13 dic 2009

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L’articolo della settimana (67) Martello

martelloLa buccia di una pallina si è aperta; forse l’usura, i tanti rimbalzi su racchetta e terreno, si è scucita lasciando intravedere una porzione di gomma. Buttiamola via, hanno detto quasi tutti, vediamo come è fatta, ha invece chiesto qualcuno. Il feltro giallo è soltanto una coperta, un sottile strato di protezione, che abbaglia gli occhi e odora di buono quando è nuovo. I bambini volevano sapere, gli ho spiegato ogni cosa, del caucciù, delle pastiglie di gas che si sciolgono, della pressione, della colla che tutto tiene insieme. Ho strappato ancora un pezzo, è venuta una specie di lingua, una palla da tennis dalla forma diversa, divertente, da conservare e magari attaccare al muro. Un regalo per chi avesse giocato meglio, da portare a casa, come ricordo. Alla fine della lezione abbiamo fatto la solita piccola riunione, per ribadire alcuni semplici concetti, per fare in modo che rimangano bene impressi nella mente degli allievi. Sembro un martello, lo stesso oggetto che Nicolò ha usato per inchiodare quella pallina sul muro della sua cameretta, simbolo di un pomeriggio di gloria sul campo. Non c’è altro modo, devo essere insistente, schiacciare ogni volta il medesimo tasto, picchiare nello stesso punto.

Il chiodo non può uscire, se viene ben conficcato, è in grado di sostenere anche il quadro più pesante, altrimenti al primo scricchiolio rischia di scivolare fuori dalla parete. Poche sono le cose da rimarcare, quelle di cui discutiamo sempre, ma che non possono essere dimenticate. Il tempo purtroppo non è dalla mia parte, le ore di lezione scorrono troppo velocemente, i gruppi si alternano rapidi, stare dietro a tutti necessita un grande sforzo. Avremmo bisogno di parlare di più, ascoltare con maggiore attenzione, poter provare situazioni diverse, modalità di allenamento differenti; questa possibilità manca, inutile negarlo, ecco perché sono costretto a estrarre il martello, a schiacciare il solito chiodo, quasi fosse un rituale. A costo di sembrare ripetitivo, legato ad un numero scarso di convinzioni, a minime variazioni sul tema. Tuttavia questa innocua tattica, sta cominciando a dare i primi frutti, qualche puntello inizia ad essere saldo, inattaccabile; la qualità del gioco dei ragazzi sta crescendo, una certa sicurezza non è più un miraggio, le idee appaiono meno appannate, vederli combattere sul campo è un vero piacere. Nel nuovo anno vorrei che fossero maggiormente sicuri, capaci di gestire meglio la partita, di fare scelte consapevoli, non casuali, o dettate dalla paura; un proposito affascinante, una sfida da inseguire, una strada da percorrere insieme. Ho fiducia, anche se vorrei aiutare i ragazzi in maniera decisiva, riuscire a renderli autonomi, tentare di formare giocatori autentici, e non una pallida copia del loro insegnante. Per questo estraggo il martello e batto con forza, ma anche con delicatezza, per continuare a credere in poche cose, e farle diventare solo nostre, nostre veramente.

Andrea Villa

  1. Repetita iuvant. L’importante è che i ragazzi si divertano e che abbiano sempre un chiaro feed back dai loro colpi. Ovvero che sappiano dove sbagliano o se e come fanno bene. I feed back ambigui creano dubbi e insicurezze sul gesto.
    Un saluto

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