4 Dic 2010

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L’articolo della settimana (116) Nero

Non so perché non riesco a non indignarmi, a restare distaccato, a fare finta di nulla, quando ritengo che qualcosa sia ingiusto. Non so perché mi fa andare il sangue alla testa il menefreghismo, il lavorare con superficialità, la maleducazione. Non so perché non ritengo la furbizia una forma di intelligenza, al contrario dell’empatia, della sincerità, della comprensione, della memoria. Non so perché mi perdo dietro a continui ragionamenti, a tentativi di diventare una persona migliore, di non cedere a facili tentazioni. Non so nemmeno perché non capisco le gerarchie, il vassallaggio, i torbidi legami, gli intrecci di potere. Non so perché amo la libertà individuale sopra ogni altra cosa, slegata da dogmi e false credenze, supportata invece da conoscenza e spirito critico. Non so perché insisto nel cercare la verità, nel coglierla anche dove si nasconde abilmente, nel scovarla contro qualsiasi tipo di logica apparente.

Spesso mi viene chiesto che cosa desidero di più, perché persevero in un arrovellamento senza fine, in cui il rischio di restare schiacciato è molto alto. Sarebbe meglio chiudere la porta dei pensieri, sbarrandola con forza, sigillata come un vaso di Pandora da non aprire mai. Eppure la ricerca, il buttare l’occhio oltre è vitale, un cibo di cui non posso fare a meno, uno slancio che provoca una spinta potente, causando talvolta sonore cadute, ma altrettanti allunghi verso altissime cime. Quando mi guardo intorno vorrei trovare simili attitudini, pari volontà di percorrere una via diversa, nuova, magari inesplorata. È difficile non sentirsi soli in un viaggio verso una meta sconosciuta, dove nessuno ha mai voluto arrivare. Mollare la presa richiede appena un attimo di incertezza, e omologarsi ai comportamenti della massa inerme, il passo successivo.

In fondo il mestiere di insegnante si basa sulla reciproca fiducia, e non sull’inganno; il legame è fatto da un equilibrio sottile, un filo che può spezzarsi da un momento all’altro. Poter essere d’aiuto è una della cose più belle della vita, allungare una mano è un gesto semplice, in grado di essere salvifico, prezioso come un’illuminazione. Sono affascinato dal cambiamento, da come il tempo porti modifiche, insieme alle azioni, mischiate alle parole, ai pensieri, ai sentimenti. Rimango esterrefatto nel cogliere la scoperta, nel riuscire a condurre una persona verso qualcosa che pensava di non saper fare. Forse si impara soltanto ciò che già si conosce, il compito del maestro è quello di condurre l’allievo a tirar fuori questa capacità, a renderla viva.

Qualunque cosa avessi fatto nella mia vita, sarebbe stata affrontata con la medesima determinazione, e con il preciso intendimento di giungere all’eccellenza. Ai giovani tennisti chiedo sempre di stabilire obiettivi molto alti, di non accontentarsi, e soprattutto di imparare qualcosa da qualsiasi esperienza. La cultura è il passpartout per tutti gli ambienti, una chiave in grado di aprire anche le porte più pesanti. Chi possiede intelligenza non ha bisogno di stringere alleanze, di costruire cricche, di cedere al fascino perverso dell’imbroglio; chi possiede profonde conoscenze può navigare in solitudine, e sempre indicherà la rotta a coloro che vorranno seguirlo.

Mia nonna amava il caffè, diceva che si doveva prendere sedente, bollente e che non costi niente; quando lo bevo, vorrei poter leggere il futuro nei fondi rimasti nella tazzina, e contemporaneamente sputare sugli errori commessi nel passato. Forse non c’è via d’uscita, ogni decisione presa è quella che si doveva prendere, appena un’illusione pensare di avere nelle proprie mani anche un solo brandello di destino. Prima di arrendermi voglio lasciarmi ancora un po’ di tempo per credere che non sia così.

Minuto 4.38: si riduce il numero di laureati figli di non laureati, il 10%, contro il 35% di Francia e Gran Bretagna.

Minuto 5.10: un’università pubblica di basso livello, a basso costo, contro un’università privata d’eccellenza per chi ha i soldi.

Minuto 7.18: per far vincere il merito bisogna avere pari opportunità; il figlio dell’operaio e quello del notaio devono avere le stesse possibilità.

Minuto 8.21: da noi puoi essere bravo, avere i master, aver studiato, ma hai sempre qualcuno che ti passa davanti perché più protetto e figlio di qualcun altro.

Molto interessante anche questo, e ben scritto come al solito: http://marckuck.wordpress.com/2010/12/03/sulla-bilancia/

Andrea Villa

  1. Cecilia says:

    gran bèèèèl discorso quello di Franceschini, anche se probabilmente sarà inutile! 🙁
    e gran bèèèll’articolo Andre! come sempre!

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