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L’articolo della settimana (78) Cosa pensiamo sia lo sport?
I capelli sciolti a toccare le spalle, una sottile canottiera di marca, una collana di perle a cingere il collo. Non è un’immagine rubata a qualche sfilata di moda, nemmeno la fantasia di qualche famoso stilista. Non si tratta di modelle da passerella, di indossatrici che camminano mostrando le proprie grazie fasciate da costosi vestiti, con centinaia di occhi puntati addosso. Potrà sembrare incredibile, difficile da prendere per vero, invece corrisponde alla realtà, a quella che ogni giorno osservo con molta attenzione: si tratta semplicemente di tennis. I miei allievi spesso si lamentano, troppo faticosi gli allenamenti a cui li sottopongo, tante le energie che sono costretti a spendere, a consumare ogni volta sul campo. Pur ascoltando il loro malcontento, non voglio abbassare il ritmo, diminuire l’intensità, cedere a richieste incomprensibili. Cosa pensiamo sia lo sport? Mentre cerco una risposta convincente, continuo a fare lezione, a spingere i ragazzi con fermezza, motivandoli al massimo. Alcuni colgono il messaggio, impegnandosi con passione, per tentare di migliorare, nonostante lo sforzo da profondere sia elevato; altri appaiono quasi allergici alla fatica, come se temessero un invecchiamento precoce, mostrando un evidente rifiuto.
In questo modo sudare diventa un’eccezione, una stranezza, non la normalità; stancarsi è un pericolo da cui rimanere lontani, restando a debita distanza, per non rischiare di farsi toccare. Meglio risparmiarsi, aggirare l’ostacolo centellinando ogni stilla di preziosa energia; un passo in meno, una corsa in meno, un allungo in più, una palla lasciata in più: il gioco è fatto. In fondo perché rovinarsi il fisico per condurlo al limite, per capire quanto ha da offrire: è solamente uno sport. Le scarpe non si consumano per l’uso, piuttosto per vecchiaia, e le magliette possono essere indossate anche a fine allenamento, linde come prima di iniziare a giocare. Pochi scattano da una parte all’altra del campo, inseguendo la palla fino ai confini delle proprie possibilità, sbucciandosi le ginocchia e i gomiti; pochi desiderano crescere, avere obiettivi chiari e lottare per agguantarli, disposti ad affrontare la necessaria fatica. Stress, recupero, miglioramento. Un percorso da cui non è possibile prescindere, una strada da seguire fino in fondo. Non una passerella, una leggera camminata mentre si ammira il paesaggio, piuttosto un duro salire per arrivare in cima. La vetta attende chi ha dato tutto per raggiungerla, gli altri sono destinati a fermarsi a valle, incapaci persino di alzare lo sguardo verso l’alto.
Andrea Villa

… forse la parodia della vita?