20 giu 2010

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L’articolo della settimana (93) All’infinito

A mezzanotte in punto cerco l’abbrivio, l’inizio di un nuovo articolo; è in un momento di passaggio che comincio, prendendo l’ennesimo spunto dal tempo, e da come le faccende appaiono ripetersi all’infinito. Non è così semplice avere sempre qualcosa da scrivere, su cui ragionare, in modo da proporre una riflessione intelligente; la povertà di alcuni periodi della vita rende l’animo avaro di emozioni, chiude piacevoli sensazioni, deprime persino i desideri più forti. Forse è causata dalla ripetitività degli eventi, da una certa ovvietà delle cose, come se non potessero che svolgersi in un’unica maniera. La notte segue il giorno, poi si ritira per far spazio di nuovo alla luce, e così via all’infinito; quasi come gli scambi che non sembrano finire mai, avanti e indietro in continuazione, intervallati da piccole pause in cui la palla è ferma, prima di tornare a girare nell’aria. La scuola tennis è terminata, il Torneo Avvenire è arrivato a portare una ventata di aria fresca, ora è il tempo dei campus estivi, poi delle lezioni ai pochi rimasti in città, delle strette vacanze; un susseguirsi veloce di eventi uguali a se stessi ogni anno, in fila uno dopo l’altro come alla cassa di un grande supermarket, dove i cibi vengono battuti senza nemmeno sincerarsi di cosa siano fatti.

I bambini vengono a giocare, il maestro cerca di insegnare il tennis, i genitori chiedono, vogliono sapere, qualcuno impara, tanti dovrebbero cambiare sport. Mentre sono immerso in una folla di mini giocatori, li guardo passarsi una palla, cerco di capire, di intuire l’invisibile, di scrutare il futuro; è strano rendersi conto di conoscere già il destino, di avere piena coscienza di ciò che accadrà, come in un continuo deja vu, in cui niente è totalmente nuovo. Solite parole, consueti consigli, equilibrismi dialettici, argomentazioni di grande diplomazia, che si auto generano, alimentandosi come un fuoco impossibile da spegnere. Eppure il tempo dovrebbe portare cambiamenti, sorprese, novità, saper cogliere impreparata anche la persona più esperta, padrona di un vissuto importante; invece il suo trascorrere tende a riproporre, a riportare, a ripassare dove già aveva lasciato un segno: un infinito che non significa senza fine, piuttosto un semplice ripetersi. Nelle ultime settimane ho scritto poco ed osservato molto, letto e pensato tanto; ho messo in cascina materiale prezioso, che per ora voglio tenere da parte, ben nascosto da occhi indiscreti. Forse l’illusione di rompere l’infinito ciclo sta proprio nei discorsi che ronzano di continuo nella mia testa, uno sciame in perenne movimento, speranzoso prima o poi di essere liberato. Per ora supero un’altra mezzanotte battendo lettere su una tastiera nera, perdendomi fra parole un po’ criptiche, e sognando un infinito slegato dal tempo, e dai suoi battiti costantemente a ritmo.

Andrea Villa

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