11 feb 2010

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Senza Categoria (5) Assurdità dal futuro

futuroAnno 2073, la palla quadrata è una realtà, come il campo triangolare. Le resistenze dei fanatici della tradizione sono finalmente cadute, il tennis è cambiato. Il progresso non può essere fermato, è consentito andare soltanto avanti. Gli sponsor hanno spinto verso una nuova direzione, un futuro fatto di superficie intercambiabili, divise a metà, mai viste prima d’ora. Si gioca sul ghiaccio, sui chiodi, sulla paglia e persino su piccoli pezzi di vetro sminuzzati a dovere. Le palline ruotano in aria seguendo traiettorie insolite, casuali: lo spettacolo è sempre garantito. Le racchette sono leggerissime, ma in grado di fermare qualunque cosa sulle corde d’acciaio, capaci di respingere tutto, a velocità elevatissime. I giocatori assomigliano a tristi robot, i loro gesti appaiono meccanici, la violenza dei colpi domina gli incontri, simili a grezzi duelli per la sopravvivenza. I maestri hanno avuto il tanto sospirato riconoscimento giuridico, sono dei veri lavoratori, con regolare contratto e una pensione: per averla devono versare 73 anni di contributi. Ora possono fare lezione con il cellulare, magari seduti comodamente al bar, impartendo le disposizioni agli allievi mentre vengono spiati dalle micro telecamere poste un po’ dappertutto;

chi non si affida alla tecnologia ha pochissimi clienti, di solito molto avanti con l’età, praticamente moribondi. Le scuole tennis sono piene di giovani, tuttavia nessuno impara, nessuno migliora, a nessuno importa. Anno 2173, la palla triangolare è una realtà, come il campo ovale, che non può essere calpestato, soltanto aggirato. Il progresso delle idee non può essere bloccato, bisogna andare avanti, ancora ed ancora. Gli sponsor hanno in mano tutti gli sport, comandano i soldi, persino la bravura è in vendita. Esposta nelle vetrine dei migliori negozi, è spacciata come una droga, che entra nelle vene e trasforma l’incapace in un campione dopo poche dosi. Chiunque può diventare un giocatore professionista, la parola talento è stata cancellata dai vocabolari, inutile qualsiasi tipo di allenamento. I maestri invece di insegnare smerciano la preziosa pozione, di contrabbando, di nascosto; ogni tanto qualcuno perde la vita, muore per aver ingerito troppa bravura, ma è un rischio che parecchi sono disposti a correre. Le scuole tennis sono un ricordo sbiadito, un vuoto da non colmare, nessuno ha più bisogno di imparare. Anno 2273, la palla virtuale è una realtà, come il campo, come il gioco del tennis, come la vita stessa. È sufficiente schiacciare un pulsante, premere un bottone e qualunque cosa appare all’improvviso, su misura, ad esaudire ogni minimo desiderio. Nulla è vero, è solamente una creazione dell’immaginazione, una visuale sul nulla, su quello che non c’è più. Vincere o perdere, persino il giocare non hanno senso, è stabilito prima da un programma capace di simulare anche le emozioni. I maestri sono finti, parlano a sproposito, attraverso parole messe in bocca da un computer, slegate tra loro e senza filo logico: niente è possibile imparare, semplicemente perché niente esiste. Gli sponsor hanno creato un altro mondo, dove chiunque può credersi chiunque, senza rendersi conto di dove sia, di che cosa stia vivendo. Le scuole tennis sono un file, un’impostazione ridicola, un giochino per bambini annoiati. Anno 2373, il concetto di palla non esiste più, l’uomo non esiste più. Soltanto il pensiero è rimasto, il corpo è stato gettato al macero, distrutto insieme alla altre inutili cose. La telepatia ha preso il potere in breve tempo, unica voce nel silenzio assordante del pianeta terra. Il tennis è evaporato in pochi secondi, si è disperso nell’aria come un gas, debole e confuso: gli sponsor l’hanno guardato e lasciato svanire. Anno 2473, l’ultimo pensiero ha smesso di respirare. Ora solo il vuoto. Il nulla. Il buio. Il silenzio prima del silenzio. Poi un colpo. Improvviso. Un altro colpo, ed un altro colpo ancora. Se qualcosa potesse dire di esistere, sembrerebbe una partita di tennis. Forse è il Maestro che sta giocando, prima di tornare a creare. Anno 4073, un italiano vince un torneo del Grande Slam: sono passati poco più di 2000 anni. La storia per fortuna non sempre segue il medesimo corso.

Andrea Villa

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