11 lug 2010

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L’articolo della settimana (96) Sciocchezze estive

Il caldo è una tenaglia, comprime le tempie, toglie le forze, annulla ogni volontà. È soffocante, impedisce quasi di respirare, qualsiasi tentativo di ristoro sembra inutile, dall’effetto passeggero; eppure il freddo inverno non è stato piacevole, la voglia d’estate appariva una necessità, un desiderio di calore che ora è simile ad una condanna. Persino pensare diventa pesante, una fatica autentica, come se il cervello si rifiutasse di restare attivo, prigioniero nella stretta morsa di una temperatura insopportabile. Giorni e giorni senza pioggia, o almeno un leggero refrigerio, dato da qualche veloce temporale, un regalo per chi passerà i mesi bollenti in città. Persino il tempo acquista una dimensione diversa, più lenta, meno piena di cose da fare, di cui preoccuparsi; c’è senza dubbio minor affanno, un dilatarsi delle faccende quotidiane, differente rispetto alla centrifuga in cui spesso si è costretti nei mesi invernali. Le sparute lezioni sono un bagno di sole, a qualunque ora non c’è possibilità di sfuggire alla palla di fuoco che entra nel campo, ospite di cui si farebbe volentieri a meno.

I pochi stoici giocatori sono animati da una passione incrollabile, o forse non hanno niente di meglio da fare, mentre il maestro cerca di raggranellare un po’ di soldi, resistendo alla tentazione di non lavorare più. Durante le lunghe pause pomeridiane, il sonno è l’unica compagna che mi viene a trovare, dormire è un toccasana, un momento di pace, di distacco totale dal mondo, una vera gioia. Il divano è comodo, accoglie la mia stanchezza senza fare domande, e io affondo profondamente, fino a quando la maledetta sveglia mi ricorda di essere ancora vivo. In quell’istante c’è sempre un sogno interrotto, che tento di ricordare, e magari concludere lavorando di fantasia, lasciando all’immaginazione pieni poteri. Barcollo mentre provo ad alzarmi, con i vestiti bagnati come se avessi giocato, invece ho soltanto riposato, strano finire allo stesso identico modo. È la tenaglia del caldo che non guarda in faccia a nessuno, inutile spalancare tutte le finestre, provocando un leggera corrente d’aria, un sollievo passeggero, incapace di un reale miglioramento. Lavorare poco permette di avere più tempo libero, meno pressioni, ma anche il rischio di non riuscire a tenere a bada certi pensieri, scomodi, fastidiosi e per nulla piacevoli. Una spada di Damocle pendente sopra la testa, che non si riesce ad eliminare, a togliere in maniera definitiva. L’estate dovrebbe essere la stagione piena di momenti beati e allegri, in cui scacciare via le ombre, dimenticandole in un angolo, almeno per qualche tempo. Dormendo di giorno il più a lungo possibile, la notte diventa breve, come la vita di quegli insetti che volteggiano sotto la luce dei lampioni. Mentre li guardo dal balcone, mi chiedo se si rendono conto di essere attirati da un falso bagliore, che li inganna, accendendosi e poi spegnendosi a comando; forse a loro non importa, perché riescono a godersi quei pochi momenti felici, senza farsi troppe domande.

Andrea Villa

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