4 Lug 2010

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L’articolo della settimana (95) Scelte

Attaccare o difendere? Lungo linea o diagonale? Piano oppure alla massima forza? La capacità di scelta è una qualità del giocatore vincente, di chi riesce a capire quale mossa fare e soprattutto quando eseguirla. Ogni volta che si colpisce una palla si è costretti a trovare una soluzione ad un problema, in un tempo molto piccolo, con un avversario in attesa soltanto dell’errore altrui. Il gioco del tennis è un continuo dover prendere una decisione, da cui quasi sempre deriva la bontà del risultato, o al contrario l’amarezza per una sconfitta; una serie di veloci scelte da cui è impossibile sottrarsi, che fanno la differenza tra il successo e il suo opposto. Chissà se fuori dal campo avessimo gli stessi ritmi, se le importanti faccende della vita dipendessero da pochi istanti in cui poter prendere una direzione piuttosto che un’altra. Forse sarebbe l’istinto a prevalere, lasciando al ragionamento uno spazio limitato, evitando di rimuginare in continuazione, dondolandosi tra inefficaci indecisioni. Eppure talvolta la sensazione è quella dell’inevitabile, dell’unicità della soluzione, come se non fosse possibile fare altro.

Una specie di calamita che attira la scelta verso di sé, liberando il campo dalle opzioni, e facendoci credere di esserci andati liberamente. Sono sempre più convinto che ci sia un destino unico, verso il quale convergono tutte le decisioni prese, una sottile trama di cui non possiamo vantarci di muovere i fili. Questo non significa avere un atteggiamento passivo, nemmeno restare immobili ad attendere gli eventi, piuttosto è un invito ad approfondire il senso della direzione presa, ad avere una visione più ampia, a non limitarsi a banali supposizioni. Non so se un simile ragionamento possa avere qualche fondamento di verità, o se è soltanto il tentativo di giustificare alcune scelte e le conseguenze derivate da tali mosse; tuttavia anche durante una partita mi è capitato spesso di pensare che qualunque decisione avessi preso, l’incontro non sarebbe cambiato nella sostanza, come se il fato avesse in qualche modo già disegnato l’ineluttabile sviluppo. Non è nemmeno facile spiegare con chiarezza un sensazione così effimera, supportata solamente da vaghe percezioni, e non da concreti accadimenti. Ragiono e mi domando quale scelta, attaccare o difendere? Lungo linea o diagonale? Piano oppure alla massima forza? Pochi istanti che causano conseguenze molto più lunghe, un tempo breve capace di condizionare una piccola eternità: la vita in mano all’unico destino possibile.

Andrea Villa

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