5 lug 2010

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Risultati (40) Wimbledon

E’ Rafa Nadal ad alzare la coppa, suo il torneo di Wimbledon per la seconda volta, dopo il successo nel 2008; a poco sono valse le resistenze del sorprendente finalista Berdych, capace nei turni precedenti di battere Roger Federer, campione in carica, e Novak Djokovic. In una partita sempre sotto controllo, lo spagnolo ha impiegato tre set (63 75 64) per conquistare l’ottavo slam della carriera, ora gli mancano soltanto gli US Open, evento che gli è sempre sfuggito. A onor del vero, l’erba di Wimbledon assomiglia sempre di più alla terra rossa, i rimbalzi sono omogenei e maggiormente alti, e quindi controllabili anche dai giocatori che amano restare a fondo campo; la volee sembra ormai un colpo desueto, utilizzato da pochissimi interpreti, che presto saranno protetti come specie in via d’estinzione. In campo femminile ancora un trionfo per Serena Williams, che porta a tredici slam il suo bottino personale, il quarto a Wimbledon; in finale con Vera Zvonareva l’andamento della partita non è mai stato in dubbio, 62 63 in poco più di un’ora di gioco. Questa settimana il circuito maschile è a Newport, e in contemporanea si giocano i quarti di finale di Coppa Davis, con un interessante Francia-Spagna. Le ragazze invece giocano sulla terra rossa di Bastad e Budapest.

Il tabellone maschile di Wimbledon:

http://www.wimbledon.org/en_GB/scores/draws/ms/msdraw.pdf

Il tabellone femminile di Wimbledon:

Andrea Villa

http://www.wimbledon.org/en_GB/scores/draws/ws/wsdraw.pdf

  1. Daniele says:

    Caro Andrea,
    Il risultato di Wimbledon 2010 certifica, dopo una lunga e dolorosa agonia, la sicura defunzione del TENNIS da noi amato ; noi, puristi ed amanti delusi di una realtà tennistica purtroppo da lungo tempo tramontata miseramente. Evitando di suonare già le campane a morto, azione nella quale da tempo si prodigano giornalisti, o presunti tali, nei confronti di un umile tennista con una carriera “più che onorevole” (come direbbe il mitico Gianni Clerici) e vincitore di “soli” 16 Slam, vorrei proporti alcune riflessioni sulla realtà del tennis attuale, facendo in particolar modo riferimento al torneo di Wimbledon. In primo luogo, come da te già sostenuto nell’articolo sovrastante, parlare di erba sui campi di Wimbledon è un’iperbole paranormale : corretto ed esatto sarebbe, invece, citare la”terba” di Wimbledon (o “erba battuta”, Clerici docet…), che rende quest’ultimo simile ad un cugino minore del parigino Roland Garros (torneo dove tutti i tennisti più tecnici del pianeta danno il meglio di sé…), favorendo, di conseguenza, scambi interminabili da fondo campo, rimbalzi altissimi ed un gioco il più lontano possibile da quello che io amo definire “bel tennis”. Altrettanto corretto sarebbe poi fare alcuni riferimenti a tutti quei colpi, ormai desueti (direi quasi defunti), che hanno reso immortali tantissimi tennisti e tenniste sull’erba vera di Wimbledon : non possiamo dimenticare le sublimi volée e discese a rete di Stefan Edberg, il gioco potente ma assai elegante di Boris Becker, i tocchi raffinatissimi ed eccezionalmente squisiti di John McEnroe, i rovesci in back, i diritti in chop e gli attacchi in backspin di Jana Novotna, le traiettorie sfuggevoli e sempre precise, raffinate ed eleganti della grandissima Martina Navratilova (non parliamo poi del mitico Rod Laver… sconosciuto ai più). Tutti questi colpi, se fino a qualche anno fa erano minacciati di estinzione ma potevano comunque sopravvivere sui verdi prati dell’All England Club, ora non sopravvivono nemmeno a Wimbledon, luogo da sempre considerato come la principale fonte di ispirazione per tutti i tennisti dotati di tecnica e tocco.
    Oggi Wimbledon e diventato terreno di caccia anche per il più terraiolo e fondocampista dei tennisti in circolazione, come possono testimoniare gli arrivi di Benneteau, Ferrer, Melzer, Lu agli ottavi di finale, o la “vittoria mutilata” di Nadal ; basta risalire indietro nel tempo per vedere che tennisti come Thomas Muster, vincitore del Roland Garros nel 1995 e di 40 tornei su terra rossa, come Sergi Bruguera, due volte vincitore a Parigi, o non partecipavano volontariamente a Wimbledon (ditemi un tennista che oggi farebbe una cosa del genere !!) oppure raggiungevano, come massimo il primo turno, giusto per il fatto di essersi iscritti al torneo. Wimbledon non è più Wimbledon, l’erba non è più erba, non è più il terreno dove un rovescio in back metteva in difficoltà il colpitore bimane, fosse stato questo anche il n.1, non è più la superficie dove la palla non faceva in tempo a toccare l’erba che immediatamente schizzava via, quasi senza rimbalzare, non è più il regno del tocco e del ricamo tennistico… Oggigiorno la gente si esalta di più con una sbracciata scomposta di diritto piuttosto che con una palla corta, si esalta di più con uno scambio di 45 colpi piuttosto che con una discesa a rete o con un serve&volley, si esalta di più con una cannonata da fondo campo piuttosto che con un attacco in back ed una buona volée.
    Io, nella mia vetustà tennistica, rifiuto questa visione bestiale del tennis, e, ad una partita tra il solito spagnolo pallettaro, arrotino e pedalatore (…) e il tennista “made in Bollettieri Accademy” incapace di un’elementare e minima variazione di gioco, ma piuttosto boscaiolo e gran picchiatore, preferisco rivedere una finale di Wimbledon tra Stefan Edberg e Boris Becker, una finale dello Us Open tra Martina Navratilova e Hana Mandlikova (la tennista più sottostimata di tutti i tempi), un match di John McEnroe o Jana Novotna.
    E, magari, dis iuvantibus, i sommi numi tutelari del tennis, dopo averci concesso il Verbo, a noi tutti impartito dall’angelico Roger Federer, avranno forse un giorno la bontà di guardare sulla nostra terra e vedere in quale stato barbaro e decaduto giaccia il nostro amato sport, grazie al malefico contributo di taluni personaggi…

