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	<title>Puramentecasuale &#187; Il Bavaglio</title>
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		<title>Il Bavaglio (13) Lo scarica barile</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Dec 2009 23:07:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il campione si fa attendere, forse è in ritardo. Non arriva, tutti lo aspettano, ma nessuno può dire quando si è messo in viaggio. Mentre aspetta il tennis si interroga, si domanda il perché dei fallimenti, degli insuccessi, delle incomprensibili cadute. La parola colpa è quella più usata, d’altronde ci sono chiare responsabilità, nonostante non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1776" title="censura" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/12/censura-380x209.jpg" alt="censura" width="380" height="209" />Il campione si fa attendere, forse è in ritardo. Non arriva, tutti lo aspettano, ma nessuno può dire quando si è messo in viaggio. Mentre aspetta il tennis si interroga, si domanda il perché dei fallimenti, degli insuccessi, delle incomprensibili cadute. La parola colpa è quella più usata, d’altronde ci sono chiare responsabilità, nonostante non si capisca a chi debbano essere attribuite. Lo scarica barile è uno degli sport meglio frequentati nel nostro paese, un gioco in cui nessuno esce sconfitto, anzi riesce sempre a cavarsela, o addirittura a guadagnarci qualcosa. Sono tante le figure chiamate in causa, per motivi diversi, ma capaci di contribuire al disastro, ai risultati negativi, alle decennali delusioni. Il semplice appassionato individua nei dirigenti, nella federazione, nelle persone che l’hanno gestita i maggiori indiziati. L’accusa è precisa, senza appello, o possibilità di redenzione: i risultati negativi sono sotto gli occhi di tutti. È possibile che soltanto l’Italia non riesca a produrre giocatori di alto livello? Atleti in grado di competere alla pari con i migliori?</p>
<p><span id="more-1775"></span>Forse sono i maestri a dover recitare il mea culpa, le scuole tennis sono piene di bambini, ci sarà pure qualche talento da coltivare! Gli insegnanti naturalmente si ribellano quando il dito viene puntato contro di loro, spostando sull’inadeguatezza del materiale umano con cui lavorano, i motivi della scarsa crescita dei giovani tennisti. Non vogliamo considerare i genitori fanatici, che credono di poter sostituirsi all’allenatore, non sono altrettanto colpevoli? Girare la frittata è un attimo, basta un semplice gesto; sono i circoli a non sostenere i campioni in erba, aiutandoli poco o addirittura osteggiandoli, non avendo le risorse economiche per sovvenzionare le carriere più promettenti. Allora le famiglie si attrezzano, cambiano visuale, portando i figli nelle accademie, dove il terreno è fertile, le strutture adeguate, la professionalità garantita. E se l’accesso fosse solo una questione di soldi? Se fosse soltanto un altro affare perpetuato alle spalle di facoltosi genitori? Sarebbe l’ennesima responsabilità da attribuire, la chiave sbagliata da inserire in una porta che non vuole mai aprirsi. I gestori delle accademie negano, i volti chiamati a fare da testimonial sono una assicurazione, se mai è la federazione a fargli concorrenza, con i centri tecnici, i raduni, le convocazioni. Eccoci di nuovo al punto di partenza; il barile della colpa ha fatto il giro, scaricato da tutti a tutti, nessuno escluso. Intanto il campione si fa ancora attendere, è in tremendo ritardo, chissà quando arriverà a destinazione: non sarà anche un po’ colpa sua?</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Il Bavaglio (12) Il male incurabile: le accademie</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Nov 2009 20:49:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando penso alla parola accademia mi viene in mente Platone, i filosofi e il luogo dove amavano riunirsi e discutere di vita e del suo senso. È curioso come nel tempo certe accezioni cambino di significato, diventino qualcosa d’altro, muovendosi dalla loro originalità, da ciò che incarnavano nel passato. Allora possono persino trasformarsi in una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1715" title="censura3" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/11/censura3-380x209.jpg" alt="censura3" width="380" height="209" />Quando penso alla parola accademia mi viene in mente Platone, i filosofi e il luogo dove amavano riunirsi e discutere di vita e del suo senso. È curioso come nel tempo certe accezioni cambino di significato, diventino qualcosa d’altro, muovendosi dalla loro originalità, da ciò che incarnavano nel passato. Allora possono persino trasformarsi in una moda, balbettare sulla bocca di tante persone, addirittura avvicinarsi al commercio, rischiando di divenire un sinonimo di affare. Andare in accademia nel tennis moderno è ormai quasi un obbligo, un posto da cui passare se si desidera dare una speranza ad un sogno: quello di emergere come giocatori professionisti. Il talento da solo non basta, non è sufficiente a sé stesso, necessita di una struttura adeguata, di una dimensione in cui possa venire esaltato, portato alla sua massima espressione; trovato il giusto ambiente, è più facile percorrere la strada verso il successo, e tentare così di afferrarlo. Tanti piccoli giocatori, spinti solitamente dalle famiglie, approdano nelle accademie di tennis sparse nel mondo; da quelle note, fino alle meno conosciute, con le medesime aspettative i giovani vanno a riempirle cercando di farsi notare, di crescere, di migliorare e salire un giorno fino all’olimpo, dove siedono soltanto i veri campioni.</p>
