2 Ott 2010

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L’articolo della settimana (107) A Viola

Un vecchio compagno di Liceo è diventato qualche giorno fa di nuovo papà: è arrivata Viola, terza nata dopo due gemelle, avute in precedenza. Un vero atto d’amore mettere al mondo un figlio, un segnale di ottimismo verso la vita, forse un coraggioso gesto al limite dell’incoscienza. Ho profonda ammirazione per chi decide di dare continuità alla specie, di offrire una speranza al futuro; è incredibile vedere un piccolo essere umano, sbattere gli occhi per la prima volta, irrazionale cercare di capire da dove sia venuto, difficile immaginare come potrà crescere. I genitori guardano la minuscola creatura con orgoglio, consapevoli della sfida a cui andranno incontro, che mai li vedrà vincitori fino in fondo. Spesso mi chiedo se non sia un’enorme rischio avere un figlio, in Italia, a Milano, oggi; lo domando a me stesso come se stessi per diventare padre, pensando ad una simile eventualità in maniera concreta, tentando di sentirmi coinvolto realmente. Nemmeno la peggiore delle società deve in alcun modo frenare il desiderio di creare una famiglia, di scegliere quale senso dare alla propria vita; nonostante tale principio, continuo a dubitare, ad essere scettico, quasi meravigliandomi delle persone che invece non si sono fermate davanti alle prime perplessità. Lavorare con i bambini, e con molti adolescenti, mi permette di avere sott’occhio le generazioni del futuro, quasi di catalogare i diversi pensieri, i differenti comportamenti, corroborati dai sempre più frequenti contatti con i genitori. Capire è la parola a cui mi affido, comprendere è necessario per non equivocare, per non cadere nel tranello della superficialità, e dell’approssimativo giudizio. È uno sforzo ben pagato, che mi ha fatto diventare un insegnante attento, forse migliore rispetto a quando ho iniziato quasi venti anni fa, più sincero ed aperto, pronto a qualsiasi forma di confronto. Tuttavia talvolta mi trovo di fronte a ragioni spiazzanti, a condotte che stridono violentemente con le mie credenze, imponendo riflessioni molto caute. Offro ai giovani l’alibi dell’inesperienza, dello scarso vissuto, non a chi è tenuto a guidarli, a stargli vicino affinché crescano retti e savi. Sentire una ragazza lamentarsi dei “soliti” extracomunitari, dicendo “Questi marocchini di merda devono rimandarli tutti a casa”, oppure un ragazzo asserire che “I romeni sono tutti decerebrati mentali”, e vedere un altro portare con fierezza il fazzoletto verde di uno dei partiti di governo, provoca in me un blocco, una sincope mentale, fermando qualsiasi logica reazione. È un caso se gli splendidi adolescenti in questione provengono da scuole gestite da preti e suore, dove evidentemente i valori cristiani di tolleranza, solidarietà e fratellanza, sono ancora in cima alla lista delle cose più importanti da insegnare. Non voglio fare d’un erba un fascio, piuttosto ricordare i simboli celtici sui banchi di scuola ad Adro, la simpatica riscrittura da parte di un certo senatore Bossi della dicitura S.P.Q.R. (sono porci questi romani, al posto di senatus popolusque romanus; si è scusato, quindi è come se non l’avesse mai detto), gli scontri a Milano tra esponenti di Forza Nuova e dei centri sociali fuori dal Liceo Manzoni, e la barzelletta con bestemmia finale del Presidente del Consiglio, con protagonista Rosy Bindi. D’altronde non vogliamo essere padroni in casa nostra? Senza dubbio! È questa l’idea che abbiamo di progresso e di libertà? Se avessi oggi un figlio sarei molto preoccupato, come lo sono per i ragazzi che anno dopo anno vedo transitare sul campo da tennis, sempre più in balia di pericolosi input, di altrettanto arduo filtraggio. Non so se spetta anche a me spiegare che extracomunitario significa non provenire da un paese della Comunità Europea, tra cui Stati Uniti, Australia, Cina, Giappone, Sud Africa e molti altri; oppure che in Romania ci sono persone brillanti come in tutti i paesi del mondo, magari ricordando come sono nate le camicie nere, per fortuna di diversa fattura rispetto a quelle verdi, almeno per ora. Forse non è tra i miei compiti, di semplice tecnico della racchetta, di essere anche un educatore, una assennata figura a cui affidare per poche ore alla settimana le velleità di giovani sportivi. Eppure una certa apprensione resta, una sottile ansia, pensando a Viola e a tutti i bambini appena nati. Allarme che aumenta ogni giorno, anche nel piccolo mondo del tennis, dove non vorrei che si arrivasse ad una sola voce, una singola idea, un’unica razza: chissà perché la storia si diverte a riproporre vecchi incubi provenienti dal passato, invece di spazzarli via definitivamente.

