21 feb 2010

Postato da in Articoli | 1 commento

L’articolo della settimana (77) Avrei voluto

onestaAvrei voluto scrivere anche questa settimana un articolo sul tennis; raccontare una storia, sfogliare i dettagli, rendere visibili le sfumature, mettere gli accenti al posto giusto, lasciando nulla al caso. Mi sarebbe piaciuto catturare uno sguardo, afferrare un sorriso, cogliere un discorso, rubarlo e magari riuscire a tramutarlo in una favola. Ogni giorno accade qualcosa che merita di essere approfondito, reso noto anche agli osservatori più distratti. È sufficiente tenere gli occhi ben aperti, le orecchie sintonizzate, pronte a diventare una calamita, capace di attrarre la bellezza delle parole. Avrei voluto trovare l’ispirazione che spesso accompagna le mie giornate sul campo, dare libero sfogo alla fantasia, alla voglia di farmi guidare dove volesse portarmi. Sarebbe stato piacevole viaggiare verso una nuova avventura, alla ricerca dello sconosciuto, di quello che mai avevo attraversato. Trovare un’altra via è l’unico modo per non abbandonarsi alla noia, alla tediosa ripetitività degli eventi, evitando di restare intrappolati nelle banalità del quotidiano. Un rischio che provo a tenere lontano, a non farlo avvicinare, per non sentire il suo freddo abbraccio. Avrei voluto godermi i primi deboli segnali di primavera, il sole appena arrivato in città, la luce tornata a splendere dopo la pioggia, la fine del tanto temuto freddo inverno.

Mi sarebbe piaciuto farmi avvolgere serenamente dal nascente tepore, da quel calore che ogni anno riesce a rendermi più tranquillo, ad allontanare i soliti spettri. I fantasmi difficili da tenere a bada, che abitano nel profondo e spesso si risvegliano, appesantendo i miei già incerti passi. Avrei voluto gioire guardando il naso liberarsi dalla fastidiosa infezione che l’ha perseguitato per un mese intero, un rossore non di vergogna, non di dolore per qualcosa di sofferto, piuttosto una piccola malattia da curare. Sarebbe stato di grande sollievo sentire la guarigione farsi avanti, chiedere permesso e entrare nelle narici. Un lento svanire del male verso la normalità, un segno destinato a scomparire, lento come tutte le mie faccende: detesto il corto fiato della fretta. Avrei voluto non sapere cosa stesse accadendo, tenere a riposo l’ignoranza, invece di sfamare ancora la sete di sapere. Quanto sarebbe stato facile oscurare i pensieri, porre un velo davanti, schermarli con sapienza, con quella stupida metodica che hanno tutti gli stolti. Un facile migrare verso il nulla, dove niente esiste, nemmeno le ragioni, figurarsi i torti. Avrei voluto urlare la mia indignazione, mostrare al mondo la ferita, il sangue sulle mani nel tentativo di fermare l’emorragia. Sarebbe stato giusto gridare l’evidenza, ma ormai la verità è una frittata da girare a piacimento, fatta con uova marce. Non so se il cuore potrà incassare l’ennesimo colpo a tradimento, la spada infilzata da parte a parte; credere che a qualcuno importi è solamente un altro inganno, una speranza morta prima di venire alla luce. Avrei voluto vivere in un mondo migliore, intorno a me c’è solo fango, e tante mani tese, bramose di trascinarmi con loro nella sporca palude della viltà.

Andrea Villa

  1. Da quando ho scoperto il tuo blog ti leggo spesso, mi piace il tuo modo di scrivere.
    Lunedì 8 marzo per me non è una data da festeggiare, ci sarà in quel giorno un’udienza che porrà fine alla mia storia dopo “38” di matrimonio. Come sarà la mia nuova vita?
    “Avrei voluto, renderti più felice/avrei voluto, essere migliore./Essere capace di volerti bene/senza cambiarti no,/in modo naturale.Avrei voluto essere più forte,….
    Ma è andata come è andata,/è stato quel che è stato/e non ritornerà. (E’ una canzone degli Stadio).
    Un saluto e buona domenica

Lascia una risposta.