<p><span id="more-1714"></span>Hanno ragione i genitori a provarci, a investire sulle capacità dei propri figli, a credere nelle loro possibilità; allenarsi con persone dello stesso livello, di pari motivazioni, con gli stessi obiettivi è un aspetto fondamentale. Importante come avere a disposizione maestri, preparatori atletici, psicologi, campi di diverse superfici, palestre; magari con il grande vantaggio di poter soggiornare e persino studiare all’interno dell’accademia. Uno scenario perfetto per chi decide di focalizzare il proprio impegno sul tennis, di valutare realmente le capacità, non lasciando nulla di intentato. L’anno passato un mio allievo ha deciso di cambiare scuola tennis, probabilmente non soddisfatto del percorso che aveva intrapreso; qualche tempo dopo sono venuto a sapere della decisione di iscriversi ad una accademia, dove avrebbe potuto allenarsi in maniera più proficua. Il fatto in sé non mi aveva infastidito, ma quando ho scoperto il vero motivo che l’aveva spinto verso tale scelta, mi sono subito posto alcune domande. Un talento fuori dal comune, non capito dai maestri che l’avevano cresciuto, evidentemente ciechi nel non notare tanta predisposizione; grazie a queste convincenti parole, pronunciate dai responsabili dell’accademia, i genitori avevano aperto gli occhi, scoperto le qualità del figlio, che finalmente si sarebbero potute esprimere con certezza. Non sono a conoscenza del prezzo, di quanto paghino per frequentare quel posto, ma sono sicuro che l’alto tenore di vita della famiglia riesca a coprire le spese senza difficoltà. Purtroppo il denaro ha un peso molto importante nel tennis, è uno sport costoso, soprattutto quando si prova a diventare giocatori professionisti; tuttavia non deve essere l’unico mezzo attraverso il quale inseguire un sogno. Ho l’impressione che alcune accademie facciano leva quasi esclusivamente su questo aspetto, proponendo molte ore di allenamento, mettendo a disposizione strutture e persone, con magari la faccia di un campione passato per caso di lì come garanzia di sicuro successo. Qualcuno ci cade, attratto da un’offerta che in apparenza non si può rifiutare; tuttavia in molti casi è soltanto il vile soldo a fare la differenza, ad aprire le porte, a permettere di avere una opportunità. Negli ultimi anni leggo, vedo e scopro il proliferare di piccole o grandi accademie, sul modello di quelle che all’estero hanno avuto molto successo; mi chiedo se abbiano un vero Platone alle spalle, oppure se siano l’ennesimo affare costruito ad arte per svuotare le tasche di chi le ha molto piene. Nel caso del mio allievo è superfluo dare una risposta, invece per tanti ragazzi è stata la via giusta per far crescere un sogno, a cui ricchi e poveri, senza distinzioni, dovrebbero poter accedere.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, è confusa e senza senso: meglio non leggerla.</p>
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		<title>Il Bavaglio (11) Il male incurabile: arbitri e giudici arbitri</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2009 23:01:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[È senza dubbio una categoria bistrattata quella degli arbitri e dei giudici arbitri, soprattutto nel tennis, dove la loro presenza a volte è persino considerata superflua. Per ovvi motivi in quasi tutti i tornei il giudice di sedia non c’è, così i giocatori sono destinati ad arrangiarsi, a fare da soli, a preoccuparsi di portare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1691" title="censura2" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/11/censura2-380x209.jpg" alt="censura2" width="380" height="209" />È senza dubbio una categoria bistrattata quella degli arbitri e dei giudici arbitri, soprattutto nel tennis, dove la loro presenza a volte è persino considerata superflua. Per ovvi motivi in quasi tutti i tornei il giudice di sedia non c’è, così i giocatori sono destinati ad arrangiarsi, a fare da soli, a preoccuparsi di portare alla conclusone l’incontro senza controllo. Questo naturalmente non accade a livello professionistico, e nemmeno negli altri sport, dove se non c’è l’arbitro la partita non viene disputata. Organizzo tornei da quasi quindici anni, e so benissimo che è impossibile avere qualcuno che si “accomodi” sulla sedia, di solito è usanza chiamare qualcuno per la finale, in modo da dare un po’ di importanza all’ultimo atto della manifestazione. Il discorso dovrebbe essere un po’ diverso per il giudice arbitro, la persona tenuta a verificare il corretto stilare delle iscrizioni, a compilare il tabellone, e a preparare gli orari di gioco. Questa figura è molto importante, è la tenutaria delle regole, dovrebbe essere sempre a disposizione dei giocatori, per qualunque faccenda legata alla disputa degli incontri; deve dare quindi un servizio, interpretando un ruolo decisivo nel corretto svolgimento del torneo, per poi comunicare i risultati alla Federazione.</p>
