4 apr 2010

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L’articolo della settimana (83) Per me è importante

Nelle ultime settimane mi è capitato di giocare con alcune ragazze che di norma non si allenano con me. È successo per pura coincidenza, a causa di qualche assenza, e alla conseguente possibilità di recuperare le lezioni perse. Non amo molto queste situazioni, un po’ mi imbarazza mettere a confronto il mio modo di affrontare l’insegnamento con quello degli altri maestri, una via così diversa da risultare di difficile comprensione. Nonostante le titubanze ho cercato come sempre di offrire il meglio, di capire le esigenze di queste nuove persone, e di soddisfarle in pieno; una sfida di complessa lettura, soprattutto per il poco tempo a disposizione, e la certezza di un loro ritorno al maestro di competenza. Mentre cercavo la chiave per aprire uno spiraglio in cui riuscire a comunicare con chiarezza, mi sono chiesto perché fosse così importante fare una buona lezione, anche con allieve che avrebbero giocato con me soltanto una volta. Desideravo forse mettermi in risalto, mostrare quanto fossi più preparato e motivato rispetto al loro insegnante? Era appena lo sciocco comportamento di un vanesio, di un egocentrico alle prese con una nascosta mania di grandezza?

Oppure era semplicemente il normale servizio da dare, vera quanto scontata professionalità? Osservavo le ragazze palleggiare, ed il dubbio serpeggiava nella testa, quanta autenticità c’era nel mio atteggiamento? Confesso di essermi stancato il triplo durante quell’allenamento, per il timore di dire la cosa sbagliata, di apparire diverso da ciò che sono, di mortificare la loro voglia di giocare; tuttavia pian piano la lezione ha iniziato a decollare, a salire di tono, verso un confronto sereno e piacevole. Pur avendo una visione originale del mio lavoro, in alcuni momenti ho paura di diventare un abile manipolatore, più che un tecnico, pronto a dare il giusto consiglio su come si debba stare in campo. Un’inquietudine reale, che può avere come effetto il toccare le poche certezza degli allievi, magari costruite nel tempo, insieme al maestro di riferimento. La comunicazione rimane un puro esercizio di equilibrismo, che deve sempre presupporre un grosso sforzo verso la percezione delle altrui convinzioni, e come siano diventate tali. Per questo motivo sono attento, ora dopo ora, a dosare le parole, a cogliere gli sguardi, a voler sapere di più riguardo il mio interlocutore; per non rischiare di farlo soffrire, di provocare un’inutile patimento, persino durante una semplice ora di tennis. Alla fine ci siamo lasciati con reciproca soddisfazione, una lezione in cui tutti abbiamo imparato qualcosa, un’occasione che non è andata persa. Una ragazza mi ha chiesto se potevo farla giocare un’altra volta, evidentemente si era trovata bene; in quel momento ho capito perché per me è così importante essere un maestro, per i pochi impagabili momenti in cui riesco a fare felice qualcuno, soltanto per avergli fatto prendere qualche palla!

Andrea Villa

  1. Purtroppo, troppo spesso, molti di noi non hanno questo approccio al lavoro che descrivi tu…e di conseguenza, chi invece si dedica all’insegnamento con professionalità e competenza, è poi costretto a fare veri e propri “giochi di prestigio” per avere credibilità e “tenere alto” il nome della Categoria….

    Alla fine però, sulla mia esperienza e per fortuna, il lavoro fatto bene…ti ripaga SEMPRE ….sotto tutti gli aspetti…

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