9 mag 2010

Postato da in Articoli | 0 commenti

L’articolo della settimana (88) Spazzatura

Nel momento in cui qualcosa non serve più, è rotta, oppure è stata usata per un tempo troppo lungo, usurandola in maniera evidente, di solito si getta via. Diventa spazzatura, un rifiuto diretto in discarica, dove può avere una duplice sorte: venire riciclata per un nuovo utilizzo, o peggio trasformarsi in cenere, bruciata insieme ad altri materiali non più riconvertibili. Ogni giorno produciamo tonnellate di immondizia, messe da parte con estrema facilità, a testimoniare di quanto si consumi quotidianamente, a volte con molta leggerezza. Buttare significa spesso avere già il cambio, l’oggetto in sostituzione, al posto di quello vecchio, magari soltanto per possedere un modello più recente. Chi ama le mode non vede l’ora di sfoggiare la novità, di mostrare l’ultimo esemplare, come se nulla riuscisse a mantenere un valore nel tempo: meglio quindi lasciarlo scivolare tra il pattume. Pochi fanno opera di recupero, cercando di non essere schiavi di facili tentazioni, di una rincorsa verso un continuo spreco, di un folle gettare via. È questo quello che penso mentre guardo i miei allievi durante la seduta di preparazione atletica, un momento trasformato radicalmente rispetto al passato, a cui ormai è stato tolto qualsiasi attributo positivo, quasi un peso da spedire presto in spazzatura.

Durante i tanti corsi d’aggiornamento, tutti i maestri sono d’accordo sul fatto che i bambini svolgono poca attività motoria, passando molto tempo seduti sui banchi di scuola, o davanti ad un computer, giocando magari alla playstation. Discorsi ormai abusati, che non fanno una grinza, i cui rimedi purtroppo vanno nella direzione esattamente opposta. Spesso leggo addirittura della scarsa preparazione dei giocatori professionisti italiani, rispetto a quelli stranieri, forse causa principale dei mediocri risultati nel circuito; un critica a volte severa, ma giusta, che dovrebbe spingere ad una riflessione concreta, partendo dalla base fino alla cosiddetta elite. Invece proprio dove servirebbe maggiormente, l’attività motoria viene ridotta ai minimi termini, sia in termini di tempo che di qualità; in molte scuole tennis è addirittura facoltativa, o dura un tempo brevissimo rispetto all’allenamento con la racchetta. Nelle ultime settimane ho discusso con i ragazzi di questo problema, sottolineando che nella prossima stagione non vorrò più tollerare le assenze alla seduta atletica, troppe e mai giustificate con argomenti convincenti. Per fargli capire la differenza tra il passato e oggi, gli ho raccontato come mi allenavo io durante i pochi anni in cui ho provato a diventare un giocatore; sia quando ero ancora alla scuola, che poi nel mio passaggio nel settore agonistico, non potevo mai saltare la ginnastica, pena l’esclusione dalla lezione di tennis, che durava quanto l’allenamento sul campo, e a volte persino di più! Ho avuto la fortuna di avere un professore molto scrupoloso, che ci ha fatto lavorare tantissimo, non abbassando mai la tensione, e riuscendo persino a farci avere un buon ricordo di un periodo molto faticoso. Il confronto con le attività odierne è stridente, grazie all’ipocrisia degli addetti ai lavori, e alla complicità dei genitori, che insieme hanno svilito il valore della preparazione atletica, ormai ridotta ad un passatempo a cui partecipano soltanto pochi motivati allievi. Se non si riuscirà a cambiare rotta, ad invertire la tendenza, ci ritroveremo con bambini ed adolescenti sempre più scarsi dal punto di vista motorio, con lacune impossibili da riempire completata la crescita. Purtroppo i segnali non sono incoraggianti, il rischio è che anche la poca ginnastica, venga definitivamente gettata via, ridotta a brandelli e buttata nell’immondizia più puzzolente, tra i rifiuti impossibili da recuperare.

Andrea Villa

Lascia una risposta.