<p><span id="more-1690"></span>Purtroppo questo non sempre accade, spesso le sue incombenze sono lasciate al Direttore del Torneo, alla segretaria, o peggio ancora al barista del circolo. Nei campionati a squadre, tutto è stato affidato alla buona volontà dei giocatori, con la brillante idea, da parte della Federazione, di trasformarli in ufficiali di gara, dopo un corso di appena poche ore. Credo che per garantire anche in questo settore un salto di qualità, bisognerebbe trasformare la categoria in maniera netta, portandola ad essere un gruppo di persone aggiornate e competenti, ma soprattutto in grado di dedicarsi totalmente all’incarico. Bisognerebbe avere pochi giudici arbitri, ma professionisti del mestiere, non pagati poco e male dalla Federazione, piuttosto dai circoli, che devono accollarsi questa spesa, per migliorare sensibilmente la qualità dell’organizzazione. Mi capita spesso di girare per tornei, o di farmi raccontare dai miei allievi dove hanno giocato, e molte volte trovo difficile orientarmi tra tabelloni compilati male e orari per nulla chiari. Non voglio criticare la categoria, le persone che si dedicano a queste attività, molte volte lo fanno senza essere retribuite, per pura passione, magari quando ormai sono in pensione e hanno del tempo da spendere gratuitamente. Senza dubbio sono da lodare, ma non offrono quella professionalità che necessita anche il tennis dilettantistico: forse è arrivato il momento di cambiare queste vecchie abitudini. Non sarebbe meglio affidare a persone giovani il compito di organizzare i tornei, in grado di preparare ogni dettaglio con maggiore velocità e attenzione? Non potrebbe diventare una interessante opportunità di lavoro? Penso di sì, almeno per quello che riguarda i giudici arbitri. In una struttura moderna, al passo con i tempi, si potrebbe aiutarli fornendo loro un programma capace di effettuare i sorteggi, e un sito dedicato dove scaricare immediatamente i risultati, in modo che i giocatori riescano a vedere la settimana successiva il resoconto del torneo a cui hanno partecipato. Non credo sia una cosa onerosa e difficile da attuare, anzi farebbe risparmiare tempo e denaro, garantendo la massima trasparenza. Per quello che riguarda i giudici di sedia, sarebbe già un grosso passo avanti rendere la loro presenza obbligatoria durante le finali di un qualsiasi torneo; di più credo sia francamente impossibile fare! Da giocatore, sogno gare a cui basta mandare un email al circolo per confermare l’iscrizione, un sito dove trovare tabelloni ed orari dal primo all’ultimo turno, i miei risultati e quelli dei miei avversari, la classifica aggiornata, pur essendo ormai un povero non classificato. Da maestro, sogno che i miei allievi riescano ad iscriversi ai tornei da soli, senza dover fare telefonate a numeri fantasma, con la possibilità di scaricare da internet tutte le informazioni di cui hanno bisogno. Da giudice arbitro, sogno di non essere trattato come un intralcio, piuttosto un imparziale controllore del buon svolgimento di qualunque torneo o campionato a squadre; sogno di poter lavorare in tranquillità, e guadagnarmi la parcella come qualunque professionista. La prossima settimana le mie idee riguardo le cosiddette accademie.<br />
Andrea Villa<br />
Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, leggerla potrebbe arrecare danni alla salute mentale, meglio stare attenti.</p>
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		<title>Il Bavaglio (10) Il male incurabile: tornei, campionati e classifiche</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 20:48:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il bello dei tornei professionistici è la chiarezza; tutte le informazioni a riguardo sono facilmente reperibili, in modo da soddisfare le molte esigenze dei giocatori, ma anche quelle dei semplici appassionati. Per rilanciare l&#8217;attività del tennis italiano cercherei di copiare questo modello, pur adattandolo alle diverse esigenze dello sportivo dilettante. Internet è senza dubbio il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1656" title="censura1" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/11/censura1-380x209.jpg" alt="censura1" width="380" height="209" />Il bello dei tornei professionistici è la chiarezza; tutte le informazioni a riguardo sono facilmente reperibili, in modo da soddisfare le molte esigenze dei giocatori, ma anche quelle dei semplici appassionati. Per rilanciare l&#8217;attività del tennis italiano cercherei di copiare questo modello, pur adattandolo alle diverse esigenze dello sportivo dilettante. Internet è senza dubbio il mezzo da usare per creare una nuova via, per renderla più fruibile, ma soprattutto accessibile da parte di qualsiasi persona. Non voglio dilungarmi in sterili critiche ai recenti cambiamenti fatti dalla Federazione, che ha trasformato i tornei tradizionali, modificato lo svolgimento dei campionati a squadre e anche la definizione delle classifiche. La mia proposta non vuole essere un attacco, semplicemente una visione diversa, come ho già scritto nei precedenti articoli, con argomento i dirigenti e la scuola maestri. Credo che la compilazione delle classifiche secondo un metodo matematico, visibile ad inizio anno da tutti i giocatori sia stato il maggior servizio dato dalla Federazione ai propri iscritti. Chiunque è ora in grado di fare calcoli, di conoscere come vengono tenuti in considerazione i risultati, fare ricorso sulla base di errori certi: nessuna strana invenzione, finalmente le classifiche vengono fatte correttamente.</p>
