22 ago 2010

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L’articolo della settimana (101) Per ridere, per piangere

Viene da ridere ad ascoltare ciò che esce nel mese di agosto dalla scatola della verità, dall’elettrodomestico che tutti posseggono e tengono acceso per interesse, noia, abitudine e mille altri motivi. Una insana risata compare sulla bocca mentre il consigliere comunale di turno ricorda che ogni anno aumenta sempre di più il numero dei negozi aperti, delle persone rimaste in città, dei servizi offerti a chi non è potuto volare in qualche paradiso, a godersi un periodo di vacanza. Peccato che quando si abbia bisogno di scovare un ristorante, magari per mangiare una semplice pizza in compagnia, diventi una vera impresa trovare una serranda non sbarrata, senza il fantomatico cartello “chiuso per ferie”. Le poche automobili che attraversano le strade deserte di Milano invitano a guidare con calma, finalmente è facile parcheggiare, osservando durante il tragitto sparuti individui apparire e poi sparire in qualche angolo buio della città. Le persone ci sono, ma non escono di casa, semplicemente perché non sanno dove andare, come passare il tempo in una realtà venduta come moderna e europea: niente di più falso. Seduti ad un tavolino all’aperto, con un amico maestro è quasi scontato cadere nella rete del tennis, fra le braccia di una passione comune, che riempie il tempo persino in una periodo di riposo, o almeno di minore attività. Nelle sue notti insonni, mi racconta di essere stato rapito da una vecchia partita degli Australian Open del 1995, in cui Pete Sampras a più riprese si era fatto vincere da copiose lacrime, scosso per l’aggravarsi delle condizioni di salute del suo coach Tim Gullikson, che morirà per un tumore al cervello un anno dopo. Un duro colpo per il campione statunitense, capace di lottare in quella occasione contro le proprie emozioni, e di battere comunque il connazionale Jim Courier dopo una battaglia durata cinque set. Quando qualcuno dal pubblico urlò “fallo per il tuo coach”, fu un momento veramente toccante, in cui Sampras riuscì a trasformare il pianto nella rabbia del trionfo. Un episodio di rara umanità, in cui emerge il legame che dovrebbe esserci sempre tra giocatore e allenatore, troppo spesso fatto di superficialità e scarsa empatia reciproca. D’altronde in una società dove tutti i posti di potere sono occupati da opportunisti e puttane, sembra impossibile instaurare rapporti umani profondi, sinceri e trasparenti, che non abbiano come base su cui appoggiarsi, soltanto convenienza e calcolo. Eppure la scatola magica dice che le strade sono piene, i negozi aperti e la città più viva che mai. Nel breve tragitto che mi separa dal circolo incontro saracinesche ben serrate, sporadici mezzi pubblici e solitari passeggiatori, forse alla ricerca di qualcuno o di qualcosa. Davanti all’entrata mi imbatto in un paio di persone che parlano da sole, ad alta voce; nessuno ci fa caso, perché i marciapiedi sono vuoti, voci che si disperdono nella vacuità della solitudine. Cerco di capire cosa stiano dicendo, se abbia un senso ciò che esce dalla loro bocca, ma forse non è nemmeno importante trovare un significato a tutto. “Cosa credi che non capisca, non sappia essere comprensiva?”. È l’unica frase che riesco a cogliere con chiarezza, tentando di immaginare la vita di quella donna matura, la sua infanzia, la scuola, se ha una famiglia, dove vive e come trascorre le giornate. Ride e continua a parlare al mondo, ride nel mezzo di un discorso astruso, che forse soltanto un genio è in grado di comprendere. Oltre la porta del club c’è il mondo dorato, in cui l’unica preoccupazione è far volare alta una pallina, in modo che non resti prigioniera nella rete della vita. Talvolta vorrei essere un fantasma, per apparire e scomparire a comando, nel momento del bisogno; oppure trasportare il mio campo sulla luna, dove giocare lontano, guardando gli altri da una distanza irraggiungibile. Rido, ma vorrei piangere, quando sento qualcuno questionare sul fondo del campo, sulle righe sollevate dalla pioggia, sulle buche che provocano cattivi rimbalzi. Forse è un’altra forma di pazzia, che non viene definita tale solamente perché espressa all’interno di un prestigioso circolo di tennis. Allora esco e anche io comincio a parlare da solo.

Andrea Villa

Il filmato dell’incontro degli Australian Open 1995 tra Pete Sampras e Jim Courier (per piangere).

Al seguente link, l’imperdibile filmato di Roger Federer e Rafa Nadal mentre girano uno spot: risate assicurate.

http://www.megaupload.com/?d=MW3TT6GO

Per motivi di copyright il video viene costantemente rimosso da youtube, per scaricarlo definitivamente bastano pochi minuti, vale veramente la pena (per ridere)!

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