12 dic 2010

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L’articolo della settimana (117) Soluzioni e disillusioni

Il dibattito è sempre acceso, come un fuoco greco, che si alimenta anche quando viene gettata sopra dell’acqua. L’argomento è scottante, brucia nelle mani di chi tenta di afferrarlo, sebbene non riesca a farlo. L’ambiente cerca soluzioni, propone teorie, si interroga, pone domande, offre risposte: eppure poco sembra cambiare. Dal confronto dovrebbero nascere nuove strade, vie dove trovare l’illuminazione, non un semplice bagliore momentaneo, destinato a spegnersi, sconfitto da un altro buio. Il campione manca come l’aria che si respira, il tennis italiano lo desidera, lo vuole a tutti i costi, non gli basta che sia il gentil sesso a tenere alto il nome del bel paese, cerca un uomo capace di cancellare antichi giocatori, ormai vecchi, ma ancora vivi nella memoria. Tante sono le voci che si alzano, pronte a battagliare, a dar vita ad una guerra di intelletti, dove nessuno vince, anche se tutti credono di essere arrivati primi. Il punto di partenza è il fallimento, i risultati scadenti, le imperscrutabili motivazioni, i molti e celebrati tentativi. Leggo per capire, assemblo per ricavare una logica, magari scovando punti in comune, e rastrellare una verità che forse non c’è.

“Bambini, fuoriclasse, fallimenti e il turbo”
http://www.tennisbest.com/wildcard/?p=771
Un libro, un atto di accusa contro il sistema italiano, un confronto tra i risultati dei nostri junior e quelli di altri paesi, il minitennis come panacea di tutti i mali. Un tennis verticale, un approccio scientifico all’insegnamento, tecnici che devono giustificare lo stipendio creando pallettari dal futuro fallimentare già segnato, l’educazione fisica ridotta ad uno schifo.
Accuse pesanti, soluzioni precise, una apparente rivoluzione: subito sorgono alcune domande. Se l’educazione fisica nelle scuole è ridotta ad uno schifo, una materia di poco conto, quasi da evitare, come mai soltanto il tennis risente di questo? Se il minitennis è veramente la chiave di volta per un insegnamento corretto, come hanno imparato i bambini delle generazioni precedenti? Dove sono i giocatori creati dai maestri autori del libro, e quindi del metodo rivoluzionario? Forse è necessario leggere un altro articolo:

“Si fa presto a dare la colpa a mezzo mondo, se non ci sono campioni di tennis”
http://lealidellafarfalla.net/2010/12/05/si-fa-presto-a-dare-la-colpa-a-mezzo-mondo-se-non-ci-sono-campioni-di-tennis/
Sono pochi i campioni di tennis oggi in Italia, ma erano rari anche in passato. Non si può trasformare lenti atleti bianchi in velocisti, e veloci giamaicani come Bolt in fondisti. Affermazioni giuste, che suggeriscono di analizzare la struttura degli atleti a seconda del paese di provenienza. Un giocatore come Fognini può nascere ovunque, e fare un’onesta carriera, ma se avesse il fisico di Karlovic, Safin, Del Potro, Federer, Monfils, Berdych, come giocherebbe? Semplice, come loro, e non verrebbe impostato a stare a fondo campo da piccolo, unica via per essere competitivi ai massimi livelli almeno da junior. Forse è un po’ riduttivo, ma giustifica in parte i successi delle donne, in cui anche un piccola giocatrice come Justine Henin riesce ad arrivare in cima. Allora bisogna lavorare sulla base, costruendo la fabbrica (parola orrenda) dei talenti.

“La fabbrica dei talenti. Lavorare sulla base”
http://www.spaziotennis.com/2010/12/talenti-fabbrica/
Le lacune strutturali del nostro sistema, i Pia (piani integrati d’area), i centri d’allenamento periferici, la formazione dei maestri e dei coach, il progetto dei campi veloci.
Il sistema ha molte lacune, non basterebbe un’enciclopedia per comprenderli tutti, ho sempre l’impressione che siano tentativi di scarsa convinzione, portati avanti con pressapochismo, sebbene alla base abbiano buone intenzioni. A cose servono i Pia, se i protocolli non vengono rispettati? È giusto allargare la base e tenere sott’occhio un numero elevato di giovani, ma come mai la fulgida promessa Gianluca Quinzi ha scelto di allenarsi nell’Accademia di Bollettieri? La formazione dei maestri è argomento spinoso, in cui le divisioni e gli individualismi superano le poche voci propense all’unione di intenti; in in cui la Federazione ha spesso sbagliato, con la complicità dei circoli, e naturalmente di tanti insegnanti preoccupati soltanto di tirare a campare. Trasformare, dimenticare, far sparire la terra rossa a favore di campi veloci è un’idea, ma non possiamo cancellare la nostra storia con un soffio, sperando che basti a cambiare lo spirito italiano, ammesso che ancora esista.

Leggo di soluzioni, ma vorrei più risultati, e meno disillusioni. Un giorno scriverò la mia verità, quello che veramente penso di un ambiente contorto, e pieno di contraddizioni.

Interessante anche questo, “Metodo spagnolo, chi è d’accordo e chi no”
http://www.tennisitaliano.it/edisport/tennis/blogDir.nsf/dx/0411201016.56.38EEELQ3.htm

Andrea Villa

Bruce Springsteen “The Promise”; forse la più bella canzone sulla disillusione.
“Every day it just gets harder to live this dream i’m believing in”

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