22 Apr 2012

Postato da in Articoli | 0 commenti

L’articolo della settimana (159) Montecarlo 2012

Entrare al Country Club di Montecarlo fa sempre un certo effetto, soprattutto in occasione del consueto torneo Atp. Martedì è stata per me la sesta volta, è ormai un’abitudine recarmi a spiare i grandi campioni, una giornata spesa cercando di osservare per aggiungere qualcosa al mio lavoro. Ogni volta che vado preferisco concentrarmi sugli allenamenti, oppure sugli incontri tra tennisti meno famosi, perché giocando sui campi secondari posso vederli in azione da più vicino. Come tutti sanno Federer non era presente, un peccato non incrociare il Re: sarà per il prossimo anno.

Le quattro ore di pullman sono lunghe, aggiunte al traffico del Principato, rendono la trasferta un po’ stancante, ma per respirare l’aria del grande tennis bisogna fare un piccolo sacrificio. Nadal si allena sempre al mattino, circondato da un esercito di appassionati, che si accalcano per rubare una foto, e magari un autografo quando ha deciso di uscire dal campo. È incredibile quanto sia seguito e amato, venerato quasi come una divinità. In realtà tutto mi è sembrato piuttosto blando, un riscaldamento fatto per i tifosi, più che per la necessità di provare le proprie condizioni. In fondo va bene così, a me interessa catturare qualche momento con la macchina fotografica, per poter in seguito far notare ai ragazzi alcuni particolari tecnici.

Dopo lo spagnolo mi sono spostato a vedere l’incontro di Seppi con il romeno Hanescu, per poi passare sul Centrale per Murray opposto a Troicki. Non mi sono mai fermato molto, ho preferito girare in continuazione per osservare più giocatori possibili, tra cui Dolgopolov e Berdych, Starace e Berloq, i gemelli Bryan e Novak Djokovic, in allenamento con Tipsarevic. Tutti i tennisti mi sono sembrati molto alti, e dotati di un fisico possente, con una capacità di rendere semplice agli occhi ogni singolo movimento, eseguito in maniera fluida.

Per fortuna un caldo sole ha accompagnato la giornata, guastata dalla pioggia soltanto nel tardo pomeriggio. Come consuetudine ho incontrato alcuni amici, maestri di realtà molto diverse, con cui è sempre piacevole chiacchierare e confrontarsi. I miei allievi si sono divertiti parecchio, tra il baccano fatto durante il viaggio e le corse dietro ai campioni a caccia di una firma, credo che non dimenticheranno in fretta questa esperienza.

Il tennis di alto livello è qualcosa di speciale, forse per comprenderlo meglio andrebbe vissuto in prima persona, come atleta o allenatore. A volte resto perplesso riguardo alla ripetitività degli eventi, al susseguirsi dei tornei anno dopo anno, alle sfide che nel tempo si ripetono. Vorrei trascorrere un paio di stagioni nel circuito professionistico, per capire se lo sport ad un certo punto si trasformi in un lavoro, una routine pari a quella delle persone comuni.

In fondo si tratta di colpire una palla, per divertimento, per ambizione, per soldi. Giovani tennisti che girano il mondo in continuazione, alle prese con battaglie quotidiane, per guadagnarsi una sudata, e talvolta ben remunerata, pagnotta. Mentre guardavo Seppi vincere, pensavo al suo successivo match con Djokovic, scontato nell’esito. Avrei voluto chiedere ad Andreas cosa si debba provare nel sapere di perdere.

Un giorno quando sarò a Montecarlo insieme ad un mio giocatore, lo scoprirò.

Andrea Villa

Un ringraziamento a mia sorella Elisa, a Carlo Cazzaniga e Manuela Zoni del Quanta Village, per aver organizzato un’altra giornata di grande tennis. Un pensiero anche per chi ha sopportato il Villa Team sul pullman!

 

Un caloroso saluto a S. M., ex socio del mio circolo, che incontrato per caso in un ristorante giovedì sera, mi ha definito “finto maestro”. Per lui era ovviamente la solita sciocca battuta di spirito, scusa se non ho colto l’ironia. Tranquillo ti ho aggiunto alla lunga lista di quelli che un giorno andrò a prendere uno per uno. Perché è sempre meglio sentire il “rumore dei nemici”.

Lascia una risposta.