16 ott 2010

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L’articolo della settimana (109) Confusione

La notizia del divorzio tra Simone Bolelli e Riccardo Piatti è ormai sulla bocca di tutti gli appassionati; un rapido tam tam di commenti ha invaso i maggiori siti di tennis, gli esperti giornalisti si sono subito dati da fare, redigendo editoriali a favore oppure contro, cercando di capire, analizzare, e naturalmente criticare. Le dichiarazioni del giocatore non si sono fatte attendere, mentre il coach per ora è rimasto in silenzio, forse più preoccupato di concludere bene la stagione con l’unico suo vero adepto: il croato Ivan Ljubicic. Sarebbe noioso ripercorrere le carriere dei personaggi coinvolti, in fondo i risultati sono da sempre l’unico metro di giudizio, chi continua a fallire ha evidenti problemi ad eccellere. Quello che resta dell’ennesimo dibattito sulle scelte dei migliori tennisti italiani, è una sorta di confusione, di continua incertezza, quasi una perversa attrazione verso il baratro. Chi segue con attenzione tali faccende resta ogni volta sorpreso, incredulo dalla totale mancanza di una linea guida che conduca l’intero movimento fuori dal pantano in cui è arenato da troppo tempo. Non è necessario avere una memoria sopra la media per ricordare le tante questioni intricate, prive della naturale chiarezza, piene invece di spine ben appuntite, pronte a ferire chiunque cerchi di avvicinare la verità. Il movimento è prigioniero di incomprensibili contraddizioni, che come una piovra dai lunghi tentacoli sono arrivate dappertutto, toccando i professionisti, fino alle piccole strutture di periferia. Eppure un diffuso amore resta, il coinvolgimento nei momenti felici è ancora forte, bisognoso di palcoscenici importanti, non di piccole beghe di bottega. Qualche successo femminile non può essere l’ombrello sotto il quale ripararsi, o lo spesso tappeto sotto il quale nascondere la polvere; lo specchio riflette altro, sono le parole balbettanti di Bolelli a confermare la pochezza della nostra eccellenza, i suoi deboli argomenti devono essere un allarme anche per i giovani, che più di altri hanno necessità di una guida. Le ragazze hanno fatto moltissimo, raggiungendo risultati straordinari, ma la paura è che dietro questo gruppo fantastico non ci sia la sperata continuità: un errore in cui si è caduti nel passato, quando gli uomini avevano conquistato l’unica Coppa Davis della nostra storia. Forse sono troppi i momenti di divisione, pochi quelli di unione, tra giocatori, coach, dirigenti e amatori; sterili le costanti discussioni, invisibili all’orizzonte concrete soluzioni per un effettivo miglioramento. Di solito si cerca di cambiare, come ha fatto Simone in più di una occasione, ma cosa accade se non si hanno i benefici sperati? Si entra in un vortice, una spirale che risucchia anche quel poco di buono rimasto. Qualche giovane nome offre un appiglio per il futuro, sognare diventa lecito, pregando che non ci sia il tanto temuto ritorno alla realtà. Le donne sono forti, più pragmatiche e inquadrate, coraggiose nelle scelte, anche quando sono costrette ad abbandonare il bel paese, per approdare dove c’è soltanto sudore e fatica. Gli uomini trasmettono malinconia, hanno un’immagine deteriorata, difficile da rigenerare; confusi vagano nel circuito tra risultati mediocri e rari guizzi fuori dalle acque stagnanti, in cui ormai si trovano a proprio agio.

Andrea Villa

Per chi volesse farsi una cultura sullo stretto legame tra doping e tennis:

Un blog molto interessante e particolare
http://www.tennishasasteroidproblem.blogspot.com/

Un articolo molto dettagliato su Rafa Nadal
http://www.tennisworlditalia.com/blog/?p=156

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