<p><span id="more-1655"></span> Invoco invece un ritorno alla passato nella gestione dei tornei, troppo complicate e lunghe le gare &#8220;alla francese&#8221; con interminabili tabelloni di selezione. I tornei devono ispirarsi a quelli dei professionisti, con una data di inizio e di conclusione precisa, numero chiuso di iscritti e soltanto due tabelloni: uno di qualificazione e uno principale. Il calendario dovrà essere pieno di manifestazioni, in modo da poterne trovare sempre una a cui iscriversi, ma con un numero di giocatori prestabilito, mai superiore a 64, in modo da rendere l&#8217;organizzazione efficiente e facile da gestire. In questo modo si eviteranno sovrapposizioni, e tennisti alle prese con doppi o addirittura tripli turni giornalieri, cosa che accade puntualmente da un paio di stagioni. L&#8217;introduzione della cosiddetta quarta categoria, ha aumentato il numero di persone vogliose di gareggiare, è stata una mossa efficace, produttiva, ha dato maggiore possibilità ai nuovi tennisti di confrontarsi; tuttavia spesso sono troppo grandi i tornei a loro dedicati, non sarebbe meglio renderli più snelli e contemporaneamente più frequenti? I campionati a squadre non riscuotono il gradimento di chi vi partecipa; sono stati cancellati i titoli di categoria, e la libera circolazione dei giocatori, al di là della classifica, non è stato un cambiamento positivo. Le gare riservate ai circoli dovranno fare un passo indietro, senza complessi meccanismi di promozione o retrocessione, semplici e diretti: ogni categoria avrà il suo campionato, con il titolo nazionale attribuito alla squadra vincitrice della fase nazionale. Di conseguenza anche i giocatori potranno partecipare soltanto alla gara corrispondente alla propria classifica, a quella superiore, ma non a quella inferiore. Questo per evitare incontri farsa, dove tennisti quasi professionisti, grazie a ingaggi onerosi, si trovano a scontrarsi con persone che si dedicano allo sport soltanto la domenica mattina. Sarà internet a fare la vera rivoluzione, soltanto accennata con i siti dedicati, ma non organizzati in maniera perfetta. I risultati dei tornei e dei campionati, saranno visibili a tutti, un giorno dopo la loro conclusione, in modo da dare un servizio moderno agli appassionati, più vicino possibile a quello dei professionisti, dove lo svolgere degli incontri è facilmente reperibile sul web. Qui si apre un nuovo capitolo, quello degli arbitri e dei giudici arbitri: la prossima settimana le mie idee in proposito.</p>
<p>Andrea Villa</p>
<p>Questa rubrica si chiama &#8220;Il Bavaglio&#8221;, a volte può essere pungente e irriguardosa: non leggetela!</p>
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		<title>Il Bavaglio (9) Il male incurabile: scuola maestri e maestri</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/10/30/il-bavaglio-9-scuola-maestri-e-maestri/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Oct 2009 21:27:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Insegnare a insegnare. A questo dovrebbe servire la scuola maestri. Un argomento delicato, pieno di contraddizioni, cambiamenti e differenti vedute: i risultati invece sono sotto l’occhio di tutti. Chi conosce un po’ da vicino il mondo del tennis, è consapevole della necessità di una riforma del corpo insegnanti, da troppo tempo lasciati al loro destino, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1614" title="censura4" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/10/censura4-380x209.jpg" alt="censura4" width="380" height="209" />Insegnare a insegnare. A questo dovrebbe servire la scuola maestri. Un argomento delicato, pieno di contraddizioni, cambiamenti e differenti vedute: i risultati invece sono sotto l’occhio di tutti. Chi conosce un po’ da vicino il mondo del tennis, è consapevole della necessità di una riforma del corpo insegnanti, da troppo tempo lasciati al loro destino, tra abusivismo e tentativi di celebrità. Non voglio dilungarmi troppo sulla situazione attuale, nemmeno criticare le persone che hanno operato fin d’ora, desidero solo fare una proposta, una nuova visione capace di smuovere le acque stagnanti in cui si trovano i maestri da un po’ di tempo. Saranno due i corsi a cui potranno partecipare gli aspiranti insegnanti; uno dedicato a chi dovrà insegnare nelle cosiddette SAT, un altro riservato a coloro che vorranno cimentarsi esclusivamente con il settore agonistico. In questo modo subito verrà dato un preciso indirizzo, che avrà poi corrispondenza nel mondo del lavoro. La selezione non sarà più fatta secondo la classifica dei candidati, perché tutti dovranno sostenere una prova di gioco, ed un colloquio personale, per poter essere ammessi al corso a cui tenteranno di accedere. Le lezioni saranno per la maggior parte pratiche, affinché si impari veramente ad insegnare, e non si ricevano solamente fredde nozioni difficilmente applicabili sul campo. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-1613"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Verrà emesso un bando di concorso nazionale solo quando il mercato richiederà la presenza di altri maestri sul territorio, in modo da non produrre disoccupazione. Sarà necessario il diploma di scuola media superiore, senza alcuna eccezione, nemmeno per chi ha rinunciato agli studi per la carriera professionistica. Non verranno concesse targhe ad honorem per aver giocato in Coppa Davis o in Federation Cup, tutti dovranno frequentare e superare gli esami della scuola. Dovrà esserci il riconoscimento giuridico della categoria, con un albo che certifichi la professionalità degli insegnanti; in questo modo l’abusivismo non avrà più senso di esistere. Naturalmente sarà la Federazione ha organizzare i corsi, a selezionare i candidati, a predisporre gli esami; dovrà anche controllare l’operato dei maestri, cercare di inserirli nel mondo del lavoro, preparare eventuali periodi di aggiornamento, essere un punto vero di riferimento per la categoria. Tuttavia non dovrà avere il monopolio della formazione degli istruttori, altri enti potranno farlo, ma attendendosi alle richieste del mercato, e soprattutto proponendo corsi della medesima durata e validità. In questo modo si potrà scegliere dove effettuare la propria formazione, per poi essere inseriti nello stesso albo, seppur usciti da scuole diverse. Ai maestri non sarà più consentito partecipare ai tornei di qualunque categoria, nemmeno a quelli a squadre, potranno accedere solo alla competizioni riservate agli insegnanti. Un cambio di rotta necessario per tentare di creare maestri meglio preparati, più uniti e magari anche maggiormente motivati; piccole ma altrettanto semplici idee, attuabili in breve tempo. Se le regole ci sono possono essere rispettate, ed eventualmente modificate; se invece vengono regolarmente disattese allora non hanno motivo di esistere. Venerdì prossimo l’articolo sulle classifiche, i tornei ed i campionati a squadre.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, è pungente e irriguardosa, meglio non leggerla.</span></span></p>
