18 dic 2009

Postato da in Interviste | 6 commenti

L’intervista (vera) a Giovanni Catizone

manoPuò l’intelligenza essere un fastidio? Un boomerang che si ritorce contro chi possiede una preparazione fuori dal comune? Un paradosso, un’assurdità pensare di rispondere a queste due domande. La conoscenza è uno strumento, qualcosa a cui tutti dovrebbero attingere, senza vergogna, senza provare qualsivoglia invidia, alcun risentimento. Eppure a volte può capitare, che una mente brillante quasi si debba nascondere, restando ai margini di un sistema, ai bordi della notorietà, dove può trovare le giuste soddisfazioni, ma anche l’apprezzamento che merita. Giovanni Catizone è un fiume in piena, un personaggio coinvolgente, fin troppo sincero, aspetto che non considero un difetto, anzi una perfetta opportunità per un’intervista molto appassionata. Non è facile trovare una persona che richiuda in sé così tante figure: preparatore atletico, maestro di tennis, professore universitario, e di scuola media superiore; capace di seguire tennisti, calciatori, pattinatori, cestiste, di età e livelli diversi. Una fonte di esperienza che mi convinto ad incontrarlo, e sottoporlo ad un fitto fuoco di domande: Perché nelle scuole tennis la preparazione atletica è così sottovalutata?

Purtroppo è un problema di ignoranza, siamo ancora legati a vecchie concezioni, a errate credenze. Il lavoro fatto con i bambini delle scuole elementari è decisivo, perché crea i presupposti per l’uso futuro della forza, aspetto fondamentale nello sport odierno. Non seguire tale strada significa iniziare con il piede sbagliato, recuperare il tempo perso diventa poi molto difficile.

È possibile rimediare a questo tipo di approccio? Direi che l’impresa è quasi impossibile; quando sostengo che un bambino dai quattro anni in su, può fare alcune ore di preparazione al giorno, vengo preso per matto. Tuttavia non si tratta altro che di trasformare il gioco libero, fatto in cortile, in quello organizzato; i bambini sono in grado di muoversi, saltare, correre, per molto tempo, hanno energie isospettabili, farle fruttare è il mio compito, sempre rispettando la loro naturale crescita.

Quindi in teoria si può allevare un bambino fino a farlo diventare un campione? È una mia convinzione, specialmente oggi, anche se può sembrare un discorso un po’ azzardato. Se riusciamo a creare le giuste premesse per un miglioramento continuo, allora stiamo percorrendo la giusta direzione, una porta aperta verso il futuro, avendo a disposizione tutti i mezzi necessari per affrontarlo nel migliore dei modi.

Quanto conta l’esperienza in un lavoro così complesso? Tanto, lo ammetto; spesso vedo troppa improvvisazione, scelte basate sul puro istinto, non dettate da una profonda conoscenza della materia. Quando si segue un giovane è necessario avere le idee chiare, unire le forze insieme ai propri collaboratori, e applicare un metodo analitico assoluto, e quindi misurabile.

Secondo te i genitori che ruolo dovrebbero avere nella crescita di un piccolo tennista? Sono un valido aiuto, ma talvolta un vero freno; basta poco per vanificare il lavoro di anni, per distruggere un talento. Ci vuole una sintonia reciproca, grande sincerità e fiducia, altrimenti possono nascere discussioni spiacevoli, in quel caso è meglio prendere direzioni diverse.

Hai una scuola tennis a Castellanza, collabori con società di basket, calcio e pattinaggio; insegni all’università, alle scuole superiori, tutti riconoscono in te un professionista di altissimo livello, pur restando un po’ ai margini del tennis più conosciuto, come mai? Tempo fa ho avuto una proposta da Riccardo Piatti per seguire Ivan Ljubicic, ma ho preferito dedicarmi alla mia famiglia, ai figli che allora erano piccoli. Quanto alla scuola di Castellanza è una promessa fatta ad alcuni ragazzi, in breve tempo da sette iscritti siamo arrivati a superare quota cento, un risultato di cui vado fiero. Le altre collaborazioni sono tutte importanti, non nego di essere molto richiesto, forse c’è qualcosa che non funziona nel sistema.

