4 dic 2009

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Il Bavaglio (13) Lo scarica barile

censuraIl campione si fa attendere, forse è in ritardo. Non arriva, tutti lo aspettano, ma nessuno può dire quando si è messo in viaggio. Mentre aspetta il tennis si interroga, si domanda il perché dei fallimenti, degli insuccessi, delle incomprensibili cadute. La parola colpa è quella più usata, d’altronde ci sono chiare responsabilità, nonostante non si capisca a chi debbano essere attribuite. Lo scarica barile è uno degli sport meglio frequentati nel nostro paese, un gioco in cui nessuno esce sconfitto, anzi riesce sempre a cavarsela, o addirittura a guadagnarci qualcosa. Sono tante le figure chiamate in causa, per motivi diversi, ma capaci di contribuire al disastro, ai risultati negativi, alle decennali delusioni. Il semplice appassionato individua nei dirigenti, nella federazione, nelle persone che l’hanno gestita i maggiori indiziati. L’accusa è precisa, senza appello, o possibilità di redenzione: i risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti. È possibile che soltanto l’Italia non riesca a produrre giocatori di alto livello? Atleti in grado di competere alla pari con i migliori?

Forse sono i maestri a dover recitare il mea culpa, le scuole tennis sono piene di bambini, ci sarà pure qualche talento da coltivare! Gli insegnanti naturalmente si ribellano quando il dito viene puntato contro di loro, spostando sull’inadeguatezza del materiale umano con cui lavorano, i motivi della scarsa crescita dei giovani tennisti. Non vogliamo considerare i genitori fanatici, che credono di poter sostituirsi all’allenatore, non sono altrettanto colpevoli? Girare la frittata è un attimo, basta un semplice gesto; sono i circoli a non sostenere i campioni in erba, aiutandoli poco o addirittura osteggiandoli, non avendo le risorse economiche per sovvenzionare le carriere più promettenti. Allora le famiglie si attrezzano, cambiano visuale, portando i figli nelle accademie, dove il terreno è fertile, le strutture adeguate, la professionalità garantita. E se l’accesso fosse solo una questione di soldi? Se fosse soltanto un altro affare perpetuato alle spalle di facoltosi genitori? Sarebbe l’ennesima responsabilità da attribuire, la chiave sbagliata da inserire in una porta che non vuole mai aprirsi. I gestori delle accademie negano, i volti chiamati a fare da testimonial sono una assicurazione, se mai è la federazione a fargli concorrenza, con i centri tecnici, i raduni, le convocazioni. Eccoci di nuovo al punto di partenza; il barile della colpa ha fatto il giro, scaricato da tutti a tutti, nessuno escluso. Intanto il campione si fa ancora attendere, è in tremendo ritardo, chissà quando arriverà a destinazione: non sarà anche un po’ colpa sua?

Andrea Villa

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