21 Apr 2010

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Speciale (56) Troppo

Troppo, francamente troppo. Oltre ogni limite. In quantità esagerata. Un’onda che travolge. Sovrasta, schiaccia, comprime. Un carico pesante. Gravoso. Preme sulle spalle. Affatica le gambe. Obbliga il cuore, costringe la mente. Ad un super lavoro. Ad un dispendio di energie. Ad un consumo di vita. Insopportabile. Inaccettabile. Inevitabile. Nessun risparmio, nessuna sosta. Troppo di tutto. Ancora di più. Sempre di più. Un impegno continuo. A palla di fucile. Avanti e indietro. Indietro e avanti. Una sfacchinata, una sgobbata, una strapazzata. Oltre ogni ragionevole pensiero. Al di là delle peggiori previsioni. Sciolto nel sudore. Evaporato. Liquefatto. Distrutto. Un pezzo alla volta. Cristallo polverizzato. Annientato. Portato via dal vento. Dalla tempesta. Tuoni e fulmini. È troppo. Semplicemente troppo. Oltre il confine dell’umana comprensione. Se esiste. Dove non c’è ritorno. Solo stanchezza. Difficoltà. Stento. Un travaglio senza fine. Per il corpo, per la mente, per il cuore. Abbandonato. Preso a calci.

Buttato tra i rifiuti. Calpestato da un peso enorme. Troppo grande. Da tenere. Da sostenere. Da portare. Un lavoro immeritato. Un compito ingrato. Assiduo. Costante. Durevole. All’infinito. Intrappolato nel tempo. Un unico infausto tempo. Troppo lungo. Francamente troppo esteso. Un abbraccio impossibile. Mancano le forze. Le energie. Il fiato. Un debole vigore non basta. Ci vuole ben altro. Per certe dimensioni. Per certe opprimenti dimensioni. È troppo. Per qualcuno è troppo. Veramente troppo. Gli altri stanno a guardare e ridono. Ridono troppo.

Andrea Villa

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