26 feb 2010

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Senza Categoria (7) I tentennamenti di Seppi

davisQuesto articolo è già vecchio. I fatti accadono in maniera troppo rapida, e altrettanto velocemente vengono raccontati. Le notizie si susseguono una ad una, con puntuale regolarità finiscono nella rete, diventando facile preda di chiunque. Mentre viene letto questo articolo è già passato, superato da qualcosa di nuovo, su cui i pescecani non vedono l’ora di buttarsi. Forse domani Andreas Seppi cambierà ancora idea, magari lo sta già facendo e qualcuno sta per rendere noto ogni suo pensiero. “Rinuncio alla Coppa Davis. Non so cosa fare. Accetto la convocazione, sono costretto”. Ecco la cronologia, la sequenza degli eventi, tutti corredati da commenti, giudizi, opinioni, interviste. In mezzo una sua lettera indirizzata alla Federazione, e la piccata risposta del Presidente. I tentennamenti di Seppi hanno creato le consuete fazioni, i tifosi si sono schierati, d’altronde aspettano soltanto di potersi dividere, di urlare come in qualunque arena le proprie ragioni. “La maglia azzurra è sacra. I giocatori sono professionisti, e quindi liberi di scegliere. Come si può mettere davanti gli interessi personali a quelli dell’intera nazione? Seppi deve pensare alla carriera, il capitano chiamerà semplicemente un altro al suo posto”.

Il popolo si è espresso, ha emesso il personale verdetto, scelto da quale parte stare, naturalmente a tempo di record, veloce come una prima di servizio all’incrocio delle righe. In questi giorni più volte mi sono chiesto se ci fosse stato qualcuno che avesse cercato di capire, di comprendere fino in fondo il motivo di una simile decisione. Il sommario giudizio è scattato quasi prima della conoscenza, scavalcando ogni tipo di riflessione, di approfondita ricerca della verità. La fretta oscura, blocca anche gli scaltri pensatori. Bisogna correre, adesso è già tardi, esprimersi subito è un obbligo: io preferisco aspettare, fare con calma, dare tempo al tempo. Le incertezze di Seppi nascondono qualcosa, le sue argomentazioni sono poco convincenti, persino quando viene intervistato dal maggiore quotidiano sportivo del paese. La verità non esce, rimane abbozzata, una balbuzie impenetrabile, che suscita pericolose dietrologie. Sembra quasi che non sia libero di motivare, di spiegare, come troppo spesso in tutto lo sport italiano. D’altronde come potrebbe essere altrimenti? Interessi poco chiari hanno preso il posto del risultato, il fango ha raggiunto ogni disciplina, lasciando di pulito poco o nulla. Dirigenti corrotti appaiono di continuo in televisione a moralizzare, dispensando consigli alla persone che fino al giorno prima hanno tentato di truffare; i conflitti di interesse si sprecano, come le amicizie da mantenere salde, e le alleanze da rendere più forti. L’anima è già stata venduta al dio denaro, come il corpo a compiacenti medici, a caccia dell’atleta perfetto, indistruttibile, immortale. Oggi ladri di professione, domani incensurati, candidi come la pelle di un neonato; tutti provvisti di corta memoria, bravi a sputare sentenze, dimenticando il passato alla prima occasione. Persino i giornalisti non sono più liberi, semplicemente perché hanno preferito non esserlo, meglio avere un padrone da servire, da cui farsi dire cosa scrivere: la nuova schiavitù della parola. Perché meravigliarsi del dietro front di Seppi, della rinuncia alla rinuncia, della costrizione ad accettare, della libertà di scelta condizionata, se non negata. La verità non emerge, è mistificata, un concetto astratto, sostituito dal giudizio, dall’opinione, dall’incerto procedere. Forse non ha più senso di esistere, di certo interessa sempre meno, perché ha un prezzo fuori mercato, almeno in Italia.

Andrea Villa

  1. Sono d’accordo con te Andrea…è una situazione veramente “surreale”…qualsiasi ragione ci sia dietro c’è incertezza, indecisione…immagina se dovesse giocarsi un match point con questo stato d’animo!!

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