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		<title>Il Bavaglio (8) Il male incurabile: i dirigenti</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/10/23/il-bavaglio-8-il-male-incurabile-i-dirigenti/</link>
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		<pubDate>Thu, 22 Oct 2009 22:08:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Come annunciato venerdì scorso ecco il primo di una serie di articoli in cui suggerirò quali sono secondo me i cambiamenti da portare al tennis italiano, per effettuare una vera svolta in positivo. La situazione in cui si trova la conoscono tutti; è inutile sottolineare ancora una volta gli insuccessi, le difficoltà, le delusioni, piuttosto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1729" title="censura5" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/10/censura5-380x209.jpg" alt="censura5" width="380" height="209" />Come annunciato venerdì scorso ecco il primo di una serie di articoli in cui suggerirò quali sono secondo me i cambiamenti da portare al tennis italiano, per effettuare una vera svolta in positivo. La situazione in cui si trova la conoscono tutti; è inutile sottolineare ancora una volta gli insuccessi, le difficoltà, le delusioni, piuttosto è arrivato il momento di proporre alcune soluzioni che finalmente riescano a smuoverlo dallo stallo in cui si trova da più di trenta anni. Le polemiche devono essere messe da parte, bisogna trovare nuove idee e persone in grado di applicarle, mai coinvolte prima d’ora, vergini da un sistema che da troppo tempo ha incancrenito qualunque meccanismo del tennis nostrano. Per fare la rivoluzione, perché di questo si tratta, si deve partire dalla dirigenza, da chi ha il compito di “governare”, di far funzionare ogni cosa. Non voglio ricordare come si è fatto nel passato, quali siano stati i metodi di scelta, gli intrecci che hanno mantenuto certe persone ben salde sulle loro poltrone, non mi interessa. Il vento che desidero far soffiare, arriva per spazzare via ogni ombra del passato, non lasciare nulla, semplicemente cancellare.</p>
<p><span id="more-1591"></span>Ecco che cosa propongo: gli organi federali dovranno restare in carica soltanto per quattro anni, con l’impossibilità di essere nuovamente eletti; avranno un’età minima di 25 anni e massima di 50, con un solo membro nel consiglio con più di 70 anni, questo per garantire la giusta dose di esperienza, indispensabile anche in un collegio molto giovane. Nessuna di queste persone potrà aver avuto il medesimo incarico in altre federazioni sportive, per evitare possibili conflitti di interesse. Durante il loro mandato riceveranno un regolare stipendio, e svolgeranno questa attività in quanto primaria, e non come eventuale secondo lavoro. Nessun premio o bonus sarà concesso alla fine dei quattro anni, semplicemente lasceranno l’incarico, senza poter ricoprire altri ruoli in qualunque altra federazione. I membri del consiglio federale si candideranno singolarmente, e non in gruppi legati a correnti di pensiero, e dovranno dichiarare in anticipo per quale mansione si propongono. Non verranno più eletti dai presidenti dei circoli, o attraverso deleghe, ma da tutti coloro in possesso della tessera atleta per l’anno in corso. Per evitare il proliferare sotto elezioni di questo tipo di tesseramento, avranno diritto di voto i giocatori con un minimo di 10 incontri disputati nei sei mesi precedenti le votazioni: naturalmente sarà d’obbligo la maggiore età. La Federazione risulterà soltanto un organo di soluzioni e controllo, che non chiederà più ai circoli oboli e continue elargizioni a suo favore; si metterà finalmente al loro servizio, attraverso il lavoro di poche persone, preparate, competenti e slegate da vincoli politici. I tesseramenti saranno effettuati e gestiti dai circoli in maniera autonoma, e riguarderanno soltanto i soci che faranno richiesta in proposito; anche le quote dei tornei rimarranno nelle casse dei club, che verseranno alla federazione soltanto la tassa sull’affiliazione, quella sull’organizzazione di un torneo, e al momento di iscrivere una qualsiasi squadra ad un campionato. In questo modo i soldi risparmiati potranno essere gestiti dai circoli liberamente, con il primario obiettivo di investirli nelle strutture, ma soprattutto sui giovani più promettenti, aiutandoli dal punto di vista economico e non solo tecnico. Sarà compito del consiglio federale vigilare sul corretto utilizzo delle risorse, senza influenzare le scelte in alcun modo, piuttosto verificando procedure e risultati, istaurando relazioni di pura collaborazione e non di subordinazione. La Federazione dovrà essere in grado di trovare le risorse necessarie per operare sul territorio, non dissanguando i propri iscritti, ma attraverso un gestione moderna e realmente efficace; con un bilancio pulito e visibile da chiunque, sfruttando gli introiti garantiti da sponsor e partner, e quelli derivati dall’organizzazione di grandi eventi. Nel momento in cui dovessero venire alla luce favoritismi, intrecci non chiari, tangenti, o situazioni simili, i consiglieri coinvolti verranno subito allontanati, e costretti a restituire i compensi fino a quel momento percepiti. La nuova dirigenza avrà l’ingrato compito di eliminare apparati vecchi di decenni, idee e preconcetti vetusti, ambigui accordi politici; ripartirà da meritocrazia, regole e trasparenza, offrendo a tutti la possibilità di controllare il suo operato, in un vero rapporto di fiducia e rispetto reciproco: ora soltanto mera utopia.</p>
