3 Gen 2010

Postato da in Articoli | 0 commenti

L’articolo della settimana (70) Spettri

spettroArrivo al circolo presto, è la prima volta nell’anno nuovo; la strada è libera, poche le automobili che incontro, vuoto anche il parcheggio, le vacanze invernali non sono ancora terminate. Ho soltanto un’ora di lezione, un inizio molto blando, tranquillo, un leggero assaggio per riprendere appena l’attività. Persino il bar e la segreteria sono chiusi, sono l’unica persona presente, oltre ai due uomini dei campi, arrivati prima di me, per accendere i riscaldamenti e pulire un po’ dopo la festa del 31. Fa ancora freddo, l’inverno è iniziato da qualche settimana, ha portato temperature rigide e neve in abbondanza: rimpiango la primavera, vorrei fosse più vicina. Scendo negli spogliatoi, apro l’armadietto e tiro fuori le racchette, ho ancora da aspettare prima di cominciare, ma mi preparo per tempo, con calma, senza alcuna fretta. Lascio gli attrezzi del mestiere fuori dalla porta del campo, prendo un caffè alla macchinetta e comincio a camminare per il circolo. Lo faccio in ogni stagione, mi piace, soprattutto quando c’è poca gente, nelle prime ore del mattino; è solo il silenzio ad accompagnarmi, a venire con me, ad attraversare un posto già visitato migliaia di volte, che scopro ogni volta come fosse il primo giorno.

Un inatteso vento si alza quasi ad indicarmi la strada, c’è il sole, tiepido, piacevole per essere in gennaio, capace di sollevare la nebbia, e far dimenticare per un attimo il freddo. Guardo, osservo, cerco qualcosa, una visuale mai colta, un nuovo punto di osservazione, un particolare trasformato dall’inverno, diverso ad ogni stagione. Tuttavia è vicino all’ultimo campo che trovo l’insolito, l’eccezionale, capace di attirare la mia attenzione, di chiamarmi a sé; mi sembra di scorgere un fantasma, uno spettro, quasi invisibile, ma concreto, presente. Mi avvicino per vedere meglio, per mettere a fuoco e dare adito al sospetto, per toccare con mano quello che gli occhi mi hanno messo davanti: il mio spettro che osserva il circolo da un’altra angolazione. Ricordo di essere stato lì qualche mese fa, di essermi spinto fino a lì, e di essermi fermato a guardare i campi, una mattina di pioggia, di pioggia battente. Torno indietro e mi dirigo verso la piscina, e seduto su una sdraio mi accorgo di un altro fantasma, un altro me stesso che fissa l’acqua, immobile coma sa esserlo soltanto quando nessuna fa il bagno. Allora mi sposto, in direzione del campo centrale, nei pressi delle due panchine che una volta facevano compagnia al salice piangente, tagliato poco prima di morire. Anche qui mi aspetta uno spettro, comodamente adagiato, a godersi il primo sole di primavera, il cielo pulito, libero dagli impedimenti offerti dalle nuvole. Io e i miei fantasmi, le uniche presenze al circolo, in ogni angolo, in tutti i nascondigli, nei punti più inusuali; cammino e li vedo ovunque, ora sono una folla, un gruppo di spettri in una chiara mattina d’inverno. Mi fermo sotto le scale della terrazza, è quasi ora, la lezione sta per cominciare, il vento diventa all’improvviso più forte, pronto a spazzare via i fantasmi che abitano il club; poco prima di cominciare li vedo sollevarsi, per lasciarmi la strada libera verso il campo, chiusa la porta dietro le spalle, li dimentico, pur sapendo che all’uscita saranno ancora lì ad attendermi.

Andrea Villa

Lascia una risposta.