Sistema, brutta parola; è possibile che in Italia l’eccellenza sia vista con invidia? A volte la mia preparazione è stata un boomerang, a causa di un certo provincialismo, di un concetto anomalo dell’immagine, che personalmente mi interessa poco. Emergere nella mediocrità può creare fastidio, invece di far nascere importanti occasioni di confronto; credo che sia un discorso legato ad una visione molto italiana della professionalità, in cui pochi desiderano eccellere, migliorare, scoprire nuove vie. Un vero peccato, nonostante ci siano tante menti brillanti, costrette a remare spesso contro corrente.

Lavori praticamente tutta la settimana, senza sosta; vale la pena di dedicare così tanto tempo, e toglierlo magari agli affetti? Ho avuto soddisfazioni impagabili, momenti irripetibili; quando sono riuscito a curare la depressione di un mio allievo, dopo che medici e psicologi avevano fallito, ho capito quanto prezioso potesse diventare il mio lavoro. Mia moglie ha una pazienza infinità, perché conosce quello che ogni giorno cerco di fare, di trasmettere, donando tutto me stesso agli altri.

Mi ha colpito molto la disponibilità di Giovanni, la serenità con cui ha risposto alle mie domande; la nostra non è stata soltanto una chiacchierata, piuttosto un momento per fare chiarezza, per soddisfare alcune curiosità, che da tempo volevo togliermi. Mentre ci salutavamo, mi ha ricordato una semplice frase, da tenere sempre in mente: “Siamo quello che trasmettiamo”.

Andrea Villa

Giovanni per l’intervista ha scelto la foto di una mano che tiene il piccolo piede di un bambino.

  1. king of swing says:

    Catizone dice cose condivisibili…e soprattutto per uno sport come il tennis…sarebbe davvero importante una preparazione atletica fin da bambini…però per fare questo ci vuole pure qualcuno molto preparato…Catizone di sicuro lo è…ma appunto non credo ce ne siano tanti in Italia…

  2. royal eagle says:

    Intervista bellissima, dalla quale emergono conoscenza e saggezza. Ho frequentato e frequento professionalmente ambienti sportivi, e purtroppo devo constatare come soprattutto nel tennis sia molto importante sfoggiare titoli a scapito di preparazione e competenze. Catizone è inoltre uno dei pochissimi che mette tutta la sua altissima preparazione e le sue conoscenze al servizio sia del professionista sia dei bambini che muovono i primi passi nel tennis.

  3. Posso confermare che Giovanni è veramente un grande.. Mia figlia lavora con lui fin da quando aveva 7 anni e a livello fisico ripetto alle altre è di un pianeta a parte.. Ultimamente collaboriamo anche per la parte tecnica ed in soli tre mesi l’ha ribaltata facendole fare un balzo in altro di tre piani..

    Venendo anch’io dallo sport confermo che la conoscenza e la bravura spesso oltre a non essere un vantaggio diventa un handicap…

  4. tutto ciò che afferma Catizone in questa intervista è senza dubbio corretto dato che è una persona colta preparata e con grande esperienza alle spalle.
    La sua grande capacità è quella di saper scegliere sempre l’ esercizio adatto all’ atleta al fine di riceverne un pieno benificio ed è qui che si nota la differenza rispetto ad un qualunque altro allenatore che procede con modalità standardizzate su tutti gli atleti.
    Il suo lavoro poi è orientato su diversi ambiti: atletico, tecnico e mentale per costruire un professionista completo.
    Il problema è che spesso persone competenti come lui sono preferite a persone mediocri che trionfano solo grazie ad amicizie e conoscenze.

  5. king of swing says:

    quando si parte fin da giovanissimi con un preparazione fisica organizzata…i vantaggi sono enormi…non solo da un punto di vista fisico ma pure mentale e tecnico…diventa tutto più facile…

    proprio per questo Catizone credo sia il top..perchè appunto ha una visione molto più completa delle diverse problematiche che un’atleta può trovarsi ad affrontare…non mi stupisce affatto che collabori sia con professionisti affermati che con bambini…perchè è proprio questo quello che ha in più rispetto ad altri…

  6. Deborah says:

    Catizone è un mito!!!!!
    è stato il mio prof. in Cattolica di un corso di Tennis….è veramente una mente brillante e sa trasmettere tutto quello che sa…e quanto sa!

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