    “Una cosa è certa. Il girono in cui Roger Federer smetterà, saremo inconsolabili. Non abbiamo perso una sola sua partita negli ultimi anni, già impegnati ad elaborare il lutto della sua perdita. La bellezza del suo gesto non sarà forse indispensabile al tennis, ma lo è alla vita. Un mondo di soli Nadal è duro da raccontare”
    (Giancarlo Dotto)

  2. Caro Dani,
    come darti torto! Condivido in pieno le tue riflessioni, e per confermare la loro veridicità, ti porto la mia testimonianza. Nel 1992 ho avuto la fortuna di andare a vedere il torneo di Wimbledon, e di disporre dei biglietti per il campo centrale per tre giorni; un’occasione imperdibile per ammirare i più grandi tennisti di quel periodo tra cui l’amato John Mcenroe, alla sua ultima apparizione sull’erba londinese. Non voglio dilungarmi in noiosi aneddoti di quanto mi sia divertito, semplicemente portare un dato statistico, numeri impossibili da confutare. Questi i quarti di finale dell’anno 1992 del singolare maschile: Mcenroe-Forget, Becker-Agassi, Sampras-Stich, Ivanisevic-Edberg; tutti questi ottimi giocatori praticavano regolarmente il servizio e volee, tranne Agassi, e tutti hanno vinto almeno una volta il torneo (escluso il francese Forget). Il gioco di volo era fondamentale, palleggiare da fondo campo era impensabile a causa del basso rimbalzo della palla, e i terraioli erano regolarmente eliminati nei primi turni, o addirittura preferivano non partecipare. Soltanto diciotto anni dopo questi sono stati i quarti di finale del singolare maschile: Federer-Berdych, Djokovic-Lu, Tsonga-Murray, Soderling-Nadal; appena due vincitori di Wimbledon e nessun esponente del servizio e volee, grazie all’erba trasformata in qualcosa di simile alla terra rossa. Un cambiamento voluto, in modo da rendere equilibrate tutte le prove del Grande Slam, eliminando di fatto gli specialisti, portando a mio avviso un livellamento tecnico decisamente orientato verso il basso. Purtroppo Federer è in fase calante, e dietro di lui non vedo chi possa con pari dignità diventare il suo erede; si dicevano le stesse cose anche quando Sampras stava per ritirarsi, poi è apparso Re Roger, non ci resta che sperare!
    Andrea Villa

