5 Mar 2010

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Speciale (51) Assolo

saxL’assolo parte all’improvviso. Tra un canale e l’altro esce pescato per caso, impossibile non riconoscerlo. È mezzanotte e piove a dirotto, ma l’acqua sul parabrezza non si sente, scivola con rispetto, senza il solito ticchettio. La radio programma e non si domanda, emette suoni pur producendo emozioni. La città è un deserto, è tardi per una passeggiata, presto per cominciare l’ennesima giornata. La notte è una coperta che avvolge, la musica tiene svegli chi è costretto a vivere, ad andare o semplicemente a tornare. La strada sembra una lingua biforcuta, bagnata e viscida. Una mossa sbagliata, una leggera distrazione: scivolare via è questione di un attimo. L’assolo inizia con un soffio deciso, lungo e potente. Il tasto del volume implora di essere schiacciato, certe occasioni sono irripetibili. Le casse si gonfiano subito, mostrano il petto con fierezza, vogliono farsi notare. I finestrini tremano di piacere, conservando all’interno le note, quasi strette in un abbraccio. Non ci sono parole, non c’è bisogno di parlare. Tutto è racchiuso nell’ascolto, in una forma di preghiera.

Le mani si raccolgono, unite si posano sul volante. Dentro un mondo di luce, fuori soltanto lo scontato buio. Il tempo non ha ragione di esistere, è fermo ad aspettare gli eventi. Si mette da parte e resta a godersi lo spettacolo. L’assolo corre perché davanti a sé la strada è libera, non ci sono ostacoli. I tergicristalli spostano l’acqua con affanno, lavorano senza sosta. Mezzanotte è passata, ma continua a piovere. Le orecchie sono ancora tese verso l’infinito, una musica ipnotica. L’ultima nota cade insieme ad una goccia, ad un soffio appena accennato. La città è un deserto, nemmeno gli spettri la abitano. La radio programma risposte senza domande. La notte è un mantello che non può proteggere. La musica lascia spazio al tempo, un cane abbaia e l’auto si ferma per sempre.

Andrea Villa

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