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	<title>Puramentecasuale &#187; Articoli</title>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (154) Femmaschile</title>
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		<pubDate>Sun, 29 Jan 2012 18:38:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I ragazzi giocano come le ragazze. È questa la sensazione che mi resta addosso dopo aver visto la finale degli Australian Open. Ormai tutto tende verso la medesima direzione, anche nel tennis. La parola chiave del gioco è ritmo. Naturalmente più alto fra i maschi, meno dirompente nelle donne. Il motivo è banale, legato ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2012/01/djokolaver.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5404" title="djokovic" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2012/01/djokolaver.jpg" alt="" width="550" height="338" /></a>I ragazzi giocano come le ragazze. È questa la sensazione che mi resta addosso dopo aver visto la finale degli Australian Open. Ormai tutto tende verso la medesima direzione, anche nel tennis. La parola chiave del gioco è ritmo. Naturalmente più alto fra i maschi, meno dirompente nelle donne. Il motivo è banale, legato ad una differente fisicità, in cui la forza si esprime in “quantitativi” diversi. Ho letto moltissimi commenti, autorevoli e non, subito dopo la conclusione di un match durato quasi sei ore, che tuttavia poteva finire prima.</p>
<p>Voglio andare contro corrente: non mi sono divertito. L&#8217;unico aspetto che mi è piaciuto è stato quello emozionale, dovuto a qualche cambiamento dell&#8217;inerzia dell&#8217;incontro. Solo questo, tecnicamente la considero una partita piuttosto noiosa. I ragazzi giocano come le ragazze, credo sia innegabile. Il servizio è diventato meno determinante, soprattutto grazie ad eccellenti ribattitori, quasi tutti muniti del secondo bazooka: il rovescio bimane. Colpo che abolirei per regolamento, almeno nel tennis maschile, lasciandolo invece in quello femminile. 19 aces totali sono pochi, per una finale così lunga, tra i primi due interpreti al mondo. L&#8217;impressione generale è che ci siano sempre di più giocatori molto completi, e meno specializzati in un aspetto preciso del gioco. Insomma si esegue tutto bene, ma niente in maniera eccellente. Si corre e molto, aspettando di tirare più forte dell&#8217;avversario, quando un angolo è abbastanza libero per farlo.</p>
<p>Forse ricordo male, ma non mi viene in mente una discesa a rete direttamente sulla risposta al servizio, o per sorprendere: si va avanti solo quando l&#8217;altro è praticamente finito. Insomma come fanno di solito le ragazze. La terra rossa è diventata più veloce, l&#8217;erba più lenta, e il cemento una gomma da masticare, con rimbalzi alti a favorire recuperi e palleggio. Perché? La ragione è semplice, in questo modo i cosiddetti migliori arrivano in fondo, come in Australia, evitando che perdano da mediocri giocatori troppo a loro agio su determinate superficie.</p>
<p>Non voglio guardarmi indietro, il tennis è interessate e pieno di spunti in ogni epoca. Con nuovi talenti in grado di ribaltare credenze e aspettative. Non voglio nemmeno fare la parte del tifoso di “stili” oggi meno praticati. Tuttavia la sensazione dell&#8217;appiattimento resta concreta, e il dubbio che sia veramente divertente altrettanto forte. Pugiltennis mi sembra l&#8217;espressione corretta per l&#8217;ennesimo scontro Djokovic-Nadal. Siamo soltanto all&#8217;inizio, e meno male che lo spagnolo aveva detto pochi giorni prima del suo esordio, di non essere al massimo della condizione fisica, addirittura meditando il ritiro. Chissà dove sarebbe andato a recuperare la palla, se fosse stato all&#8217;apice della forma.</p>
<p>Non seguo spesso la gara femminile, perché tutto si svolge quasi ogni volta allo stesso modo: gran ritmo da fondo finché l&#8217;errore arriva ad interromperlo. Questa è una deriva del gioco che si sta impadronendo del tennis, una strada che in modo silente si è costretti ad attraversare, se si desidera essere competitivi. Lancio l&#8217;allarme, andando contro corrente, come al solito.<br />
Quei due signori con in mano il premio, avranno mai visto un match del vecchietto in mezzo a loro?</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (153) Potere</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 15:21:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cinque minuti su cinque ore. Non i cinque minuti del palleggio preliminare prima di un incontro di tennis. La mia pausa pomeridiana. Giusto il tempo per andare in bagno, lavarsi le mani e tornare indietro per ricominciare. Un giorno qualunque della scorsa settimana, in quei brevi momenti, mentre mettevo in fila i pochi passi necessari [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2012/01/potere.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5396" title="potere" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2012/01/potere.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a>Cinque minuti su cinque ore. Non i cinque minuti del palleggio preliminare prima di un incontro di tennis. La mia pausa pomeridiana. Giusto il tempo per andare in bagno, lavarsi le mani e tornare indietro per ricominciare. Un giorno qualunque della scorsa settimana, in quei brevi momenti, mentre mettevo in fila i pochi passi necessari per andare fino in spogliatoio, ho pensato. Ho cercato di immaginare cosa si debba provare stando al potere, soprattutto dopo una vita intera spesa all&#8217;opposizione. Naturalmente è una sensazione che ancora ignoro.