29 ago 2010

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L’articolo della settimana (102) Marziani

I marziani sono tra noi, la loro presenza è in continuo aumento, giorno dopo giorno diventano più numerosi, tra qualche tempo saranno in maggioranza. Gli omettini verdi si riproducono fuori controllo, ad una velocità elevata, bizzarre creature dall’aspetto inequivocabile, che presto si confonderanno abilmente con il resto della popolazione. Niente panico, non è il caso di generare inutili allarmismi, il pianeta terra sta cambiando, mutando come ha già fatto molte altre volte durante i millenni, quindi dobbiamo soltanto trovare l’ennesimo adattamento. Non è facile avvistare un marziano, bisogna avere l’occhio abbastanza allenato, essere recettivi e pronti all’individuazione. Negli ultimi giorni ho avuto la fortuna di incontrare alcuni esemplari, tutti alle prese con il gioco del tennis, che evidentemente è molto apprezzato anche in lontane zone dell’universo. Purtroppo quando il clima è piuttosto umido, capita di essere avvicinati da fastidiosi moscerini, piccoli insetti che ronzano vicino alla testa, capaci di disturbare una lezione, oppure una partita. Bisogna essere un po’ pazienti, non farci troppo caso, e continuare a giocare, quasi come se non ci fossero; forse sono attratti dal sudore, o da qualche particolare profumo, il motivo ancora mi sfugge. Snervata dal ronzio, ho visto una ragazza uscire dal campo, perché gli era impossibile colpire la palla, troppo distratta dal pensiero che potesse ingoiare un moscerino: “Chissà su quale merda si sarà appoggiato, e se dovesse per sbaglio entrarmi in bocca?”. Ho dedotto che su Marte i piccoli insetti non esistono, ecco un esempio di civiltà avanzata, dove nessun disturbo naturale frena gli allenamenti dei giovani di belle speranze. Eppure ho notato che un signore, invece di abbandonare la sfida, si è messo a cospargere le righe con precisione di un potente insetticida, quasi le stesse dipingendo di nuovo: una tecnica strabiliante, altra prova di maggiore intelligenza da parte degli omuncoli verdastri. Sole oppure ombra? Da quale lato del campo è meglio stare per essere certi di una prestazione di alto livello? Meglio iniziare nel lato dove trionfa la luce, ha pensato un marziano, in fondo è più facile vedere la pallina, chiaramente inquadrabile, pronta per essere rispedita all’avversario. Tuttavia troppa luminosità rischia di accecare, e se invece si passasse dove è l’oscurità a dominare? Che bello non avere quella palla di fuoco in mezzo agli occhi, ma una leggera brezza ad accompagnare i movimenti. Qualcosa ancora non funziona, il buio non permette di fissare il bersaglio alla perfezione, che situazione insostenibile, l’unica soluzione sarebbe quella di girare il campo, magari spostandolo dove il sole e l’ombra non si divertono a rincorrersi di continuo. Senza dubbio su Marte tutto deve essere omogeneo, sede perfetta dove proporre il quinto torneo del Grande Slam! Alla conclusione di un’ora di tennis, è consuetudine passare lo “straccio”, in modo da lasciare il campo per i successivi giocatori in buone condizioni, un gesto che in quasi tutti i circoli viene considerato una prassi, un atto di buona educazione. Per effettuare l’operazione occorrono un paio di minuti, e non un intelligenza sopra la media, si tratta soltanto di far scivolare un “pezzo di rete” sul terreno, eliminando segni, impronte, e piccole imperfezioni: almeno sul nostro pianeta! Mi sorge il dubbio che altrove abbiano sperimentato con successo una nuova tecnica, tale da soppiantare un’abitudine ormai da considerarsi ben radicata. La staggia si usa di solito per stendere la terra rossa, oppure il sottomanto, nel momento in cui viene fatto un campo nuovo, oppure risistemato magari dopo la stagione invernale. Una innocente marziana ha pensato di utilizzare quello strumento come alternativa, trascinandolo avanti e indietro, avanti e indietro, riuscendo appena a muovere un po’ di polvere: la soddisfazione dipinta sul suo viso era inequivocabile, avevo assistito alla messa in opera di un originale metodo, certamente già brevettato sul pianeta rosso! Intanto mi è capitato di leggere un articolo su una rinomata rivista di tennis, in cui un maestro riprendeva il metodo di allenamento del papà di Sergi Bruguera, campione spagnolo numero tre al mondo nel 1994 e vincitore di due Roland Garros. Il titolo in prima pagina è esplicito: “Così chiunque può diventare un top 50!”. Pur non credendo mai all’infallibilità di certe proposte, mi sono sforzato di analizzare con attenzione la metodologia, che mette al primo posto una vera chicca: “Vince chi sbaglia meno!”. Forse tale illuminante base di partenza, l’ha scoperta su Marte, per poi consegnarla a noi, poveri imbecilli, che preferiamo commettere errori su errori, solo per il piacere di farlo. A proposito, due giorni fa ho ingoiato un moscerino, e mi sono comparse strane macchie verdi sulla schiena: mi starò trasformando?

Andrea Villa

  1. Cristina says:

    ho letto anch’io l’articolo in questione e sembra che tutti noi, che quotidianamente abbiamo a che fare con i marziani, siamo dei falliti perché non riusciamo ad avere un allievo nei primi 50 del mondo: in fondo è così facile…
    Potremmo tutti scrivere un libro sulle stranezze che nel corso degli anni abbiamo visto sui campi. Nel mio piccolo sto cercando di montare una telecamera nascosta per riprendere il metodo di un ragazzo apparentemente normale, magari non particolarmente dotato nel tennis, di passare lo straccio: in tanti anni di tennis (parecchi, ahimè, in più di te…) non ho mai visto nulla del genere. Se ce la faccio ti mando il filmino, così lo potrai pubblicare

  2. Paolo Maga says:

    Maestro Villa,
    E’ sempre un gran piacere leggere i tuoi scritti ed in questo caso è stata anche una piccola lezione.
    Farò attenzione, da oggi, in particolare dopo aver varcato i cancelli verdi del TCA, a non farmi cogliere dal virus. Credo di avere un buon sistema immunitario, ma i virus sono contagiosi ed il rischio di pandemia ambrosiana in alcuni momenti è veramente alto.
    Ciao,
    paolo

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