27 Feb 2011

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L’articolo della settimana (128) Progetto umano

Se non c’è un progetto umano, nessun progetto tecnico ha senso di esistere. Dotto in una scienza, il maggiore, il più grande; il significato della parola maestro è piuttosto chiaro, non lascia spazio a molte interpretazioni, ma è sufficiente conoscere? Di fronte ad un nuovo allievo qualsiasi certezza all’improvviso vacilla, la fredda teoria non basta, non si tratta soltanto di suggerire un trucco, un modo per far arrivare una racchetta all’appuntamento con la palla: c’è molto altro. Insegnare è come aspettare l’equilibrista alla fine della sua camminata perigliosa, apprendere è fare un passo alla volta, stando attenti a non mettere un piede in fallo: non ci sarà sempre una rete pronta a raccogliere l’errore. Eppure un punto di partenza per entrambi deve esserci, qualcosa su cui poggiare la prima pietra: questa leva si chiama fiducia. Un elemento fondamentale, che non può avere un’unica direzione, necessita di reciprocità. Troppo spesso è sottovalutata, data come scontata, o peggio nemmeno considerata. Tuttavia non è sufficiente, al buon fine del progetto servono tante altre cose, di ugual peso, che devono essere aggiunte come si fanno con i mattoni di una casa: uno dopo l’altro, incollati, attaccati saldamente. Il vero insegnante è preoccupato di formare innanzi tutto l’individuo, di fornire una disciplina, offrendo valori e principi, regole giuste che diventano poco alla volta sane abitudini, modificando i comportamenti inadeguati, anche a costo di mettere da parte le questioni tecniche. Soltanto così chi cerca di imparare ha la speranza di crescere in maniera autonoma, potendo sempre contare su una figura mai prevaricatrice, pronta invece a elargire consigli preziosi. Chi conosce è in grado di riconoscere, un allievo intelligente si avvicinerà ad un maestro preparato, coscienzioso e non superficiale, una persona che mette al centro delle proprie attenzioni i bisogni altrui. Spiegare come si deve muovere una racchetta non è complicato, riuscire a costruire un futuro, a disegnare i colori, a sognare la bellezza, è un mestiere in cui pochi eccellono: è la vita stessa che corre lungo la scia descritta dal volo di una palla da tennis. Le parole dette hanno l’obbligo di venire ascoltate con attenzione, se toccano il profondo muovono qualcosa, aprono prospettive, spalancano possibilità. Questo è il vero progetto, l’autentica aspirazione dell’insegnante, il destino di ogni allievo che abbia avuto una guida adatta: non comprenderlo significa sprofondare nel buio dell’ignoranza più bieca.

Andrea Villa

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