<p>Andrea Villa</p>
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		<title>Il Bavaglio (7) Il male incurabile</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Oct 2009 20:01:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Per curare qualsiasi malattia è necessaria una cura, una specifica medicina che intervenga a bloccare l’infezione, e renderla innocua. I sintomi sono il campanello d’allarme del malessere, vanno ascoltati, capiti per scegliere il giusto rimedio, che porti alla guarigione. Cosa accade quando sembra non esserci un farmaco adatto, quando ogni antidoto risulta inefficace, incapace di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1569" title="censura2" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/10/censura2-380x209.jpg" alt="censura2" width="380" height="209" />Per curare qualsiasi malattia è necessaria una cura, una specifica medicina che intervenga a bloccare l’infezione, e renderla innocua. I sintomi sono il campanello d’allarme del malessere, vanno ascoltati, capiti per scegliere il giusto rimedio, che porti alla guarigione. Cosa accade quando sembra non esserci un farmaco adatto, quando ogni antidoto risulta inefficace, incapace di risolvere il problema: il morbo diventa cronico, fino a portare addirittura alla morte. Il tennis italiano è malato da molti anni, lo dicono i giornalisti, i maestri, i dirigenti e talvolta persino i giocatori; tutti sono d’accordo, i risultati parlano chiaro. Ogni tanto qualche miglioramento riporta un po’ di speranza, ma è solo un timido sussulto, dopo poco tempo la normalità torna, insieme ai guai che si porta dietro. Non sono un medico, non prescrivo medicine, ma occupandomi di tennis da molti anni, spesso ragiono sui motivi di questa situazione, cercando di essere propositivo, immaginando di dover trovare finalmente una nuova via, che spazzi i problemi ormai ben conosciuti dagli appassionati. Molte sono le cose che vorrei cambiare, con un colpo netto, facendo tabula rasa di tanti meccanismi, corrosi dal tempo e dalle convenienze. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-1568"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Tuttavia è difficile persino fare una lista, dare una priorità ad alcuni aspetti piuttosto che da altri, perché quando le cose vanno male, pur rimboccandosi le maniche non è semplice trovare un punto di partenza. Forse bisognerebbe ricominciare il percorso dalla banalità, dall’ovvio, da ciò che dovrebbe essere scontato; regole, criteri e meritocrazia occupano i primi tre posti, sono in cima al tentativo di modificare in positivo l’ambiente, senza sconti, concessioni, o peggio eccezioni. Nessuno deve sentirsi sopra le parti, fuori dai regolamenti, far valere amicizie e agganci di ogni tipo, politici e non: tutto questo non ha più ragione di accadere, è ora di darci un taglio. Dal primo dirigente all’ultimo giocatore della domenica, dal genitore molto coinvolto all’allievo meno appassionato, dal maestro di periferia al coach internazionale: il nuovo corso ha bisogno di chiarezza e trasparenza, che ogni figura ha l’obbligo di perseguire. Soltanto così chiunque decida di avvicinarsi al tennis sarà in grado di trovare un ambiente sereno e responsabile, disponibile e attraente, svincolato da poco chiari interessi, giochi di potere, e lotte intestine. A parole sembra facile, tuttavia oggi sono troppe le note dolenti, i veleni, le incomprensioni, che hanno portato al fallimento totale del tennis italiano almeno negli ultimi trenta anni. Dirigenza, scuola maestri, insegnanti, circoli, tornei, ufficiali di gara, giocatori professionisti e dilettanti, scuole tennis e accademie, ognuno di questi settori necessita di una sostanziale riforma, di una vera rivoluzione che ci proietti nel futuro, facendoci recuperare il tempo perso rispetto alle nazioni estere. Rovesciare un sistema non rende immuni dagli errori, dalle spicce soluzioni e gli immediati entusiasmi, le trasformazioni richiedono energie e competenze, idee e talento, restando fedeli alle proprie credenze, nel bene e nel male. Una leggera brezza non è capace di mandar via le nuvole, soltanto di spostarle un po’, di allontanarle momentaneamente, nell’attesa che tornino al loro posto. Meglio spazzare via tutto con una tempesta, a costo di annientare anche quel poco di buono che andrebbe invece tenuto. Il tennis italiano è vecchio e fermo, naviga a vista, senza una direzione visibile; occorrono nuovi condottieri in grado di condurlo fuori dalle correnti che gli hanno impedito di arrivare dove altri sono giunti da troppo tempo. Venerdì prossimo comincerò ad esporre le mie soluzioni su puramentecasuale.com. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio” è pungente e irriguardosa, meglio non leggerla!