2 Lug 2012

Postato da in Articoli | 2 commenti

L’articolo della settimana (163) Notte

È notte. Una calda notte d’estate. I miei pensieri sono silenziosi, rimangono appena abbozzati nella testa, quasi a confondersi con la quiete di un’altra notte solitaria. È il divano ad accogliere la mia stanchezza, non ci sono braccia che si allungano verso di me, nessun dolce sguardo a tentarmi. È buio, la luce si è ritirata, per approdare altrove, dove è attesa, sapendo che sta arrivando. All’orizzonte si scorge appena l’ultima scintilla del giorno, che muore per me, rinasce per altri; inseguo quel bagliore lontano come una speranza, ma è tardi, è notte, devo rassegnarmi. Mi alzo a fatica, ogni parte del mio corpo deve fare un tremendo sforzo per spostarsi, e illudersi di aver conservato un po’ di vita; il cuore batte al risparmio, e l’anima sospira invece di respirare con regolarità. Non so che cosa abbia senso, se fissare dal balcone una comune notte d’estate possa riservare una sorpresa, e non soltanto l’ennesima riflessione, un altro groviglio di sensazioni confuse. Il caldo è un muro impossibile da abbattere, anche se tra le nuvole appare una certa agitazione, il tentativo di unirsi e formare un temporale, per calmare la temperatura bollente e dare anche a me un po’ di ristoro. Poi tutto sembra fermarsi, non accade nulla, la pioggia non cade, rimane incollata alle nuvole, incastrata lassù, una vera beffa, nonostante l’aria si faccia all’improvviso più fresca: una magra consolazione. Penso alla mia vita, a quante volte l’attesa, la preparazione di qualcosa ha portato soltanto un mediocre risultato, e mai il temporale capace di spazzare via le incertezze e le delusioni. Sento un sapore amaro inumidirmi la bocca, allora bevo qualcosa per farlo andar via, ma non basta, non è sufficiente a levarlo; rimane e temo che diventi così insipido da considerarlo abituale. È notte. Una notte d’estate senza stelle. Non posso nemmeno esprimere un desiderio, allora preferisco bagnare le piante, coccolarle e accudirle come potrei fare con una bella ragazza. Per un attimo i miei occhi si fermano su un lampo, che in lontananza stralcia il cielo, tagliandolo in due; sembra una corda tesa verso di me, per un istante solo, un invito ad afferrarla, e seguirla ovunque voglia. Tuttavia è troppo distante, e nonostante i mie sforzi non riesco ad arrivare fino a dove mi vuole portare. La banale puntura di una zanzara mi riconduce alla realtà, il suo pizzicare ha un tempismo che nemmeno io possiedo, o forse è solamente guidata dalla sua innocente natura. In strada poche automobili cavalcano la strada come cavalli imbizzarriti, corrono veloci, inseguendo i sogni che li aspettano all’orizzonte; il rumore dei motori è poco più di una scia, si consuma in fretta, come gli amori che durano soltanto una notte. Una notte soltanto. Un fugace tocco, un desiderio che brucia i secondi e arde il cuore con una fiamma dal gusto d’eternità. Cerco nella memoria qualcosa che possa assomigliare a un desiderio, ad un fuoco che dia calore alla mia anima solitaria, ma trovo appena qualche sciocco tentativo; allora anche questa notte mi lascio vincere dal sonno, da una dolce morte in cui riposare e nascondere la solitudine, la codardia, l’incapacità di vivere un vero amore.

Andrea Villa

  1. sergio arosio says:

    Perché così triste?

  2. Andrea,
    non sono passati tantissimi anni da quando scrivevo pensieri simili per non dire identici ai tuoi.
    Tieni solo conto che la vita ti offre spesso delle nuove opportunità, e che se sei troppo concentrato sul calore della tua anima solitaria rischi di non coglierle prontamente al volo.
    Come invece deve fare un vero sportivo… 🙂

Lascia una risposta.