  3. Daniele says:

    Caro Andrea,
    Apprezzo molto il tuo commento di risposta, e mi auguro che le nostre non siano state parole spese invano ; purtroppo il tennis moderno privilegia sempre più la “quantità”, la potenza folle ed un gioco decerebrato, alla “qualità”, che rimane ad appannaggio di pochi eletti (…). In questo tripudio statistico vorrei proporti alcuni dati relativi al torneo di Wimbledon, a partire dal 1968, anno in cui si aprì ufficialmente l’era Open : cominciando ad elencare i vincitori, si osservano nitidamente 2 vittorie di Rod laver, 2 di John Newcombe, 1 di Stan Smith, 1 di Jan Kodes, 2 di Jimmy Connors, 5 di Bjorn Borg, 3 di John McEnroe, 3 di Boris Becker, 1 di Pat Cash, 2 di Stefan Edberg, 1 di Michael Stich, 1 di Krajicek, 7 di Sampras, 1 di Agassi, 1 di Ivanisevic, 1 di Hewitt, 6 di Roger Federer, 2 di Nadal. Dal ’68 al 2002, il torneo di Wimbledon è stato vinto 25 volte mediante un solido gioco di rete, coadiuvato da un altrettanto efficace serve&volley (non includo Borg e Connors, capaci tuttavia di prendere la rete con continuità, almeno a Wimbledon), dal 2002 ad oggi l’unica vittoria accompagnata da un solido gioco di rete (serve&volley compreso) fu quella di Federer nel 2003 (l’ultima vittoria su “erba pura”, prodotta mediante un gioco scintillante e sublime), il che dovrebbe far riflettere, soprattutto i grandi saggi dell’All England Lawn Tennis and Croquet Club…
    Tutto ciò, come da te sostenuto, è subordinato ad un rallentamento delle superfici, che ha eliminato gli specialisti, contribuendo inoltre ad un abbassamento del tasso tecnico in circolazione ; giocatori tecnici esistono (si vedano i vari Llodra, Stepanek ed il Santoro di parecchi anni fa), ma il progressivo rallentamento dei terreni di gioco (la moquette degli Australian Open, il torneo di Madrid, mutato dal veloce alla terra rossa, e chissà come mai…) non ne valorizza le qualità. Mai e poi mai Nadal avrebbe vinto Wimbledon su erba pura, e lo dimostra il fatto che nel 2005, con una minima esistenza d’erba, venne sconfitto da Gilles Muller, non un fenomeno ma con qualità erbivore più che discrete, mai e poi mai avrebbe eseguito scambi di 15/20 colpi a punto (un po’ come se Vilas o Muster avessero giocato quattro finali a Wimbledon e ne avessero vinte due… sic).
    Per concludere mi concedo umilmente (e lo ammetto, narcisisticamente) una piccola citazione letteraria, tratta dal capolavoro di Ugo Foscolo “Le Grazie”, nel quale le tre donne vengono inviate sulla terra, a riscattare il genere umano dall’imbarbarimento e decadenza nel quale questo è avvolto.

    “Alle Grazie immortali
    le tre di Citerea figlie gemelle
    è sacro il tempio, e son d’Amor sorelle;
    nate il dì che a’ mortali
    beltà ingegno virtù concesse Giove,
    onde perpetue sempre e sempre nuove
    le tre doti celesti
    e più lodate e più modeste ognora
    le Dee serbino al mondo. Entra ed adora”.

    “E tu onore di pianti, Ettore, avrai ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane”
    (“Dei Sepolcri, Ugo Foscolo)

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