</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Bavaglio (6) Tutti professori, nessun maestro</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2009 20:33:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Poco dopo aver iniziato la carriera di maestro di tennis, ho cominciato a chiedermi se fosse più difficile insegnare ai bambini, oppure ai ragazzi che svolgono attività agonistica. Mi sembrava una domanda legittima, soprattutto in un ambiente con allievi di molti livelli diversi, una organizzazione ben strutturata, e tante persone dedite all’insegnamento. Quello che cercavo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1545" title="censura1" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/10/censura1-380x209.jpg" alt="censura1" width="380" height="209" />Poco dopo aver iniziato la carriera di maestro di tennis, ho cominciato a chiedermi se fosse più difficile insegnare ai bambini, oppure ai ragazzi che svolgono attività agonistica. Mi sembrava una domanda legittima, soprattutto in un ambiente con allievi di molti livelli diversi, una organizzazione ben strutturata, e tante persone dedite all’insegnamento. Quello che cercavo di capire, era il perché ci fosse tra le due figure, una diversa retribuzione, una differente considerazione, e un maggiore riscontro nel lavoro svolto. Quando ho avuto, per un anno soltanto, l’opportunità di allenare i ragazzi del settore agonistico, ho trovato subito le risposte che stavo cercando. Le difficoltà sono le medesime, non c’è un incarico più facile, meno faticoso e più soddisfacente; entrambi sono importanti, con conoscenze specifiche che devo essere applicate con grande attenzione. Istruire bambini alle prime armi, è complicato come tentare di rendere competitivi adolescenti desiderosi di emergere nel tennis. Eppure diventano famosi soltanto i coach dei grandi campioni, del giocatore finito, mai le persone che gli hanno fatti crescere e seguiti fin da piccoli.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-1544"></span> </span></span><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Molte volte ho sentito qualcuno ricordare il primo maestro, senza sapere che forse è l’unico da cui hanno imparato qualcosa: chi è venuto dopo ha dovuto solamente usare la lima, non certo lo scalpello per modellare il talento! In televisione non vedo mai insegnanti delle scuole elementari partecipare a dibattiti, ci sono sempre i grandi professori universitari, a dispensare saggezza e conoscenze tecniche. Senza dubbio hanno più visibilità, maggiori possibilità di apparire e quindi di dare valore al proprio lavoro; tuttavia la catena dell’apprendimento parte quando gli allievi sono ancora bambini, un momento decisivo, da maneggiare con estrema cura. Non amo il settore agonistico, fino a quando potrò scegliere preferirò non occuparmene, e restare nella scuola, dove ho sempre trovato grandi soddisfazioni. Vorrei che chi si occupa di mettere in mano una racchetta ad un bambino per la prima volta, sentisse intorno a sé la giusta considerazione, e non si incensasse solo chi è vicino al talento ormai sbocciato. Quindi dovrebbe esserci parità di retribuzione, ed una collaborazione fattiva, senza invidie, ma confrontando i vari momenti di crescita dei ragazzi, senza dimenticare che sono loro gli artefici di tutto. L’uso dello scalpello è importante quanto quello della lima, far prendere una palla è motivo di gioia quanto vincere un torneo! Se tutti coloro che insegnano sognano di diventare professori, nessuno sarà più in grado di fare il maestro; prima si impara a leggere e scrivere, per i grandi progetti ci sarà tempo!</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, è polemica e spinosa, si può anche non leggere!</span></span></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il Bavaglio (5) Caduto dal cielo</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 10:44:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Piombato dal cielo, il campione che tanto stiamo aspettando arriverà da lassù: lo manderà il Padre Eterno. Cadrà dall’alto quando meno lo aspetteremo, all’improvviso, a sorpresa. È una convinzione radicata in molti, un pensiero che comincia a farsi sempre più insistente, anche tra gli addetti ai lavori. I maggiori circoli di tennis si stanno già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1521" title="censura" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/10/censura-380x209.jpg" alt="censura" width="380" height="209" />Piombato dal cielo, il campione che tanto stiamo aspettando arriverà da lassù: lo manderà il Padre Eterno. Cadrà dall’alto quando meno lo aspetteremo, all’improvviso, a sorpresa. È una convinzione radicata in molti, un pensiero che comincia a farsi sempre più insistente, anche tra gli addetti ai lavori. I maggiori circoli di tennis si stanno già attrezzando, molte sono le reti piazzate, pronte ad accogliere il fenomeno, il genio della racchetta che ci cadrà in testa; parecchi sono gli sguardi puntati verso l’alto, nella speranza che precipiti fra le proprie braccia e non quelle altrui, per vantarsi in futuro di essere stati capaci di accoglierlo e crescerlo. Il bambino d’oro verrà riconosciuto subito, basterà tiragli qualche palla per capire che si tratta del campione tanto atteso; naturalmente non verrà protetto, o nascosto, anzi esibito come un trofeo, una divinità dai poteri magici. Le sue innate capacità dovranno guarire il tennis italiano e la malattia che lo affligge da anni, far dimenticare delusioni, sconfitte e incomprensioni, creando un nuovo interesse. Il popolo lo acclamerà, lo seguirà, lo inciterà, pronunciando in continuazione la stessa parola: finalmente. