27 Dic 2009

Postato da in Articoli | 1 commento

L’articolo della settimana (69) Palle di neve

tennis-neveGli ultimi giorni di allenamento sono trascorsi velocemente; la neve gli ha ricoperti, travolti di candore, trasformando anche il circolo in qualcosa di inusuale, silenzioso, brillante di luce bianca. Pochi i temerari che si sono avventurati in città, nel tentativo di raggiungere il club, tanti gli assenti; un peccato non poter salutare tutti, e augurare ai ragazzi un felice Natale ed un anno nuovo pieno di cose belle. Ci rivedremo presto, pochi giorni di pausa, tra regali, grandi abbuffate, festeggiamenti vari, ci separano dal riprendere ogni attività, anche quella sul campo da tennis. Sono chiuso in casa, a smaltire il freddo accumulato, a riposarmi, a mettere un poco d’ordine, a pensare, a scrivere, a dormire. Non riesco a fare molto altro, la stanchezza ha come di consueto toccato il limite, per fortuna è arrivata una piccola sosta ristoratrice, a calmierare lo stress, a dare un freno alle troppe faccende che penzolano sopra la mia testa. La neve si è sciolta completamente, vinta dalla pioggia, che l’ha fatta scivolare via, risucchiata dai tombini, mangiata dal sale, asciugata dal pallido sole di fine dicembre.

Gli spalatori si sono affrettati a toglierla, quasi fosse un veleno, una malattia da debellare prima possibile; ora è tutto cancellato, nuovamente immacolato, dal bianco al triste grigio di una città che non può permettersi di essere diversa. Tutto deve tornare alla normalità, a quello che consideriamo giusto, inevitabile; in fondo basta poco per spiazzarci, per rompere un equilibrio, per alterare un ritmo, per rendere imprevedibile una vita tanto ben programmata. Lavoro, vacanza, lavoro, vacanza, lavoro, vacanza; anelli della stessa catena, che teniamo al collo quasi senza saperlo. Sono chiuso in casa, e mi vengono in mente molte cose, diverse tra loro, scollegate; come parole pronunciate a vanvera, le lascio andare in direzioni opposte, libere. La neve è quasi sparita, non c’è più, è diventata nera, accatastata agli angoli dei marciapiedi, ricoperta di smog; chissà come si sente ad essere sporca, calpestata senza ritegno, senza alcun riguardo. Forse spera in una morte rapida, di svanire e magari tornare un altro giorno, e nascondere ancora il rumore, la confusione del nostro quotidiano. Lunedì notte, sulla via di casa, ho visto i miei peccati passarmi davanti, uno ad uno; vestiti di bianco, ho cercato di scacciarli, di colpirli a freddo con alcune palle di neve: per quanto mi sia sforzato, hanno continuato a seguirmi. Ora li vedo dalla finestra, immobili aspettano soltanto che apra la porta per potermi accogliere di nuovo.

Andrea Villa

  1. Davide Motta says:

    io lunedì 21 dicembre c’ero ci vediamo giovedì 7

Lascia una risposta.