14 Mar 2010

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L’articolo della settimana (80) Atteggiamenti

Le luci del campo sono orientate male, provocano un riflesso, impediscono di vedere bene la pallina. L’avversario prima di servire fa un gesto fastidioso, si asciuga le mani, creando un disturbo, impedendo la corretta concentrazione. Il sorteggio è stato particolarmente avverso, molti giocatori deboli si sono scontrati tra loro, il tennis non è uno sport democratico, non ha come principio quello di portare avanti tutti: una vera ingiustizia.
Tre piccoli episodi che hanno qualcosa in comune, una ricerca della giustificazione, della causa esterna ad una manchevolezza, all’incapacità di essere più forti. Qualche tempo fa avevo scritto che lo sport preferito dagli atleti italiani è l’alibi, la scusa in grado di arrivare in soccorso, abile a coprire i fallimenti, gli insuccessi. Non mi piace mai scaricare le responsabilità individuali, spostando le colpe verso altre direzioni, mistificando la realtà dei fatti; insisto quotidianamente con i ragazzi che alleno riguardo questo aspetto, purtroppo pur impegnandomi al massimo, spesso mi accorgo di non essere abbastanza convincente. Colgo molte reazione fuori luogo, esagerate, non giustificabili;

si preferisce trovare subito un movente estrinseco, piuttosto che approfondire con intelligenza i motivi dell’accaduto. Ecco che diventa facile imputare il sistema, gli avversari, o addirittura l’elettricista, quando si gioca male, o si è semplicemente più deboli degli altri. Avere lacune da colmare dovrebbe essere la motivazione principale dello sport, la spinta verso il miglioramento, invece provoca stucchevoli prese di posizione, che bloccano ogni tipo di progresso. Chi non si è mai sentito inadeguato? Oppure palesemente scarso? La molla per recuperare il terreno nasce proprio dalla consapevolezza di voler raggiungere chi ci precede, e magari riuscire a superarlo. Di certo non sono i comodi alibi a poterci condurre lontano, è meglio imparare a ingoiare i tanti bocconi amari, invece di rigettare tutto alla prima difficoltà. Quando si è in campo, i pensieri sono rivolti sempre alla nostre indecisioni, dimenticando che anche gli avversari sono soggetti a incertezze e tentennamenti; tuttavia in caso di sconfitta si preferisce dare meriti e colpe ai fantasmi, alle ombre che non sappiamo mandare via. In settimana mentre riprendevo un allievo riguardo un suo consueto atteggiamento controproducente, ho capito quanto lavoro debba ancora fare; nel momento in cui ho sentito la risposta al mio tentativo di riportarlo verso un comportamento ragionevole: “Non capisci niente, non capisci niente, che cosa vuoi”, mi sono reso conto di come sia dura crescere. Forse il vero problema non è il tennis, nemmeno vincere o perdere; forse la questione ruota intorno ad un livello di sopportazione molto scadente, e a infinite giustificazioni che puntualmente emergono a salvare il naufrago in balia delle onde.
Mi chiedo se abbia ancora senso spendere energie per educare, e non cedere alla tentazione di lasciar correre, facendo finta di nulla. Un vecchio maestro ammonisce che quando non si riprende un allievo dopo aver commesso un errore, significa non avere più a cuore il futuro di quella persona; non ci sono scuse, questo è l’unico atteggiamento da seguire.

Andrea Villa

Ringrazio l’amico Fabrizio Brascugli (www.lealidellafarfalla.net) per aver scovato questo prezioso filmato su youtube.com.

  1. Gugliemo says:

    ANDRE TU MI DEVI SCRIVERE I TEMI!!! SUL SERIO TRA DUE LUNEDì C’HO IL TEMA IN CLASSE..TI MANDO LA TRACCIA E ALMENO DOPO DUE ORE VOGLIO UN MEX DI DUE PAGINE!! 😉 great ..byeee

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