7 mar 2010

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L’articolo della settimana (79) Una nuova scuola

barconeVincere al super enalotto è un sogno che accomuna tutti i giocatori, tanti sono i soldi messi in palio, una somma enorme in grado di cambiare il corso della vita. Pensare cosa accadrebbe in caso di successo, è un gioco divertente, che lascia spazio alla più fervida immaginazione. Come investire quella montagna di denaro? Smettere di lavorare? Viaggiare intorno al mondo? Dare libero sfogo ad ogni tipo di desiderio? Fare beneficenza? Continuare a vivere allo stesso modo? Insomma, che fare? Sembra semplice rispondere, soprattutto quando non si ha tra le mani il premio, la vincita milionaria. Chiacchierando con un amico maestro, provavo a dare un senso a tale eventualità, a non esternare le solite banalità, le scontate reazioni di chi si trova all’improvviso a dover affrontare un balzo così grande. Come spesso accade, il tennis riesce ad infilarsi in qualsiasi discussione, anche quando sembra essere lontano dalla centralità dell’argomento, trova il modo per avvicinarsi e rendersi credibile. “Se avessi quei soldi, aprirei la scuola tennis più costosa al mondo, con a disposizione strutture all’avanguardia, e una durissima selezione per accedervi; i migliori professionisti al servizio di atleti disposti a sottomettersi a regole ferree, da seguire alla lettera, pena l’immediata esclusione.

Un posto di altissimo profilo sotto ogni punto di vista, in cui formare soltanto chi ambisce a diventare un vero campione, un giocatore capace di entrare almeno nei primi cento posti della classifica mondiale”. Mentre ascoltavo la visione dell’amico maestro, cercavo di filtrarla attraverso i miei pensieri, di trovare punti in comune, di capire se potessi anche io scegliere quel tipo di investimento. È ovvio che la discussione ruotasse intorno al denaro, e al valore che ognuno gli attribuisce, ecco perché ho fatto una proposta completamente diversa: “Se avessi quei soldi aprirei una scuola tennis gratuita, riservata alla persone meno abbienti, ai figli di chi non ha più un lavoro, che fatica ad arrivare alla fine del mese, con un altissima percentuale di bambini extracomunitari. Per poter essere ammessi bisogna provenire da una famiglia che ha un autentico reddito sotto la soglia di povertà, senza alcuna possibilità di accedere alla costose realtà private del tennis giocato nei circoli. Una struttura dove potersi allenare, studiare, vivere senza pagare un euro soltanto, magari insieme ai genitori, coinvolti in un progetto fuori dal comune. Come obiettivo riscattarsi da una vita altrimenti fatta di poche speranze, attraverso il sogno di diventare giocatori di tennis, spinti da una fortissima volontà di emergere”. Avere differenti punti di vista permette il confronto, è un modo per capire qualcosa degli altri, di imparare che nulla è scontato anche quando sembra esserlo.
“Sei il solito classista al rovescio, odi i ricchi soltanto perché non provieni da una famiglia benestante, al contrario non faresti simili ragionamenti. Come se essere poveri fosse garanzia di integrità morale, comportamentale e motivazionale; puoi buttare via i soldi a tuo piacimento, regalarli a chi ti pare, di certo non farai grandi affari, e prima o poi anche le risorse più grandi sono destinate a finire”. Non detesto i ricchi, e non credo di essere classista, ma è vero che la mia famiglia ha dovuto fare enormi sacrifici per far giocare me e poi mia sorella. È strano non trovare comprensione, accorgersi di essere così distante da persone con cui si trascorrono intere giornate sul campo. Non posso per ovvi motivi descrivere ciò che ogni giorno vedono i miei occhi, e sentono le orecchie; tuttavia i risultati di un certo modo di affrontare il tennis sono visibili a tutti, forse a pochi importa proporre qualcosa di nuovo, un punto di rottura con il passato. “Nascere poveri non significa essere savi e integri, avere qualità superiori superiori alla media; nascere con la pancia già piena, senza una qualunque fame da soddisfare è per me un limite difficile da superare. Per questo sogno una scuola fondata sul riscatto, sull’autentica volontà di affermazione; una possibilità che la società classista in cui viviamo non permette più, perché ha paura di perdere l’unica ricchezza di cui può vantarsi: il denaro”.

Andrea Villa

  1. Andrea,…anche la mia scuola tennis “ideale” sarebbe gratuita come la tua, ma più che tra ricchi e poveri cercherei di garantire l’accesso gratuito alle attività a chi veramente lo “VUOLE” e non a chi può pagare e chi no…

    Valuterei anche io senz’altro motivazioni di base, comportamenti, ecc… cose insomma che NON PUOI certo comprare…

    Poi magari,…tanto se ho vinto all’enalotto potrei permettermelo,…attiverei anche programmi di aiuto e di conivolgimento SOLO x chi ne ha veramente bisogno….ma in questo modo, se vi fosse anche solo un bambino “ricco” che se lo merita, troverebbe il suo spazio su una base “di merito” e non su quanto ha nel conto corrente il padre….

  2. Caro Gianni, come darti torto; il merito e le autentiche motivazioni dovrebbero sempre essere al centro dell’attenzione, in qualunque attività. Purtroppo mi sto a malincuore accorgendo, che il denaro ogni giorno di più tenta di comprare persino la bravura, il talento e soprattutto le opportunità. Ecco il perché di una proposta provocatoria e di rottura, una scuola gratuita per chi non può spendere nemmeno un euro. Sono convinto che se una cosa non possa essere barattata con i soldi, abbia un valore ancora più prezioso, comprensibile solo da chi non si ferma all’apparenza, al costo, alla profondità del conto in banca. Stanno nascendo troppe accademie molto onerose, che emanano un odore di “affare”, orientate verso obiettivi poco sportivi, e tanto economici. Le porte della mia scuola gratuita sarebbero aperte a tutti, ma non dimentichiamo che chi ha grandi disponibilità di solito cerca il posto dove farle valere.
    Andrea Villa

  3. Andrea, questo post è commovente… sarebbe bellissima come idea e poi proprio per il tennis, che è così formativo sia mentalmente che dal punto di vista del comportamento…

  4. Beh cominciamo con questo, meglio di niente no?

    blog.libero.it/juniortennispro/

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