25 apr 2010

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L’articolo della settimana (86) Entrare nel cervello

Non sono uno scienziato, eppure mi piacerebbe comprendere con precisione come funziona il cervello dell’uomo; una scatola tanto piena da avere dentro di sé una enorme quantità di cose interessanti, che spesso sfuggono anche al più preparato degli studiosi. Certamente alcuni aspetti sono stati ben approfonditi, analizzati con estrema attenzione, e catalogati come sicuri; un lavoro che ha richiesto tempo, ma anche un intelligenza sopra la media, proprio per capire come funzionasse la parte più importante del nostro corpo. Molte volte mi è capitato di non riuscire a capire che cosa passasse per la testa dei miei allievi, durante una comune lezione di tennis; forse se avessi potuto entrare nel loro cervello, sarei stato in grado di osservare meglio i pensieri, cogliendo la vera essenza di comportamenti all’apparenza inafferrabili. Se fossi un veggente, capace di leggere la mente altrui, forse sarei un maestro migliore, e non dovrei sforzarmi così tanto per intuire cosa si nasconda dietro le facce dei ragazzi che alleno ogni giorno. Un’operazione affascinante, quanto pericolosa, poter disporre con dell’intelletto delle persone con cui mi relaziono, ma di grande aiuto per chi cerca di comunicare con efficacia, soprattutto di insegnare a giovani in crescita.

Di fronte a strane reazioni, sovente rimango stupito, e subito vorrei disporre di una telecamera celebrale, per avere le immagini della mente, cercando corrispondenza tra azioni e pensieri. Non voglio mettere in dubbio la bontà dei comportamenti, nemmeno credere che possano essere poco sinceri, semplicemente essere certo delle mie scelte, su quali aspetti insistere, tentando di correggere i tanti errori fatti. Dentro una scatola colma, è facile allungare una mano, qualcosa senza dubbio riuscirà ad afferrare, non sempre però sarà ciò che si stava cercando. Ecco perché sono molti i dubbi che nascono durante le ore di lezione, perplessità difficili da interpretare, da mandare via, per lasciare spazio alla certezze; dopo aver insistito parecchio su una chiara visione, mi domando se sia stata percepita nella maniera corretta, e non sia stata soltanto un tentativo di manipolazione andato a vuoto. Cosa è passato nella testa degli allievi, quali tracce sono rimaste, dopo quasi nove mesi di allenamenti? Un debole segno, oppure un cambiamento rilevante? Rispondere significherebbe avere la possibilità di entrare nel loro cervello, poterlo guardare da vicino, pezzo per pezzo, ed arrivare finalmente alla verità. Giusto o sbagliato che sia, fugherebbe le incertezze, permettendo di affrontare il lavoro di insegnante con maggiore tranquillità, senza doversi sempre affidare alla speranza di agire in maniera corretta; un mistero per ora impossibile da districare, nascosto nella parte più profonda di ognuno di noi.

Andrea Villa

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