20 nov 2011

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L’articolo della settimana (150) Vampiro

Coach Dan Peterson ricorda spesso il motivo che l’ha portato a non allenare più dopo una serie incredibile di vittorie e a soli 51 anni. Nel guardare una sua intervista alla fine dell’ultima partita stagionale, gli sembrò di vedere un vampiro, a cui stavano spuntando due canini appuntiti, pronti per essere affondati nelle carni nemiche. Un succhia sangue, ecco cosa pensò di sé stesso in quel momento, uno dei più grandi personaggi del basket italiano.

Il successo è un’ossessione? Anche quando lo si raggiunge? C’è un limite oltre il quale non è lecito andare mentre si tenta disperatamente di afferrarlo? Non ho risposte certe a queste domande. Se potessi le rivolgerei a chi è riuscito a toccare grandi traguardi, a vincere sopra ogni diffidenza, trascinando verso le proprie credenze giocatori, società, o addirittura interi ambienti.

Il problema principale del mio lavoro è sempre il pensiero di non sbagliare; spesso sento i maestri affermare che è necessario fare le cose giuste, peccato che forse nessuno sappia con certezza quale siano. Osservare con attenzione le partite di torneo dei miei allievi mi permette di capire se ci sono stati progressi dettati dal lavoro fatto nel tempo, e non soltanto un miglioramento naturale, dovuto ad una maturazione personale.

Tuttavia poche volte sono veramente soddisfatto, pur convinto di dover trovare subito soluzioni nuove quando qualcosa di negativo mi mette in allarme. È un continuo cercare, studiare, imparare, proporre, sebbene vorrei possedere maggiori punti fermi, efficaci come una pillola buona. A volte penso di essere troppo esigente, molto duro nei confronti di alcuni atteggiamenti, ma è inevitabile se si desidera arrivare in cima.

Non si può fare finta di niente, lasciare che l’inedia ci avvolga, portando il cammino verso la mediocrità avvicinata da tanti. È difficile caricare i giocatori quotidianamente, ogni volta che scendono in campo per allenarsi. È complicato perché sono giovani ragazzi alle prese con una vita ancora tutta da provare, in cui il tennis può diventare un aiuto, ma anche una fonte di ennesima delusione e inadeguatezza.

Ecco perché mi domando se il successo a cui aspiro sia soltanto un mio desiderio, un sogno lontano che faticosamente tento di trasformare in un obiettivo raggiungibile. Forse pur non essendoci ancora arrivato, mi sto già trasformando in un vampiro, assetato di sangue, che non ammette il fallimento, le mezze misure, il pressapochismo.

Soltanto il tempo mi offrirà le risposte che cerco. Sento di essere appena all’inizio, distante da ciò che mi circonda, per aspettative, valori e modo di propormi agli allievi. È l’unica forza di cui dispongo, una diversità che spero possa accompagnare il mio lavoro per molto ancora, fino quando anche a me saranno spuntati canini appuntiti da affondare nel collo del nemico!

Andrea Villa

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