilità vanno ricercate altrove, in famiglia, dove i comportamenti dei genitori sono protettivi anche quando fanno soltanto il male dei figli. La mia povera nonna Gemma diceva sempre che il frutto non cade tanto lontano dall’albero: come vorrei non avesse ragione. Di certo, questa antica saggezza, non è di conforto, anzi pone un limite ancora più duro da valicare; eppure resto dell’idea che sarebbe opportuno ritrovare il coraggio di parlare subito chiaro, di non lasciare nel tempo crescere il veleno capace di corrodere l’animo umano: quando è troppo diffuso non c’è antidoto in grado di debellarlo.

Andrea Villa

  1. Andrea ho letto il tuo articolo di oggi, è davvero stupendo però penso che non sia tu a dover trovare un rimedio o una soluzione ai problemi di questa ragazza, comunque i problemi nascono in famiglia, molto probabilmente come hai già detto tu, questa ragazza è stata molto viziata. ma sia lei che i suoi genitori hanno bisogno di uno psicologo. Io non sarei mai stata capace di fare una scenata solo per essere stata spostata dal mio gruppo, sicuramente, se non mi fossi trovata bene nell’altro gruppo, ci sarei rimasta male ma mi sarei tenuta tutto dentro, avrei giocato e mi sarei impegnata di più non avendo amici che conosco con cui parlare, ridere e scherzare.. Questa scenata ha dimostrato che avevi ragione tu, nel lamentarti (se l’hai fatto con gli altri insegnanti) di questa ragazza. Da quanto ti conosco io (anche se non è tanto) so che sei una persona davvero buona e che non ha un limite di sopportazione molto limitato, ma anzi il contrario.

  2. Luca Fumagalli says:

    Grande Andre, davvero bello l’articolo, complimenti!
    Sono davvero convinto di potermi ritenere fortunato per avere avuto te come maestro di tennis e non solo di tennis.

  3. giustissimo tutto, purtroppo i silenzi nascon spesso da situazioni “politiche”, piu che far capire cordialmente è dura …. ovvio che se poi le cose degenerano per maleducazione anche i comportamenti dei maestri cambiano. chi conosce bene la realta sat è giusto che sia ostruzionista totalmente q qs genere d scenate, chi c è da poco capira, valutera e scegliera la linea dura perche solo in qs modo si puo cercar d riportare(anche sol provarci anche se quasi impossibile) l educazione almen su un campo a tennis se nn nella vita!

  4. Oltre a essere perfettamente d’accordo sulla totale mancanza di educazione di molti ragazzi e ragazze della nostra età (senza voler giudicare ovviamente), penso che se il 90% della colpa è dei genitori, ci siano altre ‘bestioline’ colpevoli di questa totale mancanza di misura da parte delle persone.
    Ormai è diventato normale guardare la televisione e vedere uomini (di tutte le età…) alzare la voce e insultarsi a vicenda e mancare di rispetto al proprio interlocutore in discussioni sul calcio, il che è ridicolo perché in uno sport,come nella politica e nella cultura e in tutte le altre forme di espressione dell’uomo ci può essere divergenza d’opinioni ma non ci può essere mancanza di rispetto nei confronti delle opinioni altrui e non dovrebbe neanche esserci questo continuo vizio di voler prevaricare,di voler aver ragione semplicemente alzando la voce e cercando di coprire quello che dice l’altra persona.
    Assistiamo a discussioni fra “uomini e donne” (le virgolette non sono un errore….) che si urlano addosso e si offendono parlando (sinteticamente detto) del NULLA più assoluto.
    A casa dovrebbero sempre insegnarci a controllarci e ad avere rispetto,tanto più in situazioni come questa,in cui comunque non siamo stati attaccati sul personale,nessuno ha aggredito noi o i nostri affetti e nessuno ha criticato le nostre capacità…ma se non ce lo insegnano e passiamo le nostre giornate con il cervello immerso anzi annegato nella scatoletta colorata, allora avremo nient’altro che una generazione di pseudo – cerebrolesi.
    SI SALVI CHI PUO’.

Lascia una risposta.