19 gen 2010

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Speciale (44) Millenni fa e oggi

vecchiaiaMillenni fa e qualche giorno. La vecchiaia un dono. Esperienza, saggezza, conoscenza, vita vissuta. Una lunga strada percorsa tutta a piedi. Maestro, santone, stregone, consigliere. Portatore di una parola buona, di una carezza, di umanità. Una conquista, un abisso di fatica per arrivare, profondo come una ruga: una delle tante. Il tempo soltanto un regalo, un pacchetto senza sorpresa, un orpello privo di valore, da lasciare alla scalpitante gioventù. Tutto il possibile dietro le spalle, davanti l’attesa dell’inevitabile, del non poter più prendere. Vecchio, bianco, fiero e libero. Nessuna vergogna, niente da nascondere, nulla da scoprire. Seduto nel tempio, cercato come una divinità, dal discepolo, dal miscredente, dal bisognoso. Una risposta sempre pronta, ponderata, attraversata, sibillina. Oro colato, prezioso da tenere stretto, gioiello non barattabile. Millenni tramandati, storie raccontate, magie passate di mano in mano: vecchie come il mondo. Oggi e qualche giorno. La vecchiaia un peso. Stanchezza, decadimento, malattia, in fin di vita. Una lunga strada percorsa quasi inutilmente. Ancora giovane, anziano, sempre più giovane, mai vecchio.

Una conquista il tornare indietro, ripercorrere gli stessi passi all’infinito: fermarsi. Il tempo il più grande dei regali, un pacchetto pieno di sorprese, da scartare con bramosia, da togliere alla scalpitante gioventù. Tutto il possibile, l’inevitabile diventa evitabile, per prendere senza sosta. Vecchio, bianco, bugiardo e prigioniero. Troppo da nascondere, nessuna vergogna, voglia di riscoprire. Nel tempio vuoto, il discepolo, il miscredente, il bisognoso, è solo. Non ci sono risposte, incertezze da comprendere, gioielli preziosi da conservare. Millenni fa l’immortalità dell’anima e la mortalità del corpo; oggi l’immortalità del corpo e la mortalità dell’anima.

Andrea Villa

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