23 Ott 2011

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L’articolo della settimana (149) Il viaggio

Il viaggio continua. La strada è ben illuminata, la stiamo percorrendo a testa alta. C’è soddisfazione, i progressi sono evidenti, abbiamo lavorato tanto, meritiamo quello che stiamo ottenendo.

Il gruppo è unito, costruito passo dopo passo, con pazienza e dedizione. Lo riconoscono anche i genitori, contenti di vedere un piccolo gruppo di ragazzi vivere una passione concreta, reale.

Il tennis ha legato le nostre esistenze in maniera profonda, offrendoci nel tempo la consapevolezza di valere, di non essere banali, molto diversi e per questo più motivati.
Ogni vittoria è una festa, cominciano ad arrivare in maggior numero rispetto ad un anno fa, quando ancora erano pesanti incertezze a segnare il cammino.

È necessario vedere le partite di torneo per capire, per cogliere le sfumature che l’allenamento nasconde, dietro la sua innegabile leggerezza. Passo i fine settimana a studiare gli allievi in gara, a dare consigli, a proporre nuovi slanci per il futuro, soprattutto in caso di sconfitta.

Non siamo andati indietro di un millimetro, evitando gli alibi che spesso avvolgono il sistema sport in Italia, dove prendersi le proprie responsabilità sembra molto difficile. Abbiamo obiettivi chiari e raggiungibili, nessun volo pindarico è concesso, la selezione è ferrea, mollare la presa non appartiene alle nostre scelte.

Come dice coach Dan Peterson è meglio non avere troppi cuochi in cucina, io sono l’unico catalizzatore, il punto di riferimento da cui parte ogni cosa: naturalmente devo essere impeccabile. Per fortuna ora abbiamo un vero preparatore atletico, figura fondamentale e che ci sta dando un prezioso aiuto.

Mai dimentico che personalizzare al massimo l’allenamento produce migliori risultati, ma il gruppo è molto numeroso, e soddisfare le esigenze di tutti a volte prosciuga quasi completamente le mie energie.

Non sono un mago, non ho la bacchetta magica. Ogni giorno cerco di aggiungere qualcosa, di imparare per essere sempre più professionale e efficace nelle proposte. È un viaggio che forse durerà il tempo di una vita, almeno l’avrò speso insieme a giovani ragazzi di belle speranze, dietro al sogno di trovare sé stessi su un campo da tennis.

Resta un velo di amarezza per la nulla considerazione nei confronti del mio lavoro, che non mi impedisce di continuare con intatte motivazioni. Ripeto spesso ai ragazzi questa frase: “Ogni volta che scendete in campo è un guerra”; fino a quando avremo le forze necessarie combatteremo, felici di poter ricorrere soltanto alle nostre forze.

La strada è ben illuminata, la luce del successo ci aspetta all’orizzonte.

Andrea Villa

  1. E’ difficile commentare, mi riconosco in molto di quanto scrivi e – per completare Dan Peterson – cito Napoleone, che diceva che in guerra era preferibile un generale cattivo a due buoni…

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