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-1520"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Non saranno necessari allenamenti, il sudore della fronte, fatiche ed impegno, il suo talento basterà per farlo salire fino in alto, da dove proviene. Infatti dovrà sedere sul trono del numero uno, riscrivere la storia, battere primati, essere unico e non uguale a qualcuno prima di lui. Spazzerà così il ricordo di un tennis triste e perdente, la gente farà la fila per vederlo giocare, per avere un autografo, una fotografia in sua compagnia. Avrà successo, nello sport e nella vita di tutti i giorni, sarà accostato a grandi campioni del passato, e gli verranno attribuite continue conquiste femminili; la televisione lo inviterà tra un torneo e l’altro, i giornalisti saranno servi, tra un complimento e l’altro: in fondo è caduto dal cielo. A fine carriera magari entrerà in politica, e tutto gli sarà concesso, il passato parlerà al suo posto: ad un fenomeno si perdona tutto. Forse non avrà nemmeno bisogno di un coach, forse si affiderà ad un amico, ad una donna, ad un manager, alla sua famiglia; tutti saranno invidiosi e cercheranno di stargli accanto, per poter dire di averlo in qualche modo aiutato. Le reti sono state piazzate, c’è tanta attesa, anche se i giorni passano e sembra che sia tremendamente in ritardo. Qualcuno dice che abbia sbagliato nazione, caduto dove non doveva, nelle braccia tese di chi non lo stava aspettando in maniera così ardente. Qualcuno dice che sia stato meglio così, sebbene continui a sperare, e mantenga gli occhi fissi verso il cielo: pur sapendo che vorrà ancora molto tempo.</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questa rubrica si chiama “Il Bavaglio”, è polemica e irriverente, siete liberi di non leggerla!</span></span></p>
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		<title>Il Bavaglio (4) Disuniti e scontenti</title>
		<link>http://puramentecasuale.com/2009/09/25/il-bavaglio-4-disuniti-e-scontenti/</link>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2009 20:34:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea</dc:creator>
				<category><![CDATA[Il Bavaglio]]></category>

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		<description><![CDATA[Disuniti e scontenti. Non è il titolo di un film, di una canzone, nemmeno di un libro. È la migliore espressione che possa definire la categoria dei maestri di tennis. Non soltanto dal punto di vista puramente contrattuale, ma anche da quello concettuale; troppe le differenze, le diverse visioni, gli opposti approcci, le fortune ad [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1499" title="censura3" src="http://www.puramentecasuale.com/sito/wp-content/uploads/2009/09/censura3-380x209.jpg" alt="censura3" width="380" height="209" />Disuniti e scontenti. Non è il titolo di un film, di una canzone, nemmeno di un libro. È la migliore espressione che possa definire la categoria dei maestri di tennis. Non soltanto dal punto di vista puramente contrattuale, ma anche da quello concettuale; troppe le differenze, le diverse visioni, gli opposti approcci, le fortune ad alcuni concesse ad altri sempre negate. A comandare sono coloro che hanno avuto una classifica importante prima di diventare insegnanti; questo aspetto è primario, il resto viene di conseguenza, persino la capacità di allenare. Ecco allora che chi non ha avuto un passato rilevante da giocatore, subito viene considerato meno, e di fatto giudicato non adatto a ruoli di prestigio, uno su tutti quello di responsabile del settore agonistico. Persino nel bando di concorso per diventare tecnico nazionale, a parità di requisiti, viene scelto il candidato con la classifica migliore, e non il maestro con più esperienza e risultati nell’insegnamento. Rabbrividisco a pensarci, e forse questa è una delle ragioni per cui in Italia scarseggiano i tennisti di livello mondiale. </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"><span id="more-1498"></span></span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Non voglio colpevolizzare chi ha dedicato tanto tempo alla propria carriera agonistica, tuttavia sono convinto che giocare e insegnare siano due cose molto diverse. In un lavoro in cui non c’è riconoscimento giuridico dell’albo professionale, e in cui ogni maestro tira l’acqua al suo mulino, mi viene da ridere pensare che solo se si muove bene la racchetta si viene rispettati a dovere. Purtroppo non è questo l’unico problema che attanaglia la categoria. Infatti quasi nessuno è in grado di sopravvivere lavorando esclusivamente nelle scuole tennis, di solito organizzate il pomeriggio. Sono le lezioni private ad essere la vera fonte di guadagno, la miniera da cui tirar fuori l’autentico introito. Pochissimi fortunati hanno uno stipendio importante elargito dal circolo, la maggior parte dei maestri invece è costretta a costruirsi un pacchetto di clienti, in modo da poter sopravvivere anche quando i corsi sono conclusi. Naturalmente i privilegiati non cercano di aiutare la categoria, piuttosto si coalizzano tra loro, per mantenere il controllo sul consistente reddito di cui possono vantarsi. Forse accade in tutte le professioni, ma la possibilità di far carriera nell’insegnamento del tennis sono praticamente nulle. A niente serve aggiornarsi, partecipare a meeting, fare esperienze diverse, conoscere le lingue e l’uso del pc: l’importante è giocare bene! Così aumenta lo scontento tra chi crede nella professionalità a 360°, tra chi cerca nuove strade, sceglie di sapere ancora di più, di scoprire. Disuniti e scontenti lo saremo sempre, io cerco qualcuno che come me creda in qualcosa; qualcosa che non sia un effimera capacità di gioco, ma valori umani ormai in via d’estinzione. Chiedo troppo?</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;"> </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Andrea Villa</span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: Arial;"><span style="font-size: small;">Questa rubrica si chiama Il Bavaglio, è un pò polemica: non leggetela!</span></span></p>
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