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (152) Duemiladodici</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Jan 2012 13:42:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ho imparato molto. È questo che mi resta addosso dell&#8217;anno appena concluso. Un periodo molto particolare, denso di cose nuove, di energie spese oltre previsione, di successi insperati. Ragionare durante le vacanze è facile, perché c&#8217;è il tempo necessario, il lavoro diminuisce, l&#8217;adrenalina scende, e tutto si ferma per un po&#8217;, come quei treni in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2012/01/2012-1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5373" title="2012 (1)" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2012/01/2012-1.jpg" alt="" width="550" height="276" /></a>Ho imparato molto. È questo che mi resta addosso dell&#8217;anno appena concluso. Un periodo molto particolare, denso di cose nuove, di energie spese oltre previsione, di successi insperati. Ragionare durante le vacanze è facile, perché c&#8217;è il tempo necessario, il lavoro diminuisce, l&#8217;adrenalina scende, e tutto si ferma per un po&#8217;, come quei treni in attesa di ripartire. Quando ero più giovane guardavo spesso indietro, ora il mio atteggiamento è profondamente cambiato, preferisco rivolgere lo sguardo al futuro, a ciò che ancora deve accadere. Non c&#8217;è frenesia nel mio quotidiano, semplicemente la voglia di rendere più stabili le fondamenta costruite con fatica e dedizione, per potere aggiungere altri mattoni, e completare ogni singolo progetto.</p>
<p>Ho imparato molto grazie ad allievi splendidi, a giovani ragazzi che hanno riversato in me una grande dose di fiducia, spero di mantenere le aspettative, di portarli dove ci siamo promessi di arrivare. Per fortuna, dopo lunghi periodi incerti, ho idee chiare, e obiettivi precisi, sebbene spesso la mia volontà si scontri con situazioni complicate, che vorrei fossero più semplici. So di aver commesso molti errori, di aver sottovalutato l&#8217;importanza della cultura, della conoscenza come caposaldo decisivo per sperare di rincorrere i propri sogni. Ora è il momento di accelerare, di dare velocità massima, di andare a prendere il meglio: pochi riescono a farlo nella vita.</p>
<p>Spesso mi domando se i principi e le convinzioni che muovono le mie azioni siano giusti, sul campo da tennis e fuori da esso; è una continua introspezione, necessaria soprattutto per chi ha fatto dell&#8217;insegnamento la propria professione. A volte resto perplesso davanti ad alcuni comportamenti, tuttavia mi sforzo di comprendere le ragioni di tutti, anche quando sono lontane dalle mie, o magari provocano un forte dispiacere. Nessuno è perfetto, anche chi tenta di esserlo cade in errore, presto o tardi.</p>
<p>Pur dopo un anno positivo, ho la sensazione di aver raccolto poco, ma come mi ricordava un amico ieri, ci vogliono anni per imparare a giocare bene a tennis, la smania del successo non deve portarmi fuori strada, la pazienza è sempre l&#8217;unica alleata con cui andare sotto braccio. Forse dovrei prendere un rischio, giocare una carta a sorpresa, alzare la posta per tentare il grande colpo: troverò mai il coraggio?</p>
<p>Ho imparato molto, non posso dimenticarlo, ma non è ancora sufficiente. Potrei galleggiare banalmente come fanno molti colleghi maestri, purtroppo non è nella mia indole. C&#8217;è sempre qualche nuova avventura da vivere, in cui lanciarsi con rinnovato spirito, tirarsi indietro non fa per me.</p>
<p>Molte parole sono state spese da parte mia, ho aiutato tante persone a credere in qualità che non pensavano nemmeno di avere: è un merito che voglio prendermi. Lotterò e poi lotterò, e lotterò ancora. Giorno dopo giorno. Ora dopo ora. Minuto dopo minuto. Sarà dura, ma ormai sono così abituato a remare contro corrente che non mi accorgo nemmeno di farlo.</p>
<p>In questo anno appena nato, i pensieri più dolci vanno al mio miracolo più grande, fatto di cose intangibili, invisibili e preziose come solo i grandi capolavori possono essere.<br />
Se stai leggendo sai che è riferito a te.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (151) Uomini e schemi</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Dec 2011 15:48:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Stamattina mi sono imbattuto per caso in una breve dichiarazione di Coach Dan Peterson, rilasciata al Corriere della Sera, riguardante le conseguenze che intervengono nel momento in cui l&#8217;allenatore di una squadra viene espulso. Leggo sempre con molta attenzione le sue parole, trovando ogni volta uno spunto in grado di aiutarmi nel mio lavoro con [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/12/schemi.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5361" title="schemi" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/12/schemi.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Stamattina mi sono imbattuto per caso in una breve dichiarazione di Coach Dan Peterson, rilasciata al Corriere della Sera, riguardante le conseguenze che intervengono nel momento in cui l&#8217;allenatore di una squadra viene espulso. Leggo sempre con molta attenzione le sue parole, trovando ogni volta uno spunto in grado di aiutarmi nel mio lavoro con i ragazzi. Le riporto qui fedelmente:<br />
