20 set 2010

Postato da in Strali | 4 commenti

Strali tennistici (2) Coppa Davis

PRIMO STRALE: Il buon Starace ha detto che contro la Svezia siamo stati sfortunati, vittima di una maledizione! Solo con la Svezia? Anche con il Belgio, la Croazia, la Finlandia, il Marocco, lo Zimbabwe, la Spagna due volte, Israele, ancora Croazia, e la Svizzera! Non è che per caso siamo un po’ scarsi?

SECONDO STRALE: Il capitano Barazza ha detto che nel tennis si vince e si perde: illuminante! Forse dopo l’ennesimo tentativo fallito di risalire in serie A, sarebbe il caso di cambiare, ma non succederà, perché in Italia lo sport meno praticato in assoluto è rassegnare le dimissioni!

TERZO STRALE: Avvistati in tribuna a Lindkoping Nicola Pietrangeli e Lea Pericoli, alla loro ultima apparizione in pubblico: pare siano pronti per essere inseriti nel nuovo museo del tennis in costruzione al Tc Ambrosiano: imbalsamati vivi!

Andrea Villa

  1. Paolo Maga says:

    Maestro Villa,
    Il terzo strale è una delle più belle battute degli ultimi tempi. E devo dire che di gente simpatica ne frequento parecchia!

    Invece una considerazione seria. Nel mio passato sportivo da agonista (..ovviamente non nel tennis…), da ragazzino, ho imparato una delle più importanti lezioni della vita: ho imparato a perdere. Ma maestri di vita e di sport che insegnano ai bambini ed ai ragazzi questo “fondamentale”, ce ne sono pochi.
    Starace non ne ha mai avuto uno, deduco dalla sua affermazione.