Andrea Villa

  1. sergio Arosio says:

    Forza Andrea! Cerchiamo di essere ottimisti.
    Hai la fortuna, e la responsabilità, di poter educare -per quanto ti possa essere concesso- tanti ragazzi che ti passano per le mani… pardon per la racchetta…
    Dobbiamo credere e sperare perché solo chi ha speranza ha un fututo.
    Ciao
    Sergio

  2. Riccardo says:

    andrea, hai scritto veramente un capolavoro.
    Riccardo Berticelli

  3. Cristina says:

    Oh, siamo sì degli educatori: peccato che in molti casi non abbiamo potuto educare anche i genitori dei nostri allievi. Non hai mai notato che gli ellievi educati e con dei valori positivi sono figli di genitori dello stesso stampo? mentre quelli che non rispettano niente e nessuno hanno dei genitori assolutamente identici a loro? Questo è il mio famoso pricipio che dal melo cascano le mele e dal pero le pere.
    Se poi ci si mettono anche i politici con le loro “battute” o barzellette raccontate senza ricordare che TUTTI

  4. Cristina says:

    (perché mi ha fatto partire il commento??? cos’ho schiacciato??)
    TUTTI,dicevo, li ascoltano, allora i problemi aumentano. Ma se ti soffermi a guardare cosa quotidianamente propone la tv in termini di valori, allora siamo veramente nei guai.
    Parlo da mamma decisamente preoccupata, nonostante una figlia grande e, mi sembra, con dei sani valori.

  5. ennziinooo says:

    bella ci sta ho letto slo le prime righe pero scrivi bene

  6. Sono tornato solo ora dal mare caro andre,meglio dire dal pontile sotto casa, visto che il mio tempo l’ho trascorso quasi interamente su questo avamposto in legno, luogo incantato, battuto da un flebile maestrale fino a quando la leggera brezza non si trasformava in un ponente imperioso e mi costringeva a rifugiare dietro le rocce riparatrici.Il contatto giornaliero con una natura così potente così superiore a noi, che si fa beffe di noi, che può scatenare una tormenta mentre un uomo racconta una squallida barzelletta mi impone di rivolgere colà le mie attenzioni e di conseguenza distoglierle da chi questa natura sta tentando di distruggere.Secondo te andre in fondo al mare, così come in superficie, un’orata potrebbe mai provare ostilità verso il polipo solo perchè non si assomigliano in niente, mangiano cibi diversi, frequentano spazi marini differenti,e fisionomicamente sembrano appartenere a mondi lontanissimi tra loro? E il cavalluccio marino che dovrebbe pensare dello sguardo terrorifico di una murena? Niente pensa, se non a salvaguardare la propria specie, permettendo ad altri cavallucci di popolare l’affollato mare. E’ ciò che vorremmo augurare a Viola, crescere senza la responsabilità di essere del nord del sud alta bassa rossa nera verde(ora va di moda)vivere senza condizionamenti, di essere in grado di scegliere e di decidere da sè e di non appartenere ai milioni ,quelli sì cerebrolesi, che tutti i giorni saltando nel teleschermo gridano ” ITALIA UNO “

  7. Caro Duccio, non mi è semplice replicare alle tue parole, preziose quanto originali. La natura sovrasta la nostra stupidità, l’atavica incapacità di fratellanza che risale ai tempi di Caino e Abele. A nulla valgono le lezioni che la storia puntualmente impartisce all’uomo, accecato da qualsiasi forma di potere. Forse si tratta semplicemente di questo, una affermazione personale attuata in ogni modo, condizionando, sovrastando, uccidendo l’altro, chiunque esso sia. Noto un’ignoranza molto diffusa, accompagnata da una letale mancanza di progressismo, di occhi capaci di buttare un vero sguardo verso il futuro. Ormai i condizionamenti sono così massicci che risulta difficile restare immuni, sviluppando un autentico senso critico. Quando saremo accerchiati senza rimedio, forse non resterà che rincorrere qualche piccola oasi, dove osservare da lontano il resto degli uomini farsi sbranare dalla loro incorreggibile stupidità.
    Andrea Villa

  8. Bello

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