“Ho tenuto il conto, tra espulsioni e squalifiche quando allenavo a Milano, cioè dal 1978 al 1987, ho saltato 24 partite. Sa quante volte abbiamo vinto? 23! Quella che abbiamo perso era ininfluente per la classifica. A volte le squadre hanno bisogno di una spinta emotiva, perché le partite le vincono gli uomini, non gli schemi”.</p>
<p>Le partite vengono vinte dagli uomini, non dagli schemi. In una semplice frase c&#8217;è racchiuso tutto quello che un maestro dovrebbe tenere presente, anche quando pensa di avere una capacità di insegnamento vicina alla perfezione. Negli ultimi mesi sto cercando di alzare ancor di più il livello della mia professionalità, preparando in settimana con i ragazzi le partite di torneo che dovranno affrontare nel fine settimana, sopratutto quando conosco l&#8217;avversario da incontrare.</p>
<p>Per questa ragione provo a ragionare insieme a loro sull&#8217;aspetto tattico e strategico, ma anche mentale, prevedendo le situazioni in cui si troveranno, studiando ogni possibile sfumatura, magari proponendo soluzioni che li sollevino da errori decisivi.<br />
Una lavoro raffinato, che porta via energie e tempo, nella speranza di essere un aiuto concreto e non soltanto un tecnico banalmente preoccupato dell&#8217;esecuzione meccanica di un gesto.</p>
<p>Ieri ho visto per la prima volte due miei allievi scontrarsi in un torneo, una sensazione strana, mai provata prima d&#8217;ora. Ha vinto il più esperto, che mi ha fatto capire di aver seminato bene anche nel passato, quando ero meno consapevole delle mie capacità di maestro. Ho come di consueto parlato con lo sconfitto, che si è difeso egregiamente, per analizzare alcuni momenti, quelli in cui all&#8217;improvviso tutto cambia.</p>
<p>Le partite vengono vinte dagli uomini e non dagli schemi. È un problema di personalità,<br />
di avere la necessaria maturità per comprendere i sali e scendi di una partita, infilandosi nelle sue crune come soltanto i veri giocatori sanno fare. Capire il momento, è una frase che ripeto giornalmente ai ragazzi, al di là dei progressi fatti sul campo, dei miglioramenti atletici, delle sconfitte e delle vittorie.</p>
<p>È un passo fondamentale, per diventare autonomi, indipendenti: in una sola parola, uomini. Non posso insegnare loro anche questo, è un processo che richiede forse il tempo di una vita, persino tra le righe di un campo da tennis. L&#8217;importante è che la strada sia tracciata chiaramente, grazie agli obiettivi fissati nella testa con chiodi ben resistenti.</p>
<p>La consapevolezza è il primo passo verso l&#8217;eccellenza.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (150) Vampiro</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Nov 2011 11:26:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Coach Dan Peterson ricorda spesso il motivo che l&#8217;ha portato a non allenare più dopo una serie incredibile di vittorie e a soli 51 anni. Nel guardare una sua intervista alla fine dell&#8217;ultima partita stagionale, gli sembrò di vedere un vampiro, a cui stavano spuntando due canini appuntiti, pronti per essere affondati nelle carni nemiche. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/11/vampiro.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5344" title="vampiro" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/11/vampiro.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Coach Dan Peterson ricorda spesso il motivo che l&#8217;ha portato a non allenare più dopo una serie incredibile di vittorie e a soli 51 anni. Nel guardare una sua intervista alla fine dell&#8217;ultima partita stagionale, gli sembrò di vedere un vampiro, a cui stavano spuntando due canini appuntiti, pronti per essere affondati nelle carni nemiche. Un succhia sangue, ecco cosa pensò di sé stesso in quel momento, uno dei più grandi personaggi del basket italiano.</p>
<p>Il successo è un&#8217;ossessione? Anche quando lo si raggiunge? C&#8217;è un limite oltre il quale non è lecito andare mentre si tenta disperatamente di afferrarlo? Non ho risposte certe a queste domande. Se potessi le rivolgerei a chi è riuscito a toccare grandi traguardi, a vincere sopra ogni diffidenza, trascinando verso le proprie credenze giocatori, società, o addirittura interi ambienti.</p>
<p>Il problema principale del mio lavoro è sempre il pensiero di non sbagliare; spesso sento i maestri affermare che è necessario fare le cose giuste, peccato che forse nessuno sappia con certezza quale siano. Osservare con attenzione le partite di torneo dei miei allievi mi permette di capire se ci sono stati progressi dettati dal lavoro fatto nel tempo, e non soltanto un miglioramento naturale, dovuto ad una maturazione personale.</p>
<p>Tuttavia poche volte sono veramente soddisfatto, pur convinto di dover trovare subito soluzioni nuove quando qualcosa di negativo mi mette in allarme. È un continuo cercare, studiare, imparare, proporre, sebbene vorrei possedere maggiori punti fermi, efficaci come una pillola buona. A volte penso di essere troppo esigente, molto duro nei confronti di alcuni atteggiamenti, ma è inevitabile se si desidera arrivare in cima.</p>