    Ciao,
    Paolo

  2. Caro Andrea,
    Le tue sagaci battute mi impongono nuovamente di proporti qualche riflessione al riguardo (saprai già come la penso…) :
    Nuovamente la gloriosa nazionale italiana di tennis si è esibita in una figura totalmente penosa ed oscena, nello spareggio di Coppa Davis contro la Svezia, il quale relega nuovamente l’Italia dove più gli compete, ovvero nella serie B tennistica ; ma ancora più imbarazzante è sentire l’opinione di alcuni giornalisti ed opinionisti, i quali si sono esibiti nelle più funamboliche e sperticate acrobazie linguistiche, millantando l’ignobiltà ed indecenza del doppio svedese (ricordo ai meno informati che il signor Simon Aspelin vanta una vittoria agli US Open, 12 titoli in carriera e 32 finali, mentre Robert Lindstedt ha disputato quest’anno la finale ai Championships, ha vinto 10 titoli e disputato 18 finali) e tentando di paragonare l’osceno Bolelli con Robin Söderling : “Bolelli non è assolutamente inferiore a Söderling” o “Cos’ha Soderling in più rispetto a Bolelli ?” affermava un intelligentissimo (?) opinionista e fino conoscitore dello sport della racchetta su Supertennis, meravigliandosi quasi. Ebbene, Söderling vanta 5 titoli ATP e 15 finali, 2 finali consecutive al Roland Garros, quarti di finale a Wimbledon e US Open, semifinali ad Indian Wells e Miami, nonché la quinta posizione nel ranking ATP (tutti numeri che, qualora in possesso di un tennista italiano, lo farebbero assurgere ad onori divini, quasi fosse una divinità imperiale), mentre il “grande talento” Bolelli (affermazione documentata di un opinionista), veleggia intorno alla 116ma posizione, non ha MAI vinto un titolo ATP in carriera e, come massimo risultato in un torneo del Grande Slam, vanta due terzi turni a Parigi e Londra (e non ho citato una statistica impietosa, ovvero qualcosa come 14 sconfitte consecutive al primo turno in tornei ATP, sintomo di una gravissima fragilità psicologica e mentale) : un confronto, per quanto si voglia essere sportivamente ed ossessivamente sciovinisti, assolutamente impraticabile ed irreale.
    Se poi vogliamo metterla sul profilo puramente tecnico, anche in questo caso non si può non essere realisti : Söderling sovrasta tutti i potenti e raffinati giocatori italiani in tutti i colpi, dal servizio ai colpi di rimbalzo (aggiungiamoci anche una superficie che i nostri tennisti non hanno praticamente mai visto…) ; a questa precisa disamina, vincoliamo anche un atteggiamento (mi riferisco a Fognini e Bolelli) totalmente apatico, svogliato, senza passione o interesse alcuno (mai che uno dei due esprimesse un minimo di contentezza o rammarico per un punto vinto o perso, semplicemente un attitudine da elettrocardiogramma completamente piatto), un’attitudine da giocatori semplicemente rassegnati, condannati senza appello al patibolo.
    Tutte queste riflessioni, vincolate ad un ristrettissimo momento (quale lo spareggio di Coppa Davis), implicano tuttavia una riflessione più ampia ed approfondita sulla realtà attuale del “movimento tennis” italiano e sulle responsabilità della FIT, la quale, in quest’ultimo periodo, ha campato sulle spalle dei risultati di Pennetta e Schiavone (e, da questo punto di vista, la vittoria parigina della Schiavone è stato un ottimo balsamo e palliativo per la Federazione, la quale si è prodigata nella deificazione ed esaltazione di questa, mascherando teatralmente i disastrosi risultati del settore maschile) ; non dimentichiamoci le varie beghe da condominio tra Pietrangeli e Panatta, le condanne da legge islamica pronunciate dalla FIT nei confronti di vari giocatori che non si prestavano alla convocazione, con tanto di pubbliche sceneggiate napoletane, e gli stessi giocatori che alludono alle scuse e rinunce più disparate (neanche dovessero difendere finali Slam o Masters 1000, o fossero reduci da un periodo intenso, quando, in realtà, se proprio va tutto bene, vengono eliminati costantemente al primo turno di ogni torneo). Focalizziamo piuttosto la nostra attenzione sui risultati dei nostri tennisti (per quanto riguarda le nostre tenniste, tutti sanno come stanno realmente le cose…) estrapolando quanto di più certo, veritiero e certificabile vi sia : l’ultima vittoria italiana (in campo maschile) in un torneo ATP risale al 2006 (Volandri nel modestissimo torneo di Palermo), l’ultimo risultato degno di nota in un torneo del Grande Slam sono i quarti raggiunti a Wimbledon da Sanguinetti nel 1998 (!!), l’ultima finale di Coppa Davis nel 1998, l’ultima (ed unica) vittoria nel 1976. Barazzutti, in piena estasi mistica, si dichiara contentissimo del gioco espresso dai nostri tennisti, del carattere e della mentalità di questi, convinto delle possibilità di tornare in serie A (da dieci anni è seduto sulla sua poltroncina di Davis, e da dieci anni accumula delusioni su delusioni), Starace, da buon campano, si appella alla malasorte, alle macumbe di presunti ignoti (evitando di domandarsi quale sia la situazione dei nostri gloriosi tennisti, e di indagare sui risultati di questi), Nicola Pietrangeli e Lea Pericoli regalano ogni tanto qualche fugace apparizione sulle tribune dei campi da tennis, quasi fossero divi di Hollywood, Binaghi (in pieno stile parlamentare) rimane incollato al suo cadreghino di presidente della Federazione, apparendo esclusivamente quando Schiavone e Pennetta ottengono qualche risultato di rilievo, i nostri giornalisti si consolano pietosamente pensando alle situazioni tennistiche di Svezia, Inghilterra o Germania, un tempo grandi potenze tennistiche (dimenticando che l’Inghilterra non primeggia in Davis ma ha un certo Andy Murray, e lo stesso dicasi per la Svezia con Söderling, la Germania con Kohlschreiber, etc…).
    Contenti loro…

    Un cordiale saluto,
    Daniele

  3. Caro Dani,
    la povertà del settore maschile del tennis italiano è innegabile. Purtroppo latita in un limbo di mediocrità da molto tempo, schiacciato persino dai risultati delle ragazze, senza dubbio più meritevoli di attenzione. La Coppa Davis conferma il livello attuale dei nostri ragazzi, una serie B meritata, e a cui apparteniamo ormai da dieci anni. Ciò che stupisce è la capacita di quasi tutti i paesi del mondo di trovare un campione, anche dove non c’è alcuna tradizione, o grandi vittorie nel passato. Penso spesso a possibili soluzioni, a cambiamenti da proporre, purtroppo il sistema appare incancrenito, prigioniero di meccanismi difficili da scardinare; tutti coloro che appartengono al mondo del tennis hanno un pizzico di responsabilità, forse azzerare ogni cosa potrebbe essere l’unica via, ma non credo accadrà a breve, soprattutto dal punto di vista dirigenziale, categoria che in Italia, non soltanto nello sport, sembra godere nel perseverare nel fallimento.
    Andrea Villa

  4. serrarenato says:

    Non e’facile dire quando l’Italia del tennis avra’nuovi campioni del calibro di Pietrangeli-Panatta-Barazzutti per poter risalire in serie A.Nell’attesa dobbiamo vivere l’attualita’investendo sempre più’ sui giovani,rispettando il presente.

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