2 Apr 2011

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L’articolo della settimana (133) L’insostenibile peso dell’incertezza

È quando le voci si affievoliscono che il peso dell’incertezza diventa insostenibile, o forse soltanto quando la sua voce si spegne, si allontana, smette di farsi sentire. Accade tutto in un attimo, come un ricordo che apre le porte della memoria, sbattendole all’improvviso, facendo rumore, troppo rumore. Eppure è inevitabile, non c’è un’uscita di sicurezza, una rete in cui buttarsi, il peso dell’incertezza grava sulle spalle in continuazione, piegando poco alla volta anche le gambe più resistenti. Amo guardare l’equilibrista, vedere la grazia con cui sceglie il momento, il decisivo slancio per mettere un piede davanti all’altro, nell’incosciente sicurezza di arrivare a destinazione. È sempre un filo sottile che sottintende le mie azioni, non può essere altrimenti, certe scelte portano verso la distruzione, oppure fanno toccare il paradiso. Tuttavia il terrore di rovinare tutto riempie le tasche di ennesime zavorre, grosse pietre che affaticano il cammino, rendendo il passo ancora più incerto. Vorrei avere maggiore leggerezza, conoscere soluzioni sicure, immuni dalla malattia dell’errore, da cui nonostante l’età non sembro aver raggiunto piena guarigione. La notte avvolge la mente con pensieri diretti, chiare visioni che provano a convincere il giorno: sogno disperato di travolgere la paurosa realtà. Ogni colpo una scelta, migliaia di battute perfette, milioni di tentativi andati a buon fine: vorrei fosse facile quanto far planare una palla a sfiorare la riga! Il peso dell’incertezza è un blocco, un impedimento che obbliga a restare nel limbo dove ogni cosa è ferma ad aspettare, ad attendere una mossa da non tentare mai. Forse arzigogolare è soltanto un altro modo per scovare giustificazioni, motivare difficoltà, un coraggio non proprio. È pur vero che voler di più potrebbe far perdere il conquistato con fatica, la sufficiente fortuna; ecco il punto su cui verte ogni argomentazione, rischiare di peggiorare per pretendere a tutti i costi un miglioramento. Quando la voce esce di scena, si contano i progressi, aumentano le illusioni, crescono le speranze, sebbene gli applausi siano appena uno sciocco prodotto della mente. Almeno la sincerità non ha per ora perso il suo posto, restando un baluardo a cui aggrapparsi, un consigliere sempre valido, a cui chiedere un aiuto concreto. Nel criptico gioco di parole, rimane nascosta buona parte della verità, non una menzogna, una scaltra e conveniente bugia, solo consapevolezza di non aver diritto a maggiore spazio.
Chi sono? Cosa sto facendo? Perché per me è così difficile? Non ho le risposte giuste, resta l’insostenibile peso dell’incertezza.

Andrea Villa

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