<p>Non si può fare finta di niente, lasciare che l&#8217;inedia ci avvolga, portando il cammino verso la mediocrità avvicinata da tanti. È difficile caricare i giocatori quotidianamente, ogni volta che scendono in campo per allenarsi. È complicato perché sono giovani ragazzi alle prese con una vita ancora tutta da provare, in cui il tennis può diventare un aiuto, ma anche una fonte di ennesima delusione e inadeguatezza.</p>
<p>Ecco perché mi domando se il successo a cui aspiro sia soltanto un mio desiderio, un sogno lontano che faticosamente tento di trasformare in un obiettivo raggiungibile. Forse pur non essendoci ancora arrivato, mi sto già trasformando in un vampiro, assetato di sangue, che non ammette il fallimento, le mezze misure, il pressapochismo.</p>
<p>Soltanto il tempo mi offrirà le risposte che cerco. Sento di essere appena all&#8217;inizio, distante da ciò che mi circonda, per aspettative, valori e modo di propormi agli allievi. È l&#8217;unica forza di cui dispongo, una diversità che spero possa accompagnare il mio lavoro per molto ancora, fino quando anche a me saranno spuntati canini appuntiti da affondare nel collo del nemico!</p>
<p>Andrea Villa<br />
<object width="550" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/5vZ7CRTsn_4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="550" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/5vZ7CRTsn_4?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (149) Il viaggio</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2011/10/23/larticolo-della-settimana-149-il-viaggio</link>
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		<pubDate>Sun, 23 Oct 2011 10:30:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il viaggio continua. La strada è ben illuminata, la stiamo percorrendo a testa alta. C&#8217;è soddisfazione, i progressi sono evidenti, abbiamo lavorato tanto, meritiamo quello che stiamo ottenendo. Il gruppo è unito, costruito passo dopo passo, con pazienza e dedizione. Lo riconoscono anche i genitori, contenti di vedere un piccolo gruppo di ragazzi vivere una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/10/twinings.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5315" title="twinings" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/10/twinings.jpg" alt="" width="550" height="306" /></a>Il viaggio continua. La strada è ben illuminata, la stiamo percorrendo a testa alta. C&#8217;è soddisfazione, i progressi sono evidenti, abbiamo lavorato tanto, meritiamo quello che stiamo ottenendo.</p>
<p>Il gruppo è unito, costruito passo dopo passo, con pazienza e dedizione. Lo riconoscono anche i genitori, contenti di vedere un piccolo gruppo di ragazzi vivere una passione concreta, reale.</p>
<p>Il tennis ha legato le nostre esistenze in maniera profonda, offrendoci nel tempo la consapevolezza di valere, di non essere banali, molto diversi e per questo più motivati.<br />
Ogni vittoria è una festa, cominciano ad arrivare in maggior numero rispetto ad un anno fa, quando ancora erano pesanti incertezze a segnare il cammino.</p>
<p>È necessario vedere le partite di torneo per capire, per cogliere le sfumature che l&#8217;allenamento nasconde, dietro la sua innegabile leggerezza. Passo i fine settimana a studiare gli allievi in gara, a dare consigli, a proporre nuovi slanci per il futuro, soprattutto in caso di sconfitta.</p>
<p>Non siamo andati indietro di un millimetro, evitando gli alibi che spesso avvolgono il sistema sport in Italia, dove prendersi le proprie responsabilità sembra molto difficile. Abbiamo obiettivi chiari e raggiungibili, nessun volo pindarico è concesso, la selezione è ferrea, mollare la presa non appartiene alle nostre scelte.</p>
<p>Come dice coach Dan Peterson è meglio non avere troppi cuochi in cucina, io sono l&#8217;unico catalizzatore, il punto di riferimento da cui parte ogni cosa: naturalmente devo essere impeccabile. Per fortuna ora abbiamo un vero preparatore atletico, figura fondamentale e che ci sta dando un prezioso aiuto.</p>
<p>Mai dimentico che personalizzare al massimo l&#8217;allenamento produce migliori risultati, ma il gruppo è molto numeroso, e soddisfare le esigenze di tutti a volte prosciuga quasi completamente le mie energie.</p>
<p>Non sono un mago, non ho la bacchetta magica. Ogni giorno cerco di aggiungere qualcosa, di imparare per essere sempre più professionale e efficace nelle proposte. È un viaggio che forse durerà il tempo di una vita, almeno l&#8217;avrò speso insieme a giovani ragazzi di belle speranze, dietro al sogno di trovare sé stessi su un campo da tennis.</p>
<p>Resta un velo di amarezza per la nulla considerazione nei confronti del mio lavoro, che non mi impedisce di continuare con intatte motivazioni. Ripeto spesso ai ragazzi questa frase: “Ogni volta che scendete in campo è un guerra”; fino a quando avremo le forze necessarie combatteremo, felici di poter ricorrere soltanto alle nostre forze.</p>
