2 Mag 2010

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L’articolo della settimana (87) Sauna

La quantità di calore che ho immagazzinato nelle ultime settimane credo possa rappresentare un record. Cinque lunghe ore passate nel campo coperto, mentre all’esterno il sole di primavera faceva capolino in tutta la sua lucentezza, alzando le temperature oltre le medie stagionali. Una follia allenarsi al chiuso, almeno per la maggior parte delle persone, senza dubbio per i miei allievi, tutti concordi nel desiderio di giocare finalmente all’aperto. Come biasimarli, dopo tanti mesi sotto i “palloni” chiunque sente la necessità di respirare un po’ d’aria, di vedere il cielo sopra la testa, e non il solito telo pieno rattoppi fatti male. Molte sono state le loro lamentele, la parola caldo quella più usata, a testimoniare una reale sofferenza, per una situazione quasi al limite della sopportazione. Hanno ragione, le lagnanze avevano un autentico fondamento, sembrava di stare in una sauna, con un’altissima percentuale di umidità, e pochissimo ossigeno da respirare. Quasi una prova di resistenza, l’attraversare un deserto senza sole puntato in faccia, un forno capace di cuocere anche il più ostico dei cibi. Quando uscivano per bere, sentivano di ricevere una botta dall’aria che improvvisamente li colpiva, entrando nei polmoni di sorpresa, inebriandoli come fossero stati sopraffatti da una droga.

Tornare all’interno diventava difficile dopo aver assaporato la freschezza dell’esterno, un mondo dove apparentemente i più fortunati potevano giocare senza essere schiacciati da troppo calore. Ricordo che i ragazzi trascorrono soltanto un’ora o poco più al coperto, certamente giocando, sudando e facendo molta fatica, mentre io, nonostante non debba correre dietro alla palla, ci passo tutto il pomeriggio, senza proferire alcun malcontento. Per cercare di essere convincente, e lenire un po’ le loro titubanze, ho spiegato che forse lavorare in fonderia è peggio, soprattutto se si è costretti a farlo per tutta la propria vita lavorativa; millecinquecento gradi da sopportare ogni giorno, respirando non il profumo di qualche delicato fiore, piuttosto le esalazioni dei materiali che vengono fusi per essere poi utilizzati in differenti modi. In fondo abbiamo giocato a temperature più basse, vicine appena ai quaranta gradi, quelle che d’estate cerchiamo per rendere le vacanze memorabili, rincorrendo il sole e l’abbronzatura, magari in qualche meta esotica. Come al solito scoperto il velo che separa dal cielo, inizierà a piovere, impedendo a tutti di allenarsi, e provocando le consuete critiche per aver tolto il telo senza aver prima dato un’occhiata alla previsioni del tempo. Meglio quindi farsi qualche sauna in più, ma essere sicuri di poter giocare, piuttosto che aspettare annoiati la fine dei temporali, maledendo l’idea di non aver più nemmeno un campo coperto. In ogni caso chi insieme a me ha sopportato il caldo infernale delle ultime settimane, ha alzato la propria soglia di adattamento, e godrà maggiormente nell’uscire, e alzare lo sguardo verso l’infinito. Anche se oppressi da tanta umidità, ho visto i ragazzi impegnarsi allo spasimo, disputando persino ottime partite di torneo, senza risparmiarsi, oppure lasciandosi vincere dalle avverse condizioni. Un segnale di maturità, di carattere, che un po’ mi rende orgoglioso, un evidente segno del buon lavoro svolto, e di un approccio convinto nei confronti di un percorso distante dalla banale normalità.

Andrea Villa

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