13 Feb 2011

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L’articolo della settimana (126) Ciò che voglio

Giorgio Bocca ha chiuso così un articolo dal titolo “Il sultanato e i suoi danni” su Repubblica di Sabato 12 Febbraio 2011: “Il disagio, la stanchezza di vivere in un paese senza morale, senza regole del gioco rispettate da tutti, senza disciplina, ci fa rimpiangere quelle società che ti mettono alla prova di educazione e ragione, non quelle dove tutto è permesso a patto che tutto decada verso il peggio. Purtroppo per molti italiani il lasseir faire è preferibile ai doveri”.

Ecco ciò che voglio, e non uso il condizionale, perché lo desidero ora, adesso, subito.

Voglio che la scuola torni ad essere pubblica e laica, dove la parola straniero non abbia senso di esistere, io sono cittadino del mondo.

Voglio che sia soltanto le meritocrazia a decidere il mio futuro, e non le caste, le lobbies, le parentele: il denaro non deve più comprare opportunità.

Voglio che l’espressione “non è colpa mia” venga pronunciata solo se vera, chi commette un errore paghi le conseguenze delle proprie azioni in prima persona.

Voglio poter ancora cedere al fascino femminile, alla dolcezza, alla sensibilità, allo sguardo di una persona pieno d’amore, all’intelligenza che hanno le donne più belle: perché tutte le donne sono belle.

Voglio che chi lavora meglio e con maggiori risultati, guadagni di più, raggiunga l’eccellenza, sia d’esempio, da traino per gli altri, e non un fastidio.

Voglio che anche sul campo da tennis ci sia massimo rispetto per gli allievi, i colleghi, i genitori: sono stanco di vedere ogni giorno due pesi e due misure!

Voglio libertà, uguaglianza, istruzione, pari opportunità, ma soprattutto pari doveri: è ora di finirla con le cazzate, diamoci da fare.

Voglio che i giovani abbiano la strada libera, sono il nostro futuro, lasciamoli fare, diamo loro fiducia, valorizziamo il talento: di cosa abbiamo paura?

Voglio progresso e giustizia, pene certe, e nessuno al di sopra della legge; c’è sempre un prezzo da pagare, non deve essere così soltanto per i poveri.

Voglio avere vicino persone sincere, oneste, coraggiose e piene di vita; sono stanco di ipocriti, falsi, ladri e pavidi: si sente la vostra puzza lontana chilometri, sveglia!

Voglio non dovermi più vergognare di essere italiano, di essere visto come un marziano, di essere considerato un pazzo idealista, di essere temuto perché diverso, di essere ostacolato, di vedere la mia intelligenza quotidianamente violentata!

Voglio tutto questo adesso!

Andrea Villa

Massima solidarietà alle donne che oggi, Domenica 13 Febbraio 2011, manifestano per ritrovare la dignità calpestata da un branco di cialtroni maschilisti: “Se non ora quando?”

  1. mi hai quasi commosso!! :’)
    siamo già in 2 a volere tutte le cose che hai elencato!

    oggi sono andata in piazza castello.. mai vista così tanta gente! è stato davvero bello! torna un pochino di speranza!!

  2. “I filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo, ora si tratta di trasformarlo !” (Karl Marx, “Tesi su Feuerbach”)
    Vogliamo trasformare questo mondo, vogliamo la realtà dei fatti, vogliamo un “nuovo futurismo”, vogliamo fare tabula rasa del attuale marciume.
    “Il tempo e lo spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente” (Filippo Tommaso Marinetti,”Manifesto del Futurismo”).
    “Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.
    Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.
    Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza”.
    (Antonio Gramsci)

    Un saluto,
    Daniele

  3. Davide Motta says:

    Carissimo maestro, i miei complimenti perchè i tuoi articoli sono sempre affascinanti, non dico altro.
    A presto!!! Davide.

  4. Caro Andrea,
    Quello che tu vuoi, è quello che voglio in tanti. Ma non tutti. Ad alcuni va bene tutto così come è, anzi più peggiora meglio è.
    Ma non volere il cambiamento, distrugge ogni sussulto di novità, abbattere la lungimiranza ed il pensiero inter-generazionale, è molto più facile che adoperarsi per un cambiamento.
    E’ una lotta, quella che una società diversa, che nessun singolo può vincere. Ed aspettare che in Italia ci sia un Kennedy o Gandhi alla guida del paese (non al potere, alla guida del paese) è un sogno che potrebbe non diventare mai realtà.
    Si parla spesso di leadership. E’ leader chi porta con sé tutti verso una società migliore. Non chi divide in faziosi.
    Ma allora cosa fare, oltre ad indignarsi e battere i pugni? Sognare? Troppo facile tenersi il sogno e dire che non si può fare nulla. Troppo facile e difatti non scelgo questa strada. Sapendo di non essere io l’eletto che può risollevare questo paese, sono però l’eletto che può cambiare il mio mondo, quello fatto delle frequentazioni che ho, delle amicizie che mi creo, dei colleghi con cui lavoro, dei collaboratori che dividono con me la costruzione di qualche cosa. Delle persone a cui scrivo una mail, mando un SMS o con cui scambio due chiacchiere. Un piccolo cosmo in cui ci sono i valori che elenchi sopra, che non sono di destra o di sinistra. Sono valori di un luogo in cui vivere migliore di quello attuale. Non è il traguardo , è un inizio. Ma se tutti facessero così, allora la strada sarebbe quella giusta. Bisogna solo non rassegnarsi e non abbassare la guardia. Ecco, così c’è una piccola speranza.
    Ciao,
    Paul

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