<p>La strada è ben illuminata, la luce del successo ci aspetta all&#8217;orizzonte.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p><object width="550" height="350" classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/ChxzFDi2nWg?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed width="550" height="350" type="application/x-shockwave-flash" src="http://www.youtube.com/v/ChxzFDi2nWg?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowFullScreen="true" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" /></object></p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (148) Pedigree</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 19:39:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La solita faccenda, trita e ritrita. Come un ritornello stonato, periodicamente torna a risuonare. Chissà perché, me lo chiedo da anni. Ancora negli ultimi dieci giorni più di una persona mi ha domandato quale fosse stata la mia migliore classifica come giocatore. Ancora. Per l&#8217;ennesima volta. Mai che qualcuno si distingua, ci cadono tutti nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/10/pedigree.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5294" title="pedigree" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/10/pedigree.jpg" alt="" width="264" height="191" /></a>La solita faccenda, trita e ritrita. Come un ritornello stonato, periodicamente torna a risuonare. Chissà perché, me lo chiedo da anni. Ancora negli ultimi dieci giorni più di una persona mi ha domandato quale fosse stata la mia migliore classifica come giocatore. Ancora. Per l&#8217;ennesima volta. Mai che qualcuno si distingua, ci cadono tutti nella curiosità di conoscere quanto bravo fossi da giovane. Perché? Semplice. Perché sono un maestro di tennis.</p>
<p>Eccomi classificato, incasellato, definito. Così si valuta il lavoro di un insegnante. Per caso interessano quali corsi ho frequentato? Le esperienze fatte in quindici anni? Dove ho allenato? Chi e con quali risultati? A nessuno importa. Sapere che scrivo su una rivista specializzata? Oppure che ho un sito molto apprezzato? Che sono nella redazione di un altro molto più visitato del mio? Scusate ho dimenticato il quesito fondamentale: quale è stata la classifica massima raggiunta? Il resto conta meno di zero, credetemi.</p>
<p>Qualcuno dice che non sono in possesso di un pedigree importante. Forse ha ragione. In più aggiunge che il mio lavoro non sarà mai abbastanza considerato, anche in caso di clamorosi successi, proprio per questo motivo: il famoso e imprescindibile pedigree.</p>
<p>Come fare? Difficile in tempi brevi attrezzarsi e raggiungere risultati stimabili, non disponendo di grandi finanze il rischio era quello di restare sempre beffato. Poi l&#8217;illuminazione. Una vecchia pubblicità. Il supermarket! Esiste ancora e non costa nemmeno tanto! Ho fatto una scorta.<br />
<object width="550" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/wNqBJcgfUzw?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="550" height="350" src="http://www.youtube.com/v/wNqBJcgfUzw?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowfullscreen="true" allowscriptaccess="always"></embed></object><br />
Non so se sta funzionando. Continuo a mangiarlo. A colazione, pranzo e cena. Forse sto esagerando, comincia a piacermi. Ho cercato sulla confezione possibili contro indicazioni: nessuna! Male che vada comincerò ad insegnare come un cane, magari mi trasformerò io stesso nel miglior amico dell&#8217;uomo. Al contrario se l&#8217;esperimento dovesse riuscire, se il famoso pedigree cominciasse a metabolizzarsi, allora sarebbe fatta: finalmente potrei essere considerato un grande maestro!</p>
<p>Spero solo che l&#8217;inganno non venga scoperto: bau bau!</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (147) Reality tennis</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Oct 2011 15:47:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stagione è iniziata come al solito. Quasi nulla sembra cambiare anno dopo anno, come un replay continuo, un cristallizzarsi lontano da qualsiasi cambiamento. I provini sono il momento più curioso, quello in cui si capiscono molte cose, uno specchio bizzarro dove viene riflessa la struttura della scuola di tennis. Ormai tutto sembra assomigliare ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/10/2PA_3068.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5280" title="2PA_3068" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/10/2PA_3068.jpg" alt="" width="550" height="366" /></a>La stagione è iniziata come al solito. Quasi nulla sembra cambiare anno dopo anno, come un replay continuo, un cristallizzarsi lontano da qualsiasi cambiamento. I provini sono il momento più curioso, quello in cui si capiscono molte cose, uno specchio bizzarro dove viene riflessa la struttura della scuola di tennis. Ormai tutto sembra assomigliare ad un reality, con la giuria dei maestri pronta a giudicare, ad accontentare sempre, mai a bocciare, allontanare, far desistere il candidato. Chiunque trova un gruppo adatto, un orario in cui infilare l&#8217;ennesimo impegno sportivo, dove soddisfare le proprie motivazioni.<br />
Bisogna prendere il maggior numero di iscrizioni, allungarsi verso un nuovo record, riempire la cassa, il resto arriverà se non verrà lasciato inopinatamente in secondo piano.</p>
<p>I genitori fibrillano, osservano il futuro campioncino, già sapendo cosa desiderano, come dovrà essere allenato, quali obiettivi inseguirà con o senza l&#8217;avvallo dell&#8217;insegnante.<br />
A volte mi chiedo a cosa serva il maestro. Attenzione non sono alla ricerca di una qualsivoglia colpevolezza, padre e madre hanno sempre il diritto di pretendere il meglio per i loro pargoli, forse la maggior parte ha perso il senso della realtà.<br />
Sembrano tutti super dotati. In grado di imparare bene e in fretta, smaniosi di affiancare il successo tennistico a quello scolastico, dove naturalmente emergono in maniera brillante.<br />
