4 set 2010

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L’articolo della settimana (103) Skyline

Roger Federer omaggia la città di New York presentandosi con il disegno delllo skyline della “grande mela” stampato sulle scarpe, durante l’ennesima partecipazione agli Us Open. I suoi piedi fatati si muovono lungo il campo come quelli di un ballerino esperto, che riesce a rimanere in equilibrio anche nelle situazioni più scomode, facendo persino passare la racchetta in mezzo alle gambe, per colpire una palla impossibile per quasi tutti i comuni mortali. Mentre ammiro il campione svizzero regalare un delizioso cioccolatino ai fortunati spettatori, penso a quanti passi abbiano fatto i suoi piedi, non soltanto fra le righe di un campo da tennis, piuttosto per arrivare a toccare la cima di uno sport tanto competitivo. È stato bravo il fotografo a immortalare la base su cui poggia il talento, la capacità che rende un uomo più bravo, il numero uno, seppur non all’infinito. Un cammino composto da molte tappe, un lungo viaggio la cui genesi non sempre è chiara, sconosciuta ai più: forse è un segreto che soltanto Roger potrebbe svelare. Vorrei avere nella testa l’immagine del primo giorno in cui ha calcato un campo, chi l’ha fatto palleggiare, quali sensazioni ha provato, cosa gli ha suggerito il maestro. Difficile pensare ad un Federer bambino, magari accompagnato dai genitori al circolo, ancora principiante, alle prese con i rudimenti, i passi da fare all’inizio di una strada che lo porterà molto lontano. Dietro il computer osservo silenzioso i nuovi iscritti alla scuola tennis, i candidati, i novizi alla ricerca di un posto nel piccolo grande mondo del tennis. Non arrivano mai soli, sono sempre portati per mano, qualcuno dalla mamma, altri dal papà, tanti da entrambi, pochi dai nonni. La prassi è ogni volta la medesima, qualche dato anagrafico, un breve riassunto della storia sportiva del pargolo, pochi minuti di gioco con il maestro, che già al secondo colpo ha capito chi si trova di fronte. Un simile provino non è accomunabile ad un reality televisivo, gli insegnanti non sono una giuria pronta a cassare o esaltare le doti del prodigio di turno, cercano semplicemente di essere buoni istruttori, tirando fuori il meglio da tutti gli allievi. Fosse così semplice, basterebbe esprimere un sincero giudizio tecnico, inserire il giovane tennista nel gruppo dedicato, e preoccuparsi dell’addestramento, e successivamente dell’allenamento. Purtroppo la faccenda è più complicata, resa spinosa e ingarbugliata dalla visione distorta dei genitori, che in maggioranza hanno già in testa il valore del figlio, e quale sia la prospettiva giusta da inseguire. Per questo motivo,durante la veloce prova, sono tutti prodighi di consigli, di suggerimenti, per non correre il rischio di disattendere le aspettative, o peggio di fare brutta figura davanti ai maestri. Nascosto dietro al computer, batto i tasti a vuoto, aspettando di aggiungere un altro iscritto alla lista, e intanto mi sforzo di pensare a Roger Federer, a quel colpo sotto le gambe, e alla sua faccia il primo giorno di scuola tennis. “Gioca bene, di solito non giochi così; come fai il diritto, fallo bene! Apri prima, piega le ginocchia, girati, vai indietro!”. È dura essere bambini, e avere solo il desiderio di giocare: “Resti concentrata cinque minuti e poi non ti importa più niente; non è questo che voglio. Questo sport è difficile, se vuoi farlo seriamente; non farmi arrabbiare, altrimenti ti faccio smettere di giocare”. È dura essere bambini e dover soddisfare i bisogni altrui, quando invece si ha solamente l’infantile desiderio di giocare. “Che cosa stai facendo?”, chiede una mamma ad una innocente bimba, perché preferisce colpire l’aria invece della palla; mi permetto di dire alla signora : “Fa quello che può”, staccando per un secondo gli occhi dallo schermo. “Mio nipote non ha mai preso in mano una racchetta”, ci racconta una nonna, mentre il nipote saltella dappertutto, mostrando una discreta pancia; “Però ha il fisico” si affretta ad aggiungere, d’altronde quando madre natura interviene c’è poco fare, penso io passando le dita sulla tastiera e sbagliando così a segnare il cognome del pupo. Quando un timido papà ci chiede se la figlia può frequentare il corso nonostante sia molto scarsa, restiamo increduli davanti a tanta sincerità, unico caso in una intera giornata di provini. Tanti sono i passi da fare, un vero campione ha i piedi che gli fanno male, ma ricorda con chiarezza il primo, quello più importante, per arrivare a guardare con fierezza la propria linea dell’orizzonte.

Andrea Villa

Roger Federer docet, anche Francesca Schiavone esegue il colpo sotto le gambe!

  1. Alessandra says:

    ..quanto è vero ciò che dici.. Andrea.. e a volte vorresti dire.. signora mamma, provi lei a colpire la palla.. e non l’aria.. buon lavoro Andrea.. buon lavoro..

  2. sergio Arosio says:

    Caro Andrea,
    agli inizi di un nuovo anno scolastico-tennistico, ti faccio tanti auguri di buon lavoro e che tu possa ottenere tante soddisfazioni dai tuoi allievi. Te le meriti.
    Ciao e a presto.
    Sergio

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