A nessuno interessa la verità, professionisti della racchetta compresi. Nessuno vuole sottoporsi ad una sana gavetta, ad un percorso duro e lungo: dimostrare quanto si vale è esercizio lasciato alle generazioni del passato.</p>
<p>Ricordo il mio provino nel 1982: oggi lavoro con il maestro che me lo fece oltre trenta anni fa. Ricordo anche quelli di altri bambini, che sarebbero diventati compagni di tornei, e avversari di partite memorabili. Nessuno osava sindacare il giudizio del maestro, che quasi sempre inseriva i nuovi allievi un gruppo sotto il proprio livello: se avevi qualche qualità era l&#8217;occasione per tirarla fuori. L&#8217;agonistica era un miraggio, per entrare bisognava battere i migliori ragazzi della propria età, una vera impresa, visto come giocavano! L&#8217;unica concessione che veniva fatta alle seconde linee, era quella di fare la preparazione atletica con loro, un&#8217;ora e trenta minuti molto duri due volte alle settimana.</p>
<p>Oggi abbondano le accademie, i programmi personalizzati, i coach privati, i genitori pronti ad allenare i figli: senza dimenticare i tornei per neonati, e quelli per embrioni che presto saranno approntati. Provocazioni a parte, il ruolo delle scuole tennis è sempre più marginale, ridotte ad un contenitore economico e ludico, invece di essere un importante punto di riferimento tecnico e meritocratico. Non capisco perché sia così difficile farlo.<br />
Persino la cosiddetta parte complementare in alcune grandi strutture è facoltativa, oppure non c&#8217;è per chi frequenta un corso mono settimanale: un errore gravissimo, visto come sono deboli dal punto di vista motorio i bambini che si avvicinano al tennis.</p>
<p>Ecco perché non sono critico con le iniziative individuali dei genitori, anzi le osservo con curiosità per comprendere se possono essere una strada veramente alternativa, e non appena un progetto fanatico. Ha ragione chi esige dalla scuole tennis massima professionalità, è corretto pretenderlo da qualsiasi categoria lavorativa, maestri di tennis e preparatori atletici compresi. Ho l&#8217;impressione che rispetto al passato sia andata perduta la severità che contraddistingueva i migliori insegnanti, meno preoccupati dell&#8217;incasso e più attenti all&#8217;insegnamento nudo e crudo.</p>
<p>Eppure mentre provo alcuni nuovi allievi resto di stucco, sentendo cosa hanno da dirmi, quando chiedo come mai hanno deciso di cambiare scuola tennis. Nonostante una buona impostazione giudicano il lavoro del maestro abbandonato insufficiente, senza specificare con chiarezza i motivi. Oppure adducono mancate motivazioni da parte di chi li ha seguiti sul campo, più preoccupati di stare al telefono che di farli migliorare. Non mancano i gruppi formati male, insieme alla provenienza da altri sport, magari stufi di restare in panchina a guardare i compagni che giocano. Sorrido davanti alla cultura degli alibi italiana, di fronte alla mancanza di argomentazioni di spessore, e penso a quei genitori che invece tentano di tracciare una strada felice per i propri figli lontana da questi banali ragionamenti.</p>
<p>Resto dubbioso. Schiacciato tra bizzarre richieste, strampalate consapevolezze, e l&#8217;impossibilità di dire la verità, soltanto la verità, come senza problemi disse il maestro Mario a mia mamma, quel lontano pomeriggio. Forse sono all&#8217;antica, rimasto indietro di trent&#8217;anni, ma ai ragazzi che alleno perdono poco o nulla: quello che desiderano devono meritarlo.</p>
<p>Nel fallimento tutte le componenti sono complici, è innegabile. Non c&#8217;è sistema che possa funzionare senza meritocrazia e trasparenza. Lo sport è fatto da predisposizione, motivazione, preparazione e risultati: il resto sono soltanto chiacchiere. È altrettanto vero che non possiamo pretendere di fare campioni da chi vuole soltanto passare in allegria un&#8217;ora sul campo da tennis, tuttavia tutti hanno il diritto di imparare secondo una metodologia chiara, inseriti nel contesto giusto, con compagni di pari aspettative.</p>
<p>Altrimenti tutto si trasforma in un reality, una copia sbiadita della realtà, dove il valore si confonde con il prezzo, in cui il pressapochismo diventa certezza, e la verità un vezzo di pochi.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (146) Che cosa abbiamo dentro?</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Sep 2011 17:29:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Prima di leggere l&#8217;articolo è necessario guardare il seguente filmato: “Bisogna giocare con un po&#8217; di dignità!”. E ancora “Che cazzo avete dentro?”. Quando ho visto questo breve filmato per la prima volta, grazie alla segnalazione di Lorenzo, le parole di coach Pianigiani non mi hanno sorpreso, fanno parte delle normali reazioni degli allenatori nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/09/cellule.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5271" title="cellule" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/09/cellule.jpg" alt="" width="550" height="433" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>Prima di leggere l&#8217;articolo è necessario guardare il seguente filmato:</strong></span><br />
<object width="550" height="350"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/P81z_2iNOhk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="550" height="350" src="http://www.youtube.com/v/P81z_2iNOhk?version=3&amp;hl=it_IT&amp;rel=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p>“Bisogna giocare con un po&#8217; di dignità!”. E ancora “Che cazzo avete dentro?”. Quando ho visto questo breve filmato per la prima volta, grazie alla segnalazione di Lorenzo, le parole di coach Pianigiani non mi hanno sorpreso, fanno parte delle normali reazioni degli allenatori nel momento in cui sentono che qualcosa sta sfuggendo, allontanandosi dalle proprie radicate convinzioni. Frasi forti, ma dense di significato. Concetti inequivocabili, dove i giocatori si dovrebbero sentire toccati nel profondo, nella parte più recondita dell&#8217;anima. Quel “dentro” racchiude la sostanza, il valore di ognuno di noi, quando decidiamo di gareggiare, di confrontarci, di dare seguito alla preparazione fatta.</p>
<p>Un vecchio maestro usa ancora oggi una bella definizione per mettere in risalto le scarse doti di un atleta: “Non ha attaccato niente”. Non ha nulla da dare, il dentro è vuoto, qualsiasi allenamento è quasi inutile, giova soltanto a migliorare una sterile tecnica. Sono d&#8217;accordo. Questo cerco, una fame di crescita e progresso, la rabbia necessaria per andare oltre i limiti, soprattutto quando sono gli altri a deciderli.</p>
<p>Spesso mi chiedo se sia tutto semplicemente scritto nelle cellule, oppure si possa imparare, magari influenzati da una saggia guida, e diventare nel tempo diversi, trasformati in qualcosa che non pensavamo di poter essere. Sono convinto che gli incontri fortunati nella vita si debbano contare sulle dita di una mano, bisogna solamente saperli riconoscere, come un bravo coach è capace di vedere il talento dove gli altri non riescono.</p>
<p>Ogni giorno è prezioso, è un mattone da mettere sopra il precedente, per salire ancora più in alto, fino a toccare la cima dei propri sogni. È dura, lo ammetto, forse è l&#8217;unico modo per non condurre una vita banale, senza un autentico progetto, in balia del caso, e delle sue incomprensibili mosse.</p>
<p>Che cosa abbiamo dentro? “Facciamo almeno a cazzotti”, urla Pianigiani ai suoi ragazzi, un invito a lottare, ad essere duri, a dimostrare di un po&#8217; di sano attaccamento a quello che si sta facendo. Ogni tanto è necessario essere scossi, soprattutto quando si spreca il talento, vanificando con una abulica prestazione il lavoro di preparazione svolto, come se le fatiche sopportate in allenamento non fossero servite a nulla.</p>
<p>Un&#8217;altra stagione tennistica è appena iniziata, non so che cosa accadrà. Resto convinto di aver seminato bene, di aver messo basi solide, di poter continuare sulla strada tracciata ancora più velocemente. Tuttavia le difficoltà arriveranno in ogni caso, per metterci alla prova, per farci capire se siamo abbastanza forti per superarle. Qualcosa è cambiato, quel dentro è stato riempito di valori, di preziosi consigli che nel tempo sono certo non andranno persi. Per arrivare dove nessuno pensava potessimo.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>L&#8217;articolo della settimana (145) Una giornata stupenda</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2011/08/13/larticolo-della-settimana-145-una-giornata-stupenda</link>
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		<pubDate>Sat, 13 Aug 2011 20:56:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
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		<description><![CDATA[È una giornata stupenda. Bella come il sorriso di un amore ritrovato. Non sono ancora le 8 del mattino, sono solo. Capita entrando in un posto vuoto di sentirsi come dei ladri, venuti a portare via qualcosa che non ci appartiene. Oggi è diverso. La porta si chiude alle spalle emettendo il rumore stridente di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010373.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5240" title="P1010373" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010373.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a><span style="color: #000000;">È una giornata stupenda.</span> Bella come il sorriso di un amore ritrovato. Non sono ancora le 8 del mattino, sono solo. Capita entrando in un posto vuoto di sentirsi come dei ladri, venuti a portare via qualcosa che non ci appartiene. <span style="color: #000000;">Oggi è diverso.</span> La porta si chiude alle spalle emettendo il rumore stridente di sempre, i gradini sotto i piedi scricchiolano seguendo il consueto ritmo, ma appena giro l&#8217;angolo quello che talvolta mi è sembrato un inferno ha invece le sembianze del paradiso. Mi fermo. Il sole taglia l&#8217;orizzonte con tanti raggi simili a scintillanti lame,<span style="color: #000000;"> il cielo non è mai stato così azzurro.</span></p>
<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010369.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5238" title="P1010369" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010369.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Il rosso dei campi assorbe il calore offrendo un contrasto perfetto, tutto intorno il verde della vegetazione protegge, delimita, esalta lo spettacolo solo per i miei affamati occhi.<span style="color: #000000;"> Resto in adorazione, in silenzio, in pace. </span>Non c&#8217;è nessuno, il parcheggio è privo di automobili, le sdraio della piscina dormono ancora, prima di essere violentate dai faticatori dell&#8217;abbronzatura, le sedie della terrazza restano ordinate come soldati prima della battaglia. <span style="color: #000000;">Luci ed ombre si alternano in un walzer armonioso,</span> dove c&#8217;è spazio per entrambi, in un lento ritrarsi prima e in una nuova conquista poi.</p>
<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010375.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5239" title="P1010375" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010375.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Scendo per recuperare i ferri del mestiere, gli attrezzi che sera dopo sera ripongo nel medesimo ordine, nello stesso preciso posto. A volte penso di essere prigioniero di continui riti, di profonde abitudini, scaramantiche sequenze in cui ogni gesto deve essere uguale al giorno precedente. <span style="color: #000000;">È solo l&#8217;inizio di un&#8217;altra giornata trascorsa a rincorrere una palla,</span> l&#8217;ennesimo mattone utile ad inseguire i miei piccoli e grandi sogni.<span style="color: #000000;"> Nessuno può capire,</span> anche se tentassi di spiegarlo nella maniera più convincente, non sarei abbastanza esaustivo. Non mi importa.<span style="color: #000000;"> Sono solo.</span> Spingo il carrello colmo di palline delicatamente per evitare che la solita rotella si stacchi, costringendomi ad un&#8217;altra improvvida riparazione. Un po&#8217; del rosso della vernice che io stesso ho dato, si attacca alle mani, minuscole briciole, frammenti quasi impalpabili, ma parte del rituale.</p>
<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010376.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5241" title="P1010376" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010376.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Il vialetto sconnesso amplifica il cigolio, fino a quando raggiungo il campo 7, sette come i giorni della settimana in cui lavoro. <span style="color: #000000;">C&#8217;è Antonio.</span> L&#8217;uomo dei campi si aggira a scrutare la situazione, a verificare, a tastare lo stato del terreno. Spazza qualche riga, e con una scopa di saggina che lo fa assomigliare ad uno spazzacamino toglie alcune foglie, va bene così, mi dice da lontano. Non ha bisogno di urlare.<span style="color: #000000;"> Siamo soli.</span> Ha piovuto due notti fa. Ha piovuto molto, alcune zone sono ancora pregne, madide, altre appaiono secche, quasi bianche. Chissà cosa c&#8217;è sotto, cosa le rende diverse. Come un pittore alla ricerca dell&#8217;uniformità del suo colore preferito, prende la lunga canna e spruzza una leggera dose di acqua solo dove serve, a riempire, colmare la diseguaglianza. Il suo è un gesto calcolato, esperto, da cui nasce e muore in pochi secondi un arcobaleno.<span style="color: #000000;"> Se potessi afferrarlo e farlo mio, saprei a chi donarlo.</span></p>
<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010379.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5242" title="P1010379" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010379.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a><span style="color: #000000;">È una giornata stupenda, rara.</span> Così preziosa che soltanto due persone possono vederla nel suo momento più alto. Antonio riprende il suo giro. Entrambi sappiamo il motivo per cui ci troviamo lì. Ci conosciamo da più di venti anni. Fisso il sole. Una pallina da tennis infuocata, piantata nel cielo. Abbandonate su una panchina recupero quattro palle, ormai vecchie, troppo consumate per il raffinato gioco di molti soci.<span style="color: #000000;"> Io gli regalo nuova vita,</span> accomodandole nel cesto tra molte altre, la fresca compagnia gli farà bene. Poso alcune in terra, tra poco il primo colpo verrà sferrato, seguirà un numero non definito, tremendamente alto. Le aiuto ad uscire, a scalare insieme a me l&#8217;Everest, la quotidiana montagna che si presenta davanti ora dopo ora, giorno dopo giorno. Le guardo rotolare, vicino alla rete, alla racchetta, alle righe perfettamente pulite, ai chiodi che le tengono conficcate nella terra rossa. Le guardo e quasi mi intenerisco, come a volermi scusare della violenza con cui le batterò. <span style="color: #000000;">Non è colpa mia, lo faccio per mangiare.</span></p>
<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010381.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5243" title="P1010381" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010381.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a>Tolgo lo sguardo, cerco l&#8217;arrivo di qualcuno, ancora qualche minuto, ancora qualche istante di beata solitudine. La recinzione del campo 7 è abbracciata da abbondanti piante, da lunghi rami che cadono dentro come liane pronte per essere afferrate. Mi avvicino alla zona d&#8217;ombra per osservarli, resto al confine, sentendo caldo e freddo nello stesso momento. <span style="color: #000000;">So che qualcosa manca.</span> È una certezza. È il silenzio a dirmelo. <span style="color: #000000;">Eppure è una giornata stupenda.</span></p>
<p>Andrea Villa</p>
<p><a href="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010382.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5244" title="P1010382" src="http://puramentecasuale.com/wp-content/uploads/2011/08/P1010382.jpg" alt="" width